La libera muratoria

Le origini della massoneria risalgono alle corporazioni medioevali di costruttori e artigiani. Il termine “massone” fece la sua comparsa nel XIV secolo per indicare coloro che facevano parte della locale “loggia” dei muratori. Fu solo nel corso del ‘700 che avvenne la trasformazione da gilda artigiana a potente organizzazione sociale. Il termine freemasons (letteralmente liberi muratori, poi tradotto in italiano “frammassoni” o “massoni“) compare già nel 1375 nei documenti della città di Londra per designare i muratori, cui era concesso circolare per il paese in un’epoca in cui il feudalesimo legava indissolubilmente alla terra la maggior parte dei lavoratori. A differenza di altri artigiani del tempo, per esempio i fabbri o i conciatori, i muratori si riunivano in gruppi numerosi per lavorare a progetti imponenti e grandiosi, spostandosi da un castello o da una cattedrale appena terminati al cantiere successivo. Per proteggersi, istruirsi e addestrarsi reciprocamente, si riunivano in una “loggia” locale, cioè nell’edificio in prossimità del cantiere in cui mangiavano e dormivano, e successivamente il termine loggia passò a indicare il gruppo di muratori insediati in una certa località. In breve, i muratori svolgevano un’attività esclusiva e affascinante ed avevano a cuore il loro speciale prestigio, che difendevano tenacemente custodendo gelosamente i segreti e i principi della loro arte in un’epoca che ignorava brevetti e diritti d’autore. Per salvaguardare l’integrità della loro condizione era opportuno che chi affermava di conoscere l’arte edilizia fosse effettivamente ben addestrato; preoccupazione legittima, poiché i muratori itineranti medioevali si trovavano spesso a contatto con estranei, alcuni dei quali si dichiaravano del mestiere allo scopo di carpirne i segreti. Per smascherare questi impostori, i muratori inventarono quindi un sistema sempre più articolato di parole e frasi in codice, segni di riconoscimento e speciali strette di mano; ai nuovi arrivati ponevano certe domande in un particolare modo, e solo chi rispondeva correttamente era qualificato per lavorare. Nel Seicento, con l’aumentare del numero e del prestigio dei muratori, alcune logge cominciarono ad accettare membri onorari che non appartenevano al mestiere. Nel 1619 la compagnia dei muratori di Londra fondò a questo scopo un’organizzazione parallela, che accoglieva come “muratori accettati” persone estranee alla compagnia ma disposte a pagare il doppio della tassa di iscrizione. Quasi un secolo dopo, nel 1717, quattro logge di Londra crearono un organismo di supervisione, chiamato “Grande Loggia”, le cui riunioni annue suscitarono molto interesse, dando all’ordine un rapido impulso. La trasformazione storica della muratoria da gilda artigiana a potente organizzazione sociale cominciò proprio cosi.   I massoni non aprivano le porte della loro loggia a chiunque, ma riuscirono ad attrarre il meglio della società progressista londinese: liberi pensatori di alto lignaggio, filosofi, ecclesiastici, esponenti dei ceti più elevati. Non è del tutto chiaro perché aristocratici ed intellettuali desiderassero far parte di una gilda artigiana, ma la stessa segretezza massonica sembra fosse di per sé un potente attrattore. Molti aspiranti frammassoni speravano di apprendere gli antichi mestieri e la sapienza occulta che si riteneva che i massoni possedessero; inoltre, molti ricchi estimatori nutrivano un crescente interesse per l’architettura e l’antichità. Comunque sia, fra il 1737 e il 1907 ben sedici principi, quattro dei quali sarebbero poi diventati re, si sottoposero ai complessi rituali iniziatici per diventare “massoni accettati” ed è paradossale pensare che il messaggio massonico che tanto attraeva i ceti privilegiati fosse un principio di fratellanza universale, che insisteva sul valore di ogni uomo al di là della sua condizione sociale. Il primo Libro delle Costituzioni massonico fu redatto da un ministro della Chiesa di Scozia, James Anderson, e pubblicato in Inghilterra nel 1723. L’opera apparve in America solo alcuni anni dopo, nel 1734, per iniziativa di un gran maestro della Massoneria, Benjamin Franklin di Philadelphia. Questo documento, che costituisce una pietra miliare sulle origini della massoneria, dichiarava audacemente che nell’ambiente amichevole della loggia avrebbero potuto riunirsi e discutere idee nuove uomini appartenenti a diverse religioni: “Sebbene nei tempi antichi i muratori fossero obbligati in ogni paese a praticare la religione di tale paese o nazione, qualunque essa fosse, ora tuttavia si è ritenuto più opportuno obbligarli soltanto a quella religione della quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le proprie particolari e personali opinioni: cioè essere uomini retti e sinceri, o uomini d’onore e onestà, quali che siano le denominazioni o le credenze che li distinguono“. Tolleranza e apertura mentale erano concetti importanti in un’epoca ancora così rigidamente gerarchizzata. Ma per il pubblico più vasto, l’atmosfera amichevole non era l’unico motivo di fascino. Gli aristocratici non erano i soli ad aspirare ad un significato esoterico della vita, anche i ceti inferiori furono attratti dalla credenza che i massoni, con tutto il loro bagaglio di usanze mistiche, e codici segreti, avessero in qualche modo ereditato l’antica sapienza occulta.

Money pit

Nuova Scozia (USA) – Oak Island
La cosiddetta “isola dei Templari” da oltre duecento anni è soggetta a numerose ricerche a cui sono seguiti scavi per costruire pozzi nell’ipotesi piu’ remota che sotto a quel terreno ci siano enormi quantità di tesori custoditi da molti secoli, ancora prima della scoperta di Colombo. Tutto ebbe inizio nel 1795 quando un giovane di nome Daniel McGinnis, aggirandosi per l’isola, s’imbatte in una depressione circolare nel terreno sopra la quale nota una carrucola fissata al ramo di una quercia. Il giorno dopo Daniel, in compagnia di due amici al corrente di antiche leggende locali su pirati e tesori nascosti, iniziarono gli scavi. Ma ben presto si resero conto che quella depressione nascondeva un pozzo assai particolare. Andando in profondità, ogni tre metri trovavano una piattaforma di tavole in legno di quercia ma, arrivati al terzo strato, furono costretti ad abbandonare l’impresa, troppo ardua per loro. Nacque così la leggenda di Oak Island. Quel pozzo prese il nome di Money Pit, il pozzo del denaro. Nel 1802, una compagnia privata, la Onslow Company, dando credito alle storie, riprese gli scavi. Furono trovati alcuni strati di carbone e argilla ma, soprattutto, fibre di cocco, che sicuramente non erano del luogo, perché in Canada la palma da cocco non cresce.  A 30 metri di profondità il morale degli uomini andò alle stelle. Si trovarono di fronte a un’enorme lastra di pietra che recava incisioni indecifrabili. Era ormai notte quando, sondando il terreno sottostante con un piede, sentirono qualcosa di resistente. Si dice che fosse lo scrigno di un possibile tesoro, o un’altra lastra.I lavoratori, esausti, decisero di rimandare la scoperta al giorno dopo, ma li aspettava una brutta sorpresa. Nel corso della notte l’acqua dell’Atlantico aveva completamente allagato il pozzo, e i tentativi di svuotarlo furono vani, il livello dell’acqua rimaneva costante. Era come se, per svuotare il pozzo, bisognasse svuotare l’intero oceano. Nel corso degli anni sono stati fatti circa un altro centinaio di tentativi, l’ultimo dei quali, datato 1966, fu un ennesimo insuccesso.Sono state avanzate varie ipotesi sul presunto tesoro che il Pozzo del Tesoro di Oak Island custodirebbe gelosamente. C’è chi pensa che si tratti del tesoro della corona inglese, o del tesoro dei Cavalieri Templari tra cui il Sacro Graal e l’Arca dell’alleanza. Il pozzo delle monete non ha ancora dato alla luce quanto ha nel grembo e le supposizioni come gli scavi si moltiplicano ogni volta si parla di Oak Island. Numerose sono le compagnie che vogliono aggiudicarsi gli appalti per gli scavi ma i presupposti per arrivare a toccare il fondo del pozzo creano una grande forza di attrazione che potrebbe portare anche al crollo del mito e all’illusione. Rimane comunque la certezza che chiunque abbia costruito il pozzo, e qualunque cosa c’abbia nascosto dentro, sicuramente voleva che non venisse disseppellita facilmente.