Categoria: Social

L’odiatore seriale

Sono medici, insegnanti, casalinghe, pensionati, lavoratori autonomi, appassionati di fumetti e di libri ma dietro a queste maschere si nascondono razzisti, cinisti, spietati arrivisti e abili manipolatori da tastiera. Purtroppo l’odiatore seriale è diventato quasi un “cartello” nel mondo dei social soprattutto Facebook che è diventato come una specie di poligono di tiro delle “parole”. La politica è sempre però al centro dell’attenzione e la destra come la sinistra si avvalgono di moltisimi seguaci odiatori seriali in grado di capovolgere Facebook a suon di post fake pur di depistare e sgretolare il potere dell’opposizione o della maggioranza. Non c’è una sostanziale distinzione tra la massaia di sinistra che oggi posta una buonissima e succulenta ricetta,e la massaia di destra che si avvale di poter creare torte e dolci da favola; entrambe sono razziste, odiano gli animali e vanno agli stessi comizi di partito, seppur in due direzioni diverse. E dove mettiamo l’ingegnere misogino? Attratto dalle belle donne poi su Facebook è un pervertito maniaco sessuale schizoide. E vogliamo continuare… la commessa di un negozio del centro amante dei percorsi alternativi e delle passeggiate nella natura, se potesse darebbe fuoco a tutti i cani randagi che girano per la città, l’mpiegato di banca tutto casa e chiesa e famiglia che bestemmia da mattina a sera contro la chiesa e le sue persecuzioni. E il vegetariano che prima dice “io mangio solo verdure, rispetto coloro che mangiano la carne” e poi lo vediamo su Facebook che non solo si sta affogando in un McDonald ma che con la bocca piena sputa sentenze contro coloro che non sono vegetariani. Il buonismo e il perbenismo affollano le rotte virtuali di Facebook senza controllo e questo mostro chiamato odiatore seriale sta in ogni intercapedine della società italiana. Non c’è una sola causa ma molteplici cause che oramai hanno innescato la miccia su Facebook: la mancanza di una base culturale solida e sicura, l’impoverimento dell’economia italiana e la debolezza del sistema e del conseguente declassamento di quel che un tempo fu il benessere quotidiano di vivere. Il risentimento e il malessere di cui noi siamo causa e non gli altri. La società siamo noi che forma questi mostri da palcoscenico virtuale. Uno sfogatoio che serve a trovare altri frequentatori, il piu’ delle volte sconosciuti se non per il nome (al 90% fake), che possano sostenere il peso del loro risentimento e delle loro frustrazioni.

Virtual wedding

Un amico quest’oggi mi ha girato su wuzzap questo esilarante ma in un certo senso anche molto riflessivo link.
La figlia al papà: “Papà mi sono innamorata di un ragazzo che abita lontanissimo. Io sono qua e lui vive in Australia.”
Il padre: “Ma come è successo?”
Lei: “Beh, vedi, ci siamo incontrati su un sito di incontri, poi lui è diventato mio amico su Facebook, abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate su Whatsapp, si è dichiarato su Skype e ora siamo insieme da due mesi attraverso Viber… Papà, ho bisogno del tuo benestare e dei tuoi auguri!”.
Il padre: “Ma si, dai sposatevi con un SI su Twitter, comprate i bambini su Amazon e pagate con PayPal. E se un giorno non lo sopporterai piu’, vendilo su e-Bay!”
Speriamo che questo davvero non possa mai accadere ma tutto è possibile nel mondo virtuale perchè le unioni di coppia si formano sempre piu’ spesso attraverso i canali chat o nei social. Ora sempre di più grazie alle tante applicazioni dedicate agli Incontri o all’amore vero e proprio (che oggi sono più di 500 tra le quali lo storico Badoo, il moderno Tinder, il cugino Booble, la geolocalizzante Happn, l’immaginifico Lovoo, il cafoncello Twoo, il più serio Meetic ecc.) i legami non restano più nella dimensione digitale ma diventano sempre più reali. E la ricerca, facilitata dalla tecnologia, rischia di diventare ossessiva. La ricerca della persona migliore, da abbandonare se del caso con un click. Tutto a portata di mano. Semplice. Ci si incontra, ci si conosce ma sempre di meno e Second Life dove lo mettiamo? Second Life è un mondo virtuale che spesso sconfina in un altrettanto mondo virtuale, come se fossero due mondi sovrapposti l uno all’altro. Comprensibile per una piattaforma come Second Life dove le orge e i festini erotici sono sempre alla portata di tutti. Second Life è’ talmente virtuale che non si capisce dove inizia e dove finisce la vita. E se state ancora pensando di fare una dichiarazione di matrimonio nella vita reale ma non vi sentite ancora pronti per il gran passo . Perché non cominciare con un matrimonio virtuale? Trion Worlds, lo sviluppatore di giochi online, darà la possibilità di sposarsi virtualmente con una persona speciale. In un mondo fatto di solo e puro amore, dove non esistono separazioni e divorzi. Basta soltanto contattare un negoziante virtuale di anelli nuziali, offrirlo alla proria amata ed il gioco è fatto. Addirittura gli sposini potranno passeggiare per la navata e scattare fotografie per l’album di matrimonio. E per gli invitati (virtuali) grande abbuffata al ristorante dopo la cerimonia. Ovviamente pagano gli sposi.

