Categoria: Attualità

Tutto l’oro del Califfo

L’ Isis dov’è finito? O meglio dov’è finito il bottino di questa organizzazione criminale di cui fanno parte anche mercenari dell’occidente (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia, Germania). Lingotti d’oro e milioni di dollari del tesoro dell’Isis, il «fantasma» del Califfo, ostaggi eccellenti e jihadiste italiane scomparse sono i misteri dello Stato islamico, che forse rimarranno nella leggenda per sempre come alla fine del Terzo Reich. Le cifre sono molto alte e si aggirano sui 400 milioni di dollari, spicciolo piu’ spicciolo meno. I signori delle bandiere nere sono scappati dalla loro capitale Raqqa (la capitale storica dell’ Isis in Siria) portandosi dietro questo grande bottino di “guerra”. Giocoforza gli Stati Uniti, gli stessi che forniscono mercenari ed armi a questi tagliagole, si sono immediatamente messi sulle tracce di questo tesoro che nel tempo si è ridotto (inizialmente is parlava di 6 miliardi di dollari). E qui entrano in gioco i servizi segreti che si fanno in quattro per recuperare il tesoro. Molte casse di oro sono state sotterrate nel deserto quindi introvabili e stanno lì caldi caldi per un futuro finanziamento per atti terroristici. Ma il califfo? Che fine ha fatto? Secondo le ultime informazioni lo stoico personaggio si troverebbe nascosto da qualche parte in Siria con un giubbotto pieno di esplosivi? L’ Isis del califfo Al Baghdadi conta su una serie di canali di informazione economica e sugli apporti finanziari di banche europee e mondiali. Essendo tutto solo la punta dell’iceberg è plausibile pensare che sotto la superficie di questa organizzazione ci siano altre organizzazioni a sostenere il califfo quali le multinazionali produttrici di armi e tecnologie di guerra all’avanguardia, le corporazioni delle grandi banche mondiali legate ai governi. Verrebbe da dire è tutto un “magna magna” ma possiamo tranquillamente urlarlo che l’economia sommersa e le finanziarie sono le prime a fornire sovvenzioni ai terroristo. L’ Isis è una vera multinazionale dell’ orrore e nessuno si è mai preoccupato del pericolo che si corre lasciando a piede libero il califfo e il suo malloppo. Il finanziamento infinito verso queste organizzazioni fomenta sempre piu’ attentati e sempre piu’ stragi sopratutto nel vecchio continente. Questi accumuli di ricchezza sono finiti nei forzieri del califfo andando a creare cosi lo zoccolo duro del tesoro ancora non trovato, forse introvabile.

Quello spirito giovane

Due giorni fa ci ha lasciato Mark Hollis il cantante dei Talk Talk, gruppo synth-pop inglese degli anni ’80. Ricorderete i cavalli di battaglia come It‘s my life e Such a Shame. Mark Hollis comunque è rimasto un giovane come tanti di quegli anni, anche se ora ha lasciato questa terra ma questo giovane fino a qualche giorno fa era sconosciuto ma dai social ai giornali online ai telegiornali era diventata una delle principali notizie. Non conoscevamo il nome, probabilmente, ma sapevamo tutti chi era. Mark Hollis è stato un pò un personaggio in ombra, troppo in ombra nel campo della musica pop di quegli anni ma era considerato un genio rivoluzionario del synth pop. La stessa rivoluzione che in quegli anni ’80 stava prendendo piede non solo nella musica ma anche nel sociale e nella cultura. Prendiamo il pezzo “Such a Shame” dall’album It’s my life, nelle note di questo brano si potevano ascoltare atmosfere melodiche e romantiche con lo sfoggio dei sintetizzatori, tastiere e batterie elettroniche che potevano anche sembrare un pò degli ammortizzatori di suono. Questi suoni dei Talk Talk e alla scarsa conoscenza della figura di Mark Hollis ci riporta negli anni del benessere diffuso e percepibile si univano le ambizioni e le inquietudini dell’adolescenza con davanti un futuro che stava per spalancarsi, con tutte le sue incognite e le sue improbabilità. Ascoltando Such a shame rivedo quell’estate del 1984 e una discoteca in Liguria. Non c’era la globalizzazione né le iperconnessioni, gli appuntamenti si davano al telefono e i tentativi di disgelo Usa-Urss, nel tripudio reaganista-thatcheriano, dovevano ancora maturare pienamente, il 1989 un anno ancora lontano e impossibile da immaginare. Quello era il tempo della spensieratezza e delle cassette con le “compilation” dei grandi successi. I Talk Talk erano sempre dentro ad ogni compilation e Mark Hollis ripeteva le stesse parole ogni volta che schiacciavamo il tasto play, con quell’aria sorniona e british e particolarmente eccentrico. La sua morte non chiuderà di certo un ciclo musicale come il pop britannico ma i principi di quell’epoca giovane e dallo spirito libero rimarranno sempre indelebilmente nei ricordi.

