Cibo = cultura

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei.
Vegani, vegetariani, fruttariani, macrobiotici va tutto il mio rispetto perchè credo che se vengono fatte delle scelte quelle scelte vanno rispettate sia da chi ha intrapreso una strada diversa dalla nostra che mangiamo ogni genere di cibo senza distinzione, abbattendo i giudizi critici che non portano al confronto ma al distacco.
Premessa fatta.
Un elemento che caratterizza il nostro rapporto col cibo oggi è la frammentazione delle scelte alimentari. La globalizzazione dei mercati e la destagionalizzazione delle colture hanno allargato radicalmente l’offerta alimentare. Le persone si trovano a scegliere fra molte più alternative di un tempo e questo porta l’individuo a definire i propri criteri di selezione: ognuno si relaziona col cibo secondo una configurazione personalizzata di criteri che parla di chi siamo. Il famoso “siamo ciò che mangiamo” è vero non solo in senso biologico, ma anche in senso simbolico. Il cibo come metro di misurazione della comunicazione; con il cibo comunichiamo qualcosa e riceviamo in cambio un pensiero commisurato a quello che abbiamo sul piatto. Per essere piu’ chiari: chi mangia cibo sano è considerato piu’ intelligente e piu’ preparato culturalmente, piu’ responsabile e piu’ attraente di coloro che mangiano cibo “spazzatura” dove spiccano insicurezza, noia e dissocialità. Basta stereotipi! Il cibo che prepariamo e che mangiamo non deve essere lo specchietto per coloro che ci giudicano o perchè se mangiamo ostriche e caviale facciamo bella figura con i nostri commensali. Mangiamo ergo siamo, d’accordo, ma non possiamo giudicare nessun comportamento alimentare e non dobbiamo permettere agli altri di giudicarci se oggi mangiamo un piatto di minestra e domani una carbonara. Mangiare non è solo una necessità biologica ma è parte della cultura di un popolo e della sua cultura sociale, il cibo è vita e gioia e nessuno deve sentirsi giudicato.
Buon appetito.