Effetto Google

Google ci rende piu’ smemorati. Non è una battuta ma è una constatazione, un dato di fatto che sta prendendo sempre piu’ forma nel mondo. Non sappiamo più i numeri di telefono a memoria, il PIN del Bancomat, la password di Windows..e allora? Ricordiamo meno cose perché sappiamo dove andarle a cercare: siamo “esseri umani potenziati”. Per farvi un esempio un noto laboratorio informatico mondiale Kaspersky Lab ha dichiaato che l’”amnesia digitale” ci sta progressivamente asciugando il cervello.   Quindi secondo Kaspersky le cose stanno cosi: se non ricordiamo il numero di telefono a memoria di un’amico dobbiamo assolutamente prendere in considerazione che esiste un motore di ricerca (Google o similari) nel quale al 99% arriveremo alla soluzione cercando in quest’ultimo quanto fino a quel momento non ricordavamo. C’è però una considerazione da tener presente che una volta cercato quel numero su Google poi ce lo dimenticheremo subito. L’ossessione compulsiva e aggressiva che abbiamo nei confronti del nostro smartphone o del nostro notebook potrebbe portare la nostra memoria al dissolvimento e alla completa e totale distruzione della nostra memoria. In poche parole è come se formattassimo una MicroSd daccapo. Non rimarrebbe piu’ nulla.
Dopotutto, il problema può essere inquadrato in due modi diversi: Internet sta rimpiazzando le nostre naturali capacità mentali, oppure le sta aumentando? Effetto Google? Ricordate può essere una cosa buona? Cosi come non lo è anche dimenticare? Non lo pensereste quando ripetete più volte il PIN sbagliato al bancomat: però in generale il cervello ha solo un dato spazio per immagazzinare le informazioni, un po’ come il vostro smartphone. Ed a un certo punto, è necessario cancellare tutte quelle vecchie foto e applicazioni per inserirne di nuove. E questo ci riporta all’”amnesia digitale”: l’idea che i nostri computer in qualche modo possano danneggiare la memoria…. La nostra memoria, inviolabile, inattaccabile, immarcescibile memoria di essere umano. La migliore.

Like ma non like

Sinceramente, cari amici follower, quando volte scorrendo tra le ultime notizie dei vostri amici di Facebook o, più spesso, tra le pagine o i gruppi a cui siete iscritti, avete trovato notizie che vi hanno irritato perchè offensive, invitanti all’odio razziale, oppure basate su di un linguaggio scurrile o volgare? Che fare dunque, se si vuole manifestare la propria disapprovazione? Si può lasciare un commento in cui si prova ad argomentare le ragioni del perchè il post non ci piace, rischiando di venire sommersi da una marea di attacchi e insulti, oppure mettere una faccina arrabbiata. Ardua scelta. Risposta alquanto temeraria. Il signor Zuckerberg, ideatore di Faccialibro non ha ancora (credo che non è nei suoi programmi futuri) fatto inserire il pollice verso, cosidetto “no-like”, quindi la risposta sarebbe quella di segnalare agli admin di Facebook il post incriminato ma si tratta di un passaggio piuttosto lungo e, sinceramente, non so quante siano le persone che lo fanno nell’uso comune.  Quindi se riflettiamo bene Facebook non mette a disposizione un “no-like”, quando ad esempio YouTube ce l’ha da sempre. Perchè costringere gli utenti a dire sempre di si, mi piace, ne vado matto. E’ probabile che Facebook abbia insita una paura fobica di poter perdere moltissimi utenti ma per un colosso come questa piattaforma non credo sia un problema. Il “no-like” potrebbe mettere fine alle diatribe, alle “scatoffie” virtuali delle denuncie a Facebook. Oggi si deduce che, se un post riceve pochi “mi piace”, non è particolarmente gradito, ma questo non è sempre vero. Potrebbe semplicemente trattarsi di un argomento che lascia indifferenti. Un numero notevole di “non mi piace” sarebbe, invece, un segnale inequivocabile. Signor Zuckerberg perchè non ci pensa? Noi siamo utenti che mangiamo pane e social, ci lasci almeno la facoltà di esprimere che gli “hate speech” (frasi di odio e offensive) non sono gradite a noi utenti attentissimi e che possiamo finalmente poter scegliere di dire “Non ci piace”.