Il peso dell’anima

Quanto pesa la nostra anima?
Nel 1901 un certo dottor Duncan McDougall cercò di dimostrare che l’anima ha una massa e quindi è misurabile. Questo dottore condusse degli esperimenti su alcuni pazienti quasi moribondi, il cui peso era stato misurato prima, dopo e nel momento della loro morte.
L’intenzione del Dott. MacDougall era quella di determinare eventuali differenze rilevate dal peso corporeo.  I pazienti furono selezionati in base alla loro condizioni di salute e laddove si prevedeva che la loro morte fosse imminente. Due pazienti erano affetti da tubercolosi, 5 erano uomini ed uno era una donna. Sembrerebbe una grande fandonia ma è interessante a questo punto scoprire come ha fatto il professor McDougall a pesare l’anima di quelle persone. Un paziente morì e appena qualche secondo dopo il decesso la sua massa corporea perse cinque grammi di peso. Probabilmente questo fu il primo indizio che il professore riuscì ad ottenere. L’esperimento fu ripetuto anche su un altro paziente con gli stessi risultati. Il Dott. MacDougall si sentiva vicino a qualcosa di straordinario. L’esperimento continuò per tutti gli altri tre pazienti oramai deceduti ed anche se non tutti loro avevano perso lo stesso peso corporeo del primo paziente, le differenze erano comunque minime. L’apparecchiatura con la quale il professor McDougall effettuò questi esperimenti ebbe quello che oggi si potrebbe definire con un termine informatico un “crash”. Quindi rimase un dubbio fortissimo se quello fosse davvero il peso dell’anima. E’ normale che tutti si chiesero, e ci chiediamo come abbia potuto la scienza dichiarare che si trattava del peso dell’anima. Erano state prese in considerazione tutte le ipotesi, dall’aria nei polmoni ai fluidi corporei ma il fenomeno non si poteva spiegare ancora nel migliore dei modi.
Dopo gli esperimenti, confrontando i risultati dei medici presenti, venne stabilito che la perdita di peso medio per ciascuna persona era ¾ di oncia. Il Dott. MacDougall concluse che l’anima umana pesa circa 21/23 grammi. Oggi tutto può apparire immorale per l’interesse che suscitano e le critiche a volte possono anche apparire troppo dure ma se tutti abbiamo un’anima probaiblmente il professor McDougall l’aveva quasi misurata alla perfezione.

Una cosa da pazzi

Da qualche giorno si è festeggiato San Valentino, il patrono degli innamorati, nonostante il santo avesse tutt’altro nella testa (poi mozzata durante il martirio) che stare a guardare due piccioncini che si scambiavano effusioni amorose. Però l’amore, questa parola il cui significato piu’ recondito credo sia nascosto nelle sinapsi è davvero una cosa per pazzi. Solo chi è innamorato, cioè coloro che hanno creato un contatto alchemico che ha permesso di far esplodere una scintilla, può comprendere quanto sia folle questo sentimento. Bisogna essere pazzi per innamorarsi, cioè bisogna che il cervello non ragioni più con la consuetudine di mettere tutto a posto, di incasellare i pensieri, ma deve sparigliare, far saltare tutto, guardare alle cose in un modo del tutto diverso e anche farneticare. Si, farneticare, dire e fare cose apparentemente senza senso. Bisogna essere pazzi per trovare giustificazioni alle cose più assurde che poi a guardar bene, sono le uniche cose che contano davvero. Quando San Valentino benedisse e unì in matrimonio un ragazza cristiana con un soldato romano pagano venne arrestato e decapitato. Ora mi chiedo se quei due ragazzi non fossero stati cosi folli da sposarsi che cos’altro avrebbero potuto essere? Soprattutto in quei tempi dove la persecuzione dei cristiani da parte dei pagani romani era semplice routine quotidiana. La follia dell’essere innamorati, di avere quelle famose o quantomeno immaginarie farfalle nello stomaco credo che sia un’esperienza da provare per chi non l’ha ancora provata. Certo non si può cercare la persona con la quale innamorarsi come si cerca una scatola di pelati al supermercato ma se si è abbastanza pazzi per farlo allora si saprà anche rischiare e mettere in gioco il proprio valore e la propria capacità. Innamorarsi è pura follia e poi si perde la testa come accadde a San Valentino, ma solo metaforicamente si intende.