Quando cambia il vento

Caratterialmente sono una persona determinata e senza condizionamenti esterni. Autodidatta e versatile, che mi adeguo a molte cose anche se non proprio a tutte tutte ma buona parte di esse (quelle a cui avrei dovