Uno sguardo ai numeri

La numerologia è la più antica scienza dei simboli, nonostante non si abbia certezza della sua origine troviamo riferimenti di questa scienza o meglio, per gli accademici pseudo-scienza fin dalle epoche più remote; l’elenco è vasto, dalle antiche popolazioni babilonesi, ai Maya, ai popoli ebraici, fino a Platone che sosteneva che i numeri fossero la più alta forma di conoscenza e stabilivano un armonico equilibrio tra la materia e l’Universo. L’idea che i numeri siano un linguaggio Universale nel quale l’Uno comunica con la nostra coscienza è ormai, almeno tra gli esoteristi, una realtà, per questa ragione lo studio dei numeri e il loro immenso significato simbolico è motivo di dedizione a questa scienza. Di seguito cercherò di spiegare il valore simbolico ed esoterico nonché le caratteristiche dei numeri da uno a nove. Tali caratteristiche potranno aiutarvi a conoscere meglio voi stessi o le persone a voi care semplicemente sommando il valore delle lettere del nome di battesimo a quello della data di nascita, il risultato dovrà essere di una sola cifra.

1 – Il numero Uno è per la numerologia il simbolo del Principio, è associato alla Creazione, è il seme della vita, la forza primaria che spinge a scoprire, a creare, a sperimentare con entusiasmo e creatività, ma anche con un pizzico di incoscienza. L’Uno è un leader, travolgente, ambizioso, sicuro, solare, individualista, e non ama essere secondo a nessuno, negativamente possiamo dire che a volte trascende nell’arroganza, nella presunzione e nell’egocentrismo.
2 – Il numero Due rappresenta la dualità, il principio degli opposti, la coppia, l’unione di due esseri che si completano, le caratteristiche per chi possiede questo numero sono, sensibilità, altruismo, amore per la natura e per l’arte in ogni sua forma, non ama esporsi e la sua mancanza di sicurezza spesso spinge l’individuo Due a vivere nell’ombra di personalità forti e dominanti.
3 – Il numero Tre simboleggia la Perfezione, è il numero Sacro per eccellenza; lo troviamo in numerosi Testi Sacri e in molte mitologie e religioni antiche, la Trinità per il Cristianesimo, ma anche la Triade per le religioni pagane. Il Tre inoltre rappresenta il ciclo naturale di nascita, vita e morte. L’individuo Tre è solare, magnetico, allegro ed ottimista, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove esperienze, a volte può peccare di protagonismo.
4 – Il numero Quattro rappresenta la stabilità, la sicurezza, solidità, forza e protezione. L’individuo Quattro è forte, sicuro di se, ama creare fondamenta solide per il futuro, è parsimonioso e risparmiatore, rispetta la Legge e le regole, onesto, leale ed affidabile in particolare nell’ambito lavorativo, i difetti di chi possiede questo numero sono avarizia e testardaggine, spesso il suo eccessivo attaccamento al lavoro lo porta a trascurare il partner e la famiglia.
5 – Il numero Cinque è il numero che simboleggia il Cosmo, rappresenta l’unione Celeste maschile (3) con la Madre terrestre (2) ovvero la Ierogamia, da questa unione nasce il Figlio, l’Essere Perfetto. Chi possiede il Cinque come numero personale è una persona socievole, eclettica, versatile, amante della propria libertà, ha grandi doti comunicative, ama leggere e la sua sete di conoscenza lo porta ad esplorare realtà sempre nuove. Una nota negativa, è molto bravo con le parole ma non sempre rispecchiano ciò che realmente pensa.
6 – Il numero Sei è l’emblema degli antagonisti, rappresenta l’uomo e le sue debolezze, può portare verso la Luce o verso l’oscurità, Creazione o distruzione, è il simbolo che rappresenta la lotta tra il bene e il male.Il sei è alla base dell’esagramma, il sigillo di Salomone; sotto il profilo esoterico cristiano rappresenta le due nature di Cristo, quella divina e quella umana; era il numero Sacro ad Afrodite e l’emblema del pianeta Venere. Chi possiede questo numero è un’individuo socievole, alla ricerca di armonia ed equilibrio tra materia e spirito, è affidabile, paziente ed è spesso punto di riferimento per gli altri, amante del bello e dell’arte, è un esteta, i difetti di chi possiede questo numero sono vanità, autocommiserazione e insicurezza.
7 – Il numero Sette è il numero magico e Sacro per eccellenza carico di valori simbolici magico-esoterici. Rappresenta il ritorno al proprio Centro, la meditazione, l’analisi delle proprie esperienze. Chi possiede questo numero è un idealista, un pensatore, è un individuo introverso; spesso tende ad isolarsi per meditare sulla propria vita, il passato per lui ha un gran valore e soventemente rimane intrappolato nei ricordi. È profondo, sensibile, ama aiutare concretamente il prossimo preferendo i fatti alle parole, non accetta consigli non richiesti, critiche e giudizi, la personalità Sette dovrebbe imparare con umiltà ad ascoltare più le altrui opinioni imparando che anche queste sono necessarie per un percorso di crescita interiore.
8 – Il numero otto è il simbolo che rappresenta l’Infinito e il completamento di un percorso, l’equilibrio raggiunto dalla maturità e dall’esperienza. L’individuo che gode dell’influenza di questo numero è saggio, riflessivo, apprezza il benessere materiale , è forte ed anche nei momenti più difficili, grazie alla sua volontà, riesce a superare ogni ostacolo che la vita gli presenta; ambizioso, ama eccellere in ogni campo,purtroppo a volte anche a discapito degli altri,per questa ragione dovrà cercare di ricordare di essere sempre corretto perché ad ogni azione segue una conseguenza che spesso si trasforma in debito karmico.
9 – Il numero Nove rappresenta l’iniziazione, la fase di preparazione alla consapevolezza. Si contrappone al numero sei non solo per l’aspetto ma anche per il suo valore simbolico; il 6 ha la forma di una luna calante, il 9 quello della luna crescente. Ciò significa che quest’ultimo esprime il raggiungimento di un obiettivo, di un traguardo; è sinonimo di elevazione e conoscenza. L’individuo Nove possiede forte volontà e carattere, sa affrontare le avversità della vita con fiducia e coraggio accettando ogni lezione se pur dura, considerandola necessaria al suo percorso evolutivo; ambizioso, riesce a dare il massimo di se in ogni situazione, tollerante e comprensivo e di grande apertura mentale. Una nota negativa, a volte, preso dal suo percorso di crescita personale, perde di vista i bisogni di chi lo circonda.

Titoli apparenti

Il grande Toto diceva: “Sotto l’abito firmato non troverai mai una persona di marca.” Non si poteva dare torto al principe Antonio De Curtis in arte Toto’ per questo aforisma che ancora oggi è di grande rilevanza nel jet-set sociale e nei club privèè dei social.. Già soprattutto in questi ultimi. Oggi è difficile apparire ed è piu’ facile ingannare con un ammiccamento stampato sulla faccia piuttosto che con una stretta di mano sincera ed uno sguardo forte e pulito. Ciò che sappiamo su chi ci circonda, e ciò che gli altri sanno di noi, si fonda essenzialmente su apparenze.  Ci sono apparenze e apparenze che soltanto le persone superficiali non giudicano e lo diceva Oscar Wilde un secolo prima di Toto’. Il mondo ci percepisce, ci considera e ci giudica da come ci muoviamo, parliamo, agitiamo le mani, sbattiamo gli occhi, da come ci vestiamo, arrossiamo o balbettiamo. Le apparenze sono il fondamento di quel che sappiamo degli altri e di ciò che gli altri sanno di noi; sono il medium della comunicazione e la sostanza del mondo condiviso.  Patologia della modernità o alienazione dei veri principi nella società dello spettacolo in cui la manipolazione e la menzogna oscurano la realtà autentica dei soggetti.  Se la vita è un grande teatro e noi siamo i protagonisti, immaginate il pubblico che ci sta guardando cosa potrebbe dire di noi. Eppure in quel pubblico potremmo esserci anche noi giocando un ruolo di doppiogiochista: prima attore e poi spettatore. Comunicare è già di per sè apparenza perché la vanità, l’esibizione, la pubblicità, dominano la nostra vita attuale in dimensioni che percepiamo eccezionali e grottesche,  La cura? Non c’è cura, non c’è antidoto ma solo un pò di buon senso e… senso…di appartenenza al proprio sè.

Se potessi avere 1000 lire

Sottotitolo: quando l’ Italia era davvero una nazione rigogliosa. Sottotitolo del sottotitolo: con 1 milione e mezzo di Lire si andava in vacanza senza problemi. L’Italia è un paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media è risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po’ di lavoro o un po’ di welfare mentre una piccola schiera di privilegiati scivola dietro la curva e scompare dall’orizzonte. Qualcuno potrebbe dire che questo stato sociale italiano si è spezzato ma invece non è cosi. La società italiana è stata manomessa, manipolata e deturpata da un’impostazione economica che oramai perdura da troppo tempo per cui io mi metto comodo sulla macchina del tempo e mi faccio catalputare nel passato della mia goventu’ quando tutto andava bene quando sembrava che tutto andasse male, Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i paesi. Con 1000 Lire si facevano tante cose e con 10.000 Lire si poteva affrontare tranquillamente una serata in pizzeria e forse ci scappava anche la birretta dopo. Disoccupazione? C’era ma solo ai minimi…ridottissima. Chi non aveva voglia di proseguire gli studi filava dritto a lavorare in fabbrica e si guadagnava la prima paghetta e con quella dopo qualche anno era già in giro con la Cagiva aletta Rossa a impennarsi davanti alle ragazze della compagnia. Equitalia? E che cos’era? Non sapevamo cosa fossero i finanziamenti per andare in vacanza perchè si andava tranquillamente senza problemi ne ristrettezze. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava. In famiglia, ma più in generale nella società, c’era una cultura condivisa del risparmio. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano gli anziani, i nostri nonni. Chi usciva dalla scuola con un diploma o dall’università con una laurea non avrebbe trovato molta difficoltà nel mondo del lavoro e la fuga dei cervelli era solo un film di fantascienza. L’ istruzione, tuttavia, non era l’unico trampolino di lancio. Tanti operai, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di “mettersi in proprio”. Com’era bella quell’Italia, furbacchiona, sorniona ma lavoratrice e con il sorriso sulle labbra. Tutto questo oggi è solo un grande ricordo ma non potrò mai dimenticare quel 1 gennaio 2002, data di entrata dell’Euro in Italia. Da quel momento gli usurpatori iniziarono a riprendersi ciò che avevano seminato nel periodo delle “vacche grasse”. Nacquero i debiti, i mutui, i prestiti, i contratti di lavoro interinale. Licenziamenti, disoccupazione, fuga dei cervelli e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, tanto lo sappiamo come è andata a finire… purtroppo.