Oltre (2a parte)

Anche gli spiriti soffrono e non poche pene quando abbandonano il corpo fisico perchè rimangono ancora in parte legati a quello che è rimasto nella materialità. In questo caso lo spirito percepisce la sofferenza della decomposizione del cadavere per tutta la durata del processo e può allontanarsi da esso solo per pochissimi metri perchè la “catena d’argento” che lo lega al corpo fisico si spezza solo alla fine della disincarnazione. Nell’uomo distaccato dalle cose terrene, invece il legame è molto debole (così anche nel caso di una malattia debilitante che predispone mentalmente al passaggio) ed è completamente indolore, dopo alcune ore lo spirito si risveglia dolcemente nell’altra dimensione, circondato da parenti, amici e spiriti amichevoli o comunque da entità positive. Abbiamo parlato nella prima parte di uno stato di “sonno incosciente” nel quale lo spirito cade prima di disincarnarsi. Durante questo sonno lo spirito rivede in sogno, con più o meno lucidità a seconda della sua evoluzione, tutte le esperienze passate, anche quelle meno importanti, per un riepilogo introspettivo (sintesi mentale o ipermnesia); per l’ateo, che non crede nell’aldilà, invece l’incoscienza è quasi totale, senza revisione introspettiva, ma solo con incubi o al massimo senza sogni. Durante la disincarnazione il doppio eterico, nel quale è contenuta l’energia vitale, si va staccando dal corpo fisico, attraverso i 7 centri eterici (o chakra). Questa energia in parte va disgregandosi, in parte viene assorbita dal corpo astrale in fase di riorganizzazione. Le brave persone sono subito accolte da spiriti (entità di luce, alieni…) amorevoli ed esperti che facilitano il processo di disincarnazione, rendendolo indolore e tagliando infine il “cordone d’argento”, un legame eterico che collega cervello astrale e cervello fisico e che può essere spezzato solo alla fine della disincarnazione. Quando la morte è violenta e prematura (suicidi, incidenti, omicidi, ecc.), ossia quando la vita è troncata di colpo, prima del momento prestabilito dal programma karmico, il corpo eterico è ancora pieno di carica vitale e impedisce allo spirito di andare nell’altra dimensione (piano astrale) per cui lo spirito rimane bloccato nel mondo fisico, finché l’energia vitale non si esaurisce, diventando quindi uno spirito errante. In questi casi il trapassato, per un tempo più o meno lungo, non si rende conto di essere morto (anche per via dell’intontimento che perdura per tutto il periodo della disincarnazione) e poiché rimane nel piano fisico, vaga tra gli incarnati nell’illusione di essere ancora vivo. Inoltre, essendo la disincarnazione ancora in corso ed essendo lo spirito connesso tramite il cordone d’argento al suo corpo in putrefazione, la sofferenza è grande. In buona sostanza i cosiddetti “fantasmi” sono proprio questi spiriti che non hanno ancora ultimato il processo di disincarnazione e vagano ancora sulla terra a volte manifestandosi con forme di energia piu’ o meno forti. La prepaazione è lunga e dolorosa nel’atto della separazione corpo fisico-corpo astrale e lo spirito ne soffre tantissimo fino alla totale liberazione.

Dopo la vita

Abbiamo voluto intitolare questo articolo:”L’oltre vita” perchè riteniamo che la morte dopo la vita non è solo materiale scientifico ma è anche una vera e propria realtà spirituale che emerge attraverso le testimonianze di coloro che hanno provato questa “sensazione” di essere catapultati fuori  dal proprio corpo. Nell’epoca contemporanea, intrisa di scientismo e materialismo, la maggior parte degli scienziati ritiene che il concetto di vita ultraterrena o è una sciocchezza, oppure, se realmente esistesse, è completamente indimostrabile. La morte fa paura. Perchè? Cosa temiamo della morte e del passaggio immediato tra il mondo terreno e l’altra dimensione? La risposta, anche se non precisa nei suoi particolari è racchiusa nell oblio che sospinge la nostra coscienza, o anima, a temere quello che poi succederà. L uomo in quanto essere umano vuole vivere e sente se stesso come un essere creato per vivere e il rischio che corre nell’essere consegnato al non-essere, è fonte di una profonda angoscia esistenziale.Se da una parte le religioni, sapienze antiche, prospettano la certa continuazione della vita nell’aldilà, fornendo una straordinaria mitigazione della paura della morte e un sostanziale significato alla vita del credente, la società contemporanea tende ad esorcizzare la paura della morte o cancellandola dall’esperienza quotidiana, evitando di parlarne o di pensarvi. La scienza prova a dare spiegazioni ma le teorie sono sempre inferiori alle pratiche da mettere a conoscenza, solamente chi ha provato a percorrere un viaggio extracorporeo una volta ritornato ha portato la testimonianza che nell’oltre vita esiste qualcosa di concreto. Chi affronta questi viaggi oltre lo spazio–tempo scopre che la morte non esiste e, non essendo affatto un’esperienza traumatica ma solo un passaggio di dimensioni, non ne ha più paura. Ed ecco che la vita, per chi accoglie la morte senza paura e con essa la certezza della sopravvivenza, assume un altro colore, diventa un cammino più facile e gioioso, dove non esiste più nessun problema che non possa essere risolto, nessun timore che non possa essere fugato, nessun dolore che non possa essere placato. Il mistero è racchiuso nell’oltre vita ma nonostante tutto le risposte giungono improvvise e inaspettate, quando ci si cala dentro di sé, nel profondo, durante una meditazione o un esercizio di respirazione. In quel frangente il mistero della vita e dell’oltre vita si mettono alla pari perchè vita e morte non sono esperienze separate, ma fanno parte di un ciclo che si ripete all’ infinito finché non usciamo dalla catena delle esistenze per conquistare finalmente la vita dello spirito, che tuttavia non è raggiungile solo nell’altra dimensione, ma anche qui ed ora da coloro che hanno appreso ad ascoltare la sua voce.