Un sabato italiano

Da questa mattina ho un motivetto che ronza nella mia testa quello di Sergio Caputo del 1983 “Un sabato qualunque…un sabato italiano”. Per far smettere Caputo di ronzarmi tutto il giorno nel mio emisfero sinistro, ho deciso di guardare un pò in giro nel nostro italico stivale cosa sta accadendo quest’oggi anche se “aria fritta” è il termine piu’ corretto per descrivere gli avvenimenti di questi ultimi tempi, tempi durissimi. Innanzitutto il Ponte Morandi di Genova di cui tanto se n’è parlato e di cui poco o niente se ne sta parlando. Rimane il ricordo per sempre di coloro che involontariamente si sono immolati per una mancanza di responsabilità da parte delle autorità competenti. La burocrazia “killer” italiana come sempre rallenta le procedure per l’abbattimento e per la ricostruzione del nuovo ponte ma basterebbe un pizzico di buon senso e tutto potrebbe procedere serenamente. Il buon senso però non abita in Italia. Giro pagina e trovo in primo piano la furibonda lite tra Ilary Blasi e Fabrizio Corona al grande Fratello VIP. Teoria della cospirazione e complottismo? Evviva! Palese che questi due personaggi davanti a telecamere, produttore, share e indici di gradimento hanno recitato come da copione inscenando la tipica commedia all’italiana dove tutto finisce a tarallucci e vino. Come non parlare della “never ending story” sul trio più in auge del momento: Salvini-Di Maio-Conte che tra qualche tempo li vedremo coabitare insieme sotto lo stesso tetto. D’accordo un governo forte ma non cosi dissociato dalla realtà. A proposito di Di Maio è d’uopo consentirmi di citare una sua frase: “In quattro mesi abbiamo realizzato metà del programma” Domanda: tra quattro mesi che farete?
A Roma cortei di manifestanti e presidi della destra per rendere giustizia a Desiree Mariottini, ragazza di 14 anni drogata e violentata fino alla morte da un gruppo di senegalesi. Purtroppo viviamo in un Paese dove impera una frase “la legge è uguale per tutti” mi concedete una licenza poetica? “La legge, forse è uguale per tutti“.  La disquisizione sul tema la lascio a voi miei cari amici vicini e lontani; io credo che per questo sabato italiano è davvero tutto e forse anche troppo. Ma in alto i cuori perchè… “il peggio sembra essere passato…”

 

 

Il politichese imbruttito

Il politichese è un neologismo che indica il linguaggio utilizzato da personaggi politici affinchè il cittadino beone e beota possa sorridere udendo queste frasi ma che in realtà sotto dei sotto codici criptati creati per nascondere dei termini che se pronunciati correttamente potrebbero anche far insorgere domande interessanti. Domande che fomenterebbero ancora più caos di quanto già ne abbiamo.
Con l’attuale governo Conti-Di Maio-Salvini, il linguaggio politichese ha subito una curvatura assumendo una piega quasi del tutto anglosassone come terminologia. Si è passati da termini come: convergenze parallele, compromesso storico, alternativa di governo, demagogia a termini come: blackcain, gender, foreign fighter, democrazia liquida, jobs act,  patto del Nazareno, primarie, quote rosa, reddito di cittadinanza. Insomma un excursus di termini che al cittadino italiano pressato da debiti, tasse, disoccupazione, inoccupazione e varie ed eventuali, si ritrova a cercare di carpirne almeno il minimo del significato intriso in questi vocaboli ma spesso davanti ad una tribuna elettorale piuttosto che alle primarie oppure con un dibattito politico mediatico (che nella maggior parte dei casi sfocia in terribili scenate melodrammatiche) si opta per cambiare canale. Probabilmente il politichese imbruttito ha contaminato tutta la politica italiana che tutto avrebbe bisogno fuorchè di essere contaminata ma al peggio non c’è mai fine. La piramide schiaccia sempre più in basso il popolo usando gerghi che sono placebo e quindi facilmente orecchiabili ma incomprensibili tralasciando appositamente la linea di condotta da seguire. Tutti lo sanno, tutti lo dicono, tutti propongono soluzioni e formule mirabolanti, ma nessuno agisce di conseguenza anzi nessuno dice nulla e parla solamente con un politichese imbruttito.

Specchio riflettente

Mancano pochi giorni al 4 marzo e tutti noi italiani siamo chiamati alle urne per votare coloro che riteniamo potrebbero essere i nuovi politici per il governo che verrà. Tutti dovremmo andare con la giusta convinzione e la preponderante determinazione di fare del bene per migliorare il sistema politico italiano o quanto meno rivoluzionare una volta per tutte questo Paese che non naviga in buone acque. Nel XX secolo  grazie alla psicologia del profondo abbiamo compreso (non tutti ancora ci arrivano, e non tutti ci devono arrivare per forza, e va bene anche così) che la politica intesa in senso molto stretto, per intenderci quella politica che vediamo così maleodorante quotidianamente nei giornali, in tv, dalle bocche dei passanti, a lavoro, ovunque…ecco, questa politica è già essa stessa lo specchio della coscienza e incoscienza media della collettività. Psicologicamente la politica è già l’effetto di una predisposizione psicologica ne è la conseguenza ed anche il sintomo. La politica condiziona la vita sociale di ogni individuo ed è fatta di dogmi, come la religione e quindi ci illude, ci compra, ci vende e ci getta via. Per cambiare il sistema politico bisogna cambiare il nostro modo di pensare e quindi di agire. «L’unica rivoluzione possibile è quella interiore.» (J.Krishnamurti). Le rivoluzioni per un cambiamento devono partire prima dal nostro modo di raffrontarci con la vita quotidiana, partendo da un cammino psicologico e spirituale fino ad arrivare all’atto concreto, al vero cambiamento. Per ogni cambiamento avvenuto nel mondo la storia e la psicologia ci hanno sempre insegnato che vi fu necessario dapprima un terreno fertile, in termini psicologici sono necessarie delle premesse psicologiche, sia consce che inconsce, archetipiche.Se ognuno di noi non è in grado di elevarsi o comunque tentare di risvegliarsi dal torpore del qualunquismo, non potremmo mai porre le basi per progettare un cambiamento; la coscienza di ogni singolo individuo al servizio del Paese è questo lo slogan “psico-politico” che andrebbe affisso sui  muri delle nostre città alla vigilia delle elezioni.