Categoria: Cultura

Multiversione

Filippo, un ragazzo di 17 anni sta passeggiando per piazza Duomo a Milano con un amico di scuola quando ad un certo punto il ragazzo ha come un flashback e per alcuni millesimi di secondo (non è quantificabile esattamente il tempo) si ritrova catapultato indietro nel tempo. Filippo non comprende dove si trova, forse non ha nemmeno il tempo per pensare che di nuovo si ritrova in piazza Duomo con l’amico a passeggiare. Un dejavu? Uno spostamento in un multiverso? Una zona neutrale tra vari mondi? Non è facile dare una spiegazione a quanto è accaduto a Filippo (la storia è reale, il nome è solo per rispettare la privacy) che ai suoi genitori ha raccontato quanto gli è accaduto e che in passato aveva già sperimentato questo genere di “flash” durati brevi fotogrammi. Quando mi hanno raccontato questo strano episodio ho voluto fare una piccola ricerca ed ho scoperto che spesso questi avvenimenti, rari ma molto interessanti dal punto di vista del paranormale, si verificano attraverso dei canali energetici che collegano l’universo con il multiverso; ovvero con un’altra forma di mondo implementato nella materia oscura. All’interno della teoria del multiverso, i ricercatori, infatti, hanno mostrato che gli universi paralleli potrebbero ospitare forme di vita, proprio come avviene nel nostro mondo e quindi questi mondi viaggiano in parallelo al nostro mondo e al nostro universo, perlomeno conosciuto. E’ risaputo che piu’ materia oscura c’è nell’universo e piu’ c’è possibilità di trovare dei “canali” aperti che potrebbero condurci in questi mondi separati ma paralleli. La realtà potrebbe essere formata da molteplici universi, ciascuno con una proporzione diversa di energia oscura in dotazione. Quello in cui viviamo è uno tra tanti universi, che godrebbe però di una rara fortuna: la “giusta quantità” di energia oscura, abbastanza ridotta da permettere la vita. La scienza adotta spiegazioni concrete ma non può abbracciare la teoria del paranormale perchè non razionale e non soggetta ad approvazione da parte della comunità scientifica. Allora Filippo è stato “rapito” da questa energia che l’ha trasportato in un’altro mondo? Se questo universo è parallelo ad un altro perchè questo passaggio? Quale messaggio ci “vogliono” dare dal parallelo universo? Credo che ci possa essere una risposta nella quantità di energia accumulata da Filippo, un essere giovane, pieno di forza e di vitalità e quindi piu’ incline, seppure inconsciamente ad entrare in contatto con altre forze, altre energie oltre il velo del tempo.

Società di lusso

Parliamoci chiaramente, la società odierna è sprofondata nella lussuria, nel sadismo, nella violenza fisica e mentale. Siamo e viviamo in una società prettamente “materialistica” occidentale, edonista e prettamente priva di vergogna e accompagnata da un’insaziabile avidità, da una sueperbia intellettuale quasi al limite della comprensione. Siamo tutti assuefatti alla lussuria e non ne veniamo fuori; come il drogato è ormai assuefatto agli stupefacenti o come l’alcolista è assuefatto alla bottiglia. Quel minimo di consapevolezza che abbiamo, siamo soliti volgerlo in scherzo grossolano e, naturalmente, in auto-compiacimento: siamo fieri della nostra dissolutezza, ce ne vantiamo; peggio: anche se, personalmente, non vi indulgiamo in modo particolare, tuttavia siamo fieri che la nostra società ne sia impregnata. La società dei contrasti e dei paradossi. Ci sembra di essere evoluti e disinvolti, di apparire preparati e risolutori ma ci compiaciamo di vivere in una società lussuriosa e spingiamo il piu’ possibile la nostra superficialità fino al punto di vedere, nella disposizione alla lussuria di tutto il corpo sociale, un segno di superiorità rispetto ad altre società e ad altre culture: proclamiamo che tutte loro dovrebbero imparare da noi, che siamo così navigati e sapienti intenditori del buon vivere, e che quelle che non lo fanno, dimostrano la loro arretratezze e la loro meschinità. Parlavamo di società di paradossi, ebbene il paradosso piu’ assurdo è che ostentiamo talmente tanta lussuria che poi abbiamo paura che il resto del mondo ci giudichi e di essere terrorizzati, derisi e compatiti.
Molte sono le cause che ci hanno sospinti a questa deriva, e qui non possiamo analizzarle tutte. Certamente il potere economico gioca sui nostri peggiori istinti, li stuzzica e li solletica, perché la cosa rende un bel mucchio di quattrini. Ma il malessere è dentro ognuno di noi perchè noi siamo ciò che è bene e ciò che non è bene. L’eterno dualismo che spesso combattiamo per uscire da una situazione pressochè impossibile ci tiene sempre con il freno a mano legati alla pure cecità mentale e psicologica.

Osservare la mente

Rileggo spesso questo pezzo di The Way of the Buddha perchè è importante spesso fermare la nostra mente e cercare di focalizzarsi sull’ io. Il nostro piu’ profondo e recondito luogo della mente che gestisce la nostra vita quando non siamo presenti con la consapevolezza. Per semplificare il concetto potete leggere questo pezzo tratto dal Dhammapada di Osho Rajneesh. E’ ammissibile che non è facile percorrere questa strada perchè per fermare la mente ci vuole molta disciplina e preparazione ma per lettura e soprattutto per chi non conosce questo passaggio, sarà piacevole leggerlo.

Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta. Era un afoso giorno d’estate e aveva molta sete; disse ad Ananda, il suo discepolo più vicino: «Ananda, torna indietro. Cinque o sei chilometri fa, abbiamo attraversato un ruscello. Porta un po’ d’acqua, prendi la mia ciotola. Sono molto stanco e assetato». Era invecchiato… 
Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il ruscello erano passati alcuni carri che avevano reso fangosa l’acqua. Le foglie morte che giacevano sul fondo erano sulla su.perficie; non era più possibile berla, perché si era intorbidita. Egli tornò a mani vuote e disse: «Dovrai aspettare un po’; andrò più avanti. Ho sentito dire che due, tre chilometri più avanti c’è un grande fiume. Porterò l’acqua da là». Ma il Buddha insisté: «Torna indietro e prendi l’acqua da quel ruscello».  Ananda non riusciva a capire la sua insistenza, ma se il Maestro diceva così, il discepolo doveva eseguire l’ordine. Sebbene vedesse l’assurdità della cosa – camminare ancora per cinque chilometri, nonostante l’acqua non si potesse bere – si mise in cammino. Mentre partiva, il Buddha gli disse: «Non tornare se l’acqua è ancora torbida. In quel caso, siediti sulla riva in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel fiume. Siediti sulla riva in silenzio e osserva. Prima o poi l’acqua tornerà limpida, riempirai la ciotola e tornerai indietro».
Ananda andò e il Buddha aveva ragione: l’acqua era quasi pulita, le foglie se n’erano andate, il fango si era depositato; ma poiché non era ancora totalmente limpida, egli si sedette sulla riva a guardare il fiume scorrere. A poco a poco divenne chiaro come un cristallo. Allora tornò indietro danzando: aveva capito l’insistenza del Buddha. In ciò che era successo c’era un messaggio per lui, e l’aveva compreso. Diede l’acqua al Buddha e, ringraziandolo, gli toccò i piedi. Il Buddha disse: «Che cosa stai facendo? Sono io che dovrei ringraziarti, poiché mi hai portato l’acqua». 
Ananda rispose: «Adesso posso capire. Prima ero arrabbiato; non l’ho fatto vedere, ma lo ero perché pensavo fosse assurdo tornare indietro. Tuttavia, ora comprendo il messaggio: era davvero ciò di cui avevo bisogno in questo momento. Seduto sulla riva del fiume, ho capito che la stessa cosa accade con la mente. Se salto nel ruscello, lo sporcherò di nuovo. Se salto nella mente, si crea più rumore, cominciano a sorgere nuovi problemi. Seduto in disparte, ho imparato la tecnica.  «Adesso anche con la mente mi siederò in disparte, osservandola in tutti i suoi problemi, la sporcizia, le foglie morte, le ferite, i traumi, i ricordi, i desideri. Imperturbato, starò seduto sulla riva, aspettando il momento in cui tutto sarà limpido.»
Accade da sé, perché quando siedi sulla riva della mente, non le dai più energia. Questa è la meditazione autentica. La meditazione è l’arte della trascendenza.

Ad occhio

Si può vedere e si può guardare ma la differenza è profonda perchè ciò noi vediamo non è ciò che noi guardiamo. Semplificando e riallacciandomi ad un grande filosofo statunitense; David Henry Thoreau il quale disse
che il ‘”guardare’ non presuppone che si riesca anche a ‘vedere”  Vedere deriva dal latino videre e si pone come significato la percezione della realtà attraverso l’uso della vista. Quindi vuol dire capire, scoprire ed interpretare ciò che ci circonda; molte volte chi guarda non vede, perchè guardare è un’azione riflessiva come fare attenzione a qualcosa o qualcuno, ma non si va oltre! Se la gente vedesse e non si limitasse a guardare, probabilmente vivremmo in un mondo migliore. Nella vita di ogni giorno è importante tenere in considerazione questa differenza. Molti di noi amano guardarsi ma non amano vedersi. Tradotto in soldoni guardarsi, come vedersi è un’azione legata ad una particolare percezione di noi verso il nostro corpo; ma a differenza di vedersi, guardarsi è anche sinonimo di prevenzione nei propri confronti (guardarsi alle spalle). Nella fattispecie di vedere si lascia il concetto della materialità, del corpo, della fisicità di noi stessi per addentrarci nella fitta giungla dell’oltre noi stessi, oltre a quella che è comunemente chiamata apparenza. In fondo anche nel libro “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupery c’è quella frase nella quale è racchiusa l’essenza piu’ profonda della percezione: “L’essenziale è invisibile agli occhi“.