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Noir et rouge

Non molto tempo fa’, sentii raccontare da una anziana donna di un piccolo villaggio dell’entroterra Inglese, una storia relativa ad un caso di omicidio volontario, che non ebbe alcun seguito giudiziario o mediatico. Insolitamente, malgrado tutte le prove fossero “schiaccianti”, per il colpevole non ci fu nessun arresto. Voglio provare a riportarvi i fatti tali e quail li ho sentiti raccontare dalla Signora Janet Dix alla mia amica Paulette in quella occasione:
Il fatto successe la notte del 3 di marzo, quella in cui c’era quel forte vento che fece cadere gli alberi sulla strada per Myflowers, non so se lei ricorda, era il giorno dopo la fiera del granturco a Chugginton… Beh, I fatti andarono in modo strano, pare… La propietaria della casa era al circolo del Bridge, come sempre di venerdi… Quale casa? Come, non glielo han detto? Era la vecchia villa Hamilton, ed Emily, rimasta sola ormai da tempo la trascurava assai nella facciata esterna. Ha ragione, meglio non divagare… dicevo… ah, si, quella notte ci fu molto vento ed i rumori erano coperti dal frusciare delle foglie e dei rami. Quella notte, dunque, tutto accadde inaspettatamente. Come sia andata, bene non lo sa nessuno… d’altronde l’accusato ha mantenuto il massimo riserbo, pare che si sia avvalso della facolta’ di non rispondere, o almeno credo… Fatto sta che rientrando verso la mezzanotte, Emily ha trovato la giovane Cloe morta… ormai da tempo… la poveretta aveva agonizzato non si sa quanto… Ovunque si notavano I segni della lotta, vasi rotti, sedie spostate, suppellettili infrante per terra, sicuramente aveva cercato di difendersi la poveretta… e pare che anche la lampada fiorata fatta a mano dal vecchio George Hamilton, sia stata rotta… oh, mi scusi, torno subito ai fatti… Rientrando, insomma, oltre a trovare il cadavere di Cloe sul pavimento, Emily noto’ dell’acqua sparsa tutta intorno e dei cocci di vetro trasparente… forse parte dell’arma utilizzata dall’assassino per uccidere. Dalla vicina taverna inoltre, parecchi testimoni hanno visto Hanry in prossimita’ della porta di servizio di casa Hamilton, e qualcuno giura di averlo visto entrare in casa, ma nessuno lo ha notato uscire… deve sicuramente aver preso la via del tetto… Si, si, le assicuro che lo sceriffo e’ stato chiamato subito, e subito si e’ recato per accertare i fatti, ma dopo poco, e’ andato via. No, nessuno ha mai interrogato Hanry per conoscere la sua versione del fatto, e nemmeno lo hanno mai arrestato… sa come vanno le cose qui da noi, tutto procede a rilento, tutto si prende alla leggera! Indubbiamente e’ lui il colpevole, diverse persone, nei giorni prima lo hanno anche notato fissare la vittima attraverso finestre chiuse… per ore ed ore, pensi: si nascondeva tra i rami dell’albero che e’ di fronte alla casa per spiarla… lo sanno tutti!
E poi, che vuole, quello e’ sempre stato un tipo “Strano”… uno che per un nonnulla ti si gira contro e ti guarda storto di continuo… in realta’ non ha veri e propri amici, qui da noi… un vagabondo fannullone! L’unica che lo difende e’ Laurelay quella vecchia matta che abita nel fienile restaurato di Michael e Angie… lei, difatti ogni tanto gli passava un po’ di cibo, ad Hanry, intendo… diceva che ne provava pena… ma un paio di volte l’ha ferita… si, si. Hanry ha ferito Laurelay in almeno tre occasioni… mi ricordo di averle chiesto il perche’ di alcuni segni… profondi graffi sanguinanti, e lei stessa mi confesso’ che erano stati fatti proprio da Hanry in un momento d’ira… Beh… i telegiornali non seguono queste vicende, se interessano piccoli villaggi di provincia… lei lo sa bene… e poi anche il processo… non e’ stato fatto mai… Guardi, Hanry, l’assassino sta passando proprio adesso nella via… dove guarda? E’ li in basso… lo vede? Come, no… quel gattaccio nero e bianco… lo vede? E’ proprio lui… l’assassino di Cloe il pesce rosso della povera Emily… ancora non si e’ ripresa dalla perdita, sa?

Una strana serata (1a parte)

Mauro spense il computer e le luci. Chiuse la porta dell’ufficio e si avviò verso il lungo corridoio che lo avrebbe portato all’uscita.
Anche quella sera aveva fatto tardi. Guardò il suo orologio digitale, segnava le 22. Stanchissimo, gli occhi arrossati; troppe ore davanti a quel “trabiccolo” ma l’articolo sullo scandalo del giorno: un alto dirigente della finanza coinvolto in un giro di pornografia e di sfruttamento della prostituzione. Era ad un passo dall epilogo.
Scese le scale correndo, lasciando le ultime energie sui gradini e una ventata di aria fresca lo investì in volto. L’inverno era arrivato. Alzò il bavero del cappotto e si avviò verso il parcheggio dove l’aspettava la sua auto. Un posto caldo fino a casa e poi finalmente la pace. Dalla sua posizione fino al parcheggio c’erano cinquecento metri ma mai come quella sera quel tragitto sembrava eterno.
Devo proprio cambiare vita. Cosi non posso continuare. Pensò Mauro, affrettando il passo. Da quando si era lasciato con Giulia, le sue giornate erano interamente dedicate al giornale e cosi facendo trascurava se stesso e tutti coloro che lo circondavano. L’unica persona che lo comprendeva era Gianni, un amico, un bravissimo giornalista di cronaca. Accese la macchina e si diresse verso il corso principale, passò il ponte e si diresse verso casa. Una villetta sulla collina prospiciente il centro cittadino .Non vedeva l’ora d’immergersi nella vasca da bagno e rilassarsi. Voleva stare nella vasca calda cosi poteva pensare e poltrire tranquillamente.
”’Quei fari sono troppo alti pensò, ”danno proprio fastidio”.
Mise il piede sul freno, per rallentare la corsa, ‘Cosa sta succedendo’. Forse c’è un incidente. Fu costretto ad arrestarsi, perché al centro della mezzeria c’era una macchina ferma con luci accese e il cofano fumante. Anzi, guardando meglio, aveva il paraurti anteriore completamente sfondato. Tutto fumava. Accostò e scese. Mentre s’avvicinava alla macchina ferma, ebbe un attimo di paura. Fu solo un attimo, perché era tardi per qualunque altra decisione. Era arrivato vicino all’auto, ma non vide nessuno.
Guardò tra i vetri mezzo sfondati, non c’era nessuno.
‘Che diavolo sta succedendo’ disse tra sé. Mauro decise di chiamare col cellulare il pronto intervento .Sentì un lamento umano, aguzzò la vista, feceil giro attorno alla macchina e vide tra le due ruote dell’auto un uomo con la fronte sanguinante.
Era seduto e si teneva con una mano la fronte.
-Cos’è successo?- chiese Mauro rivolta al ferito.
‘’Ho ucciso un uomo ”rispose”. Là, giù dalla scarpata. Non l’ho visto ‘’. L’ uomo perdeva sangue vistosamente dalla ferita che aveva alla fronte .
‘’Cosa vuol dire giù dalla scarpata ‘‘si chiedeva cominciando ad inquietarsi .
‘’Mi è apparso davanti all’improvviso” disse ancora l’uomo.  La mente di Mauro cominciava ad avere dei brutti pensieri, come colto da un colpodi genio pensò” chiamo la polizia e l’ambulanza;” come ha fatto a non vedere ?”
‘’Ho visto un uomo scaraventato da una macchina che viaggiava davanti a me, la macchina non si è fermata. Io ho cercato di non investirlo. Sono andato a sbattere con un testacoda  contro il garde -rail. La mia manovra non è servita ad evitare l’impatto.
I soccorsi stavano arrivando.

(prima parte)