Cultura

Toxic food

Tossicodipendenza alimentare, avete mai sentito questo termine? Da sempre ci hanno insegnato che per vivere bene bisogna anche nutrirsi bene. Se osserviamo il nostro stile di vita, vediamo che l’alimentazione oggi non è più uno strumento al servizio della sopravvivenza.
Mangiare è diventato:
– un’opportunità per incontrarsi,
– un modo per allentare le tensioni,
– l’occasione per fare festa,
– un antidepressivo,
– il momento in cui raccontare e raccontarsi,
– un tempo dedicato a se stessi,
– una pausa che permette di riordinare le idee e di riflettere,
– un mezzo per scambiare l’affetto…
Tutto fuorchè il buon sano mangiare e cosi rimane lontano anni luce le vere ragioni del mangiare. Ci scambiamo ricette, parliamo di cucina, di particolari tipi di cottura, di salse, condividiamo gusti, scriviamo pagine di food-blog , ma portare alla bocca il cibo è diventato una vera compulsione. E naturalmente più mangiamo più aumenta la necessità di mangiare.
E più il mercato alimentare ci mette a disposizione golosità e occasioni sempre nuove per riempirci lo stomaco. Quello che mangiamo, infatti, lungi dall’essere sano e nutriente, è quasi sempre un concentrato di sostanze tossiche che ne permettono la conservazione garantendone la praticità a discapito della qualità. Siamo sempre affamati, sempre atavicamente e bramosamente dipendenti dal cibo e dal “qualcosa di buono” da sgranocchiare. Assoggetati alla vistose e coloratissime scatole contenenti cibi industriali che ci fanno perdere la bussola del km. zero. Siamo tossicodipendenti da un cibo che non riempie il nostro organismo di proprietà sane, anzi diventiamo veicoli e portatori sani di una tossicità alimentare che ci porta a non sfamarci mai facendo insorgere patologie nascoste da cui hanno origine tantZ\e altre malattie che sono causa di cancro e di tumori. Grazie all’offerta esagerata e a alla sollecitazione continua, la nutrizione si è trasformata in una droga legale e a buon mercato, al servizio di interessi economici sempre più consistenti. Mangiare è diventato tutto fuorchè accogliere dentro di noi un valore di nutrizione ed un importante apporto di energie sane ed equilibrate.

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Cultura

Se potessi avere 1000 lire

Sottotitolo: quando l’ Italia era davvero una nazione rigogliosa. Sottotitolo del sottotitolo: con 1 milione e mezzo di Lire si andava in vacanza senza problemi. L’Italia è un paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media è risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po’ di lavoro o un po’ di welfare mentre una piccola schiera di privilegiati scivola dietro la curva e scompare dall’orizzonte. Qualcuno potrebbe dire che questo stato sociale italiano si è spezzato ma invece non è cosi. La società italiana è stata manomessa, manipolata e deturpata da un’impostazione economica che oramai perdura da troppo tempo per cui io mi metto comodo sulla macchina del tempo e mi faccio catalputare nel passato della mia goventu’ quando tutto andava bene quando sembrava che tutto andasse male, Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i paesi. Con 1000 Lire si facevano tante cose e con 10.000 Lire si poteva affrontare tranquillamente una serata in pizzeria e forse ci scappava anche la birretta dopo. Disoccupazione? C’era ma solo ai minimi…ridottissima. Chi non aveva voglia di proseguire gli studi filava dritto a lavorare in fabbrica e si guadagnava la prima paghetta e con quella dopo qualche anno era già in giro con la Cagiva aletta Rossa a impennarsi davanti alle ragazze della compagnia. Equitalia? E che cos’era? Non sapevamo cosa fossero i finanziamenti per andare in vacanza perchè si andava tranquillamente senza problemi ne ristrettezze. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava. In famiglia, ma più in generale nella società, c’era una cultura condivisa del risparmio. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano gli anziani, i nostri nonni. Chi usciva dalla scuola con un diploma o dall’università con una laurea non avrebbe trovato molta difficoltà nel mondo del lavoro e la fuga dei cervelli era solo un film di fantascienza. L’ istruzione, tuttavia, non era l’unico trampolino di lancio. Tanti operai, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di “mettersi in proprio”. Com’era bella quell’Italia, furbacchiona, sorniona ma lavoratrice e con il sorriso sulle labbra. Tutto questo oggi è solo un grande ricordo ma non potrò mai dimenticare quel 1 gennaio 2002, data di entrata dell’Euro in Italia. Da quel momento gli usurpatori iniziarono a riprendersi ciò che avevano seminato nel periodo delle “vacche grasse”. Nacquero i debiti, i mutui, i prestiti, i contratti di lavoro interinale. Licenziamenti, disoccupazione, fuga dei cervelli e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, tanto lo sappiamo come è andata a finire… purtroppo.

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Cultura

Comunicazione interna

Se ognuno di noi non é comunicante con la sua parte spirituale, creerà sempre il male attorno a sé, perché isolato dall’altra parte di se stesso, é come dire che ognuno di noi ha rinnegato la sua origine, di conseguenza, la parte rinnegata, spirituale, ti verrà sempre contro, qualsiasi cosa cerchi fuori di te, i tuoi stessi comportamenti,i tuoi stessi desideri e pensieri attireranno il male verso di te e, verso tutta l’umanità, se ognuno di noi non è comunicante con la sua parte spirituale, che nessuno può rinnegare, perché il creatore é la spiritualità, non la materialità. Noi comunichiamo, anzi dobbiamo comunicare possibilmente con il nostro “io” interiore perchè possiamo far germogliare la nostra vera essenza, quella stessa essenza che probabilmente è stata donata a tutti gli esseri umani una volta lasciati sul pianeta Terra. Dentro di noi, c’è una grande energia che possiamo chiamarla con mille nomi; divinità interiore, Dio, kundalini, spirito, non importa che nome attribuiamo ma è necessario comprenderne la forma. E’ il dialogo alla base di ogni forma di comunicazione; un buon dialogo: aperto, sereno può portare alla comprensione di quella “divinità” che ci è stata donata all’inizio di tutte le cose. Fin quando noi non iniziamo a raccontare tutto di noi alla Divinità interiore, (che possiamo interpretarla come il nostro subconscio più profondo), mai la Divinità può conoscere noi stessi e, poterci aiutare, solo dopo che si è riusciti a risvegliare questa coscienza, o super coscienza, allora si può iniziare gradualmente a comunicare. Innegabile che non è cosi facile come scriverlo, specialmente all’inizio, ma gradualmente questa comunicazione diventerà sempre più comprensibile, anche perché quello che c’è dentro di noi, comunicherà principalmente per simbologie; sia di figure umane che si muovono e, sia con vere simbologie e ci proietterà le risposte che abbiamo cercato. Comunicare con noi stessi, creare un rapporto, formare dei dialoghi, aggregarci al nostro piu’ profondo subconscio è importante in qualunque modo noi vogliamo farlo non importa se un minuto al giorno o 24 su 24, se durante il lavoro, o una partita di calcio, è importante farlo, agire e non lasciarci sorprendere dall’emozione negativa. Andrà tutto bene.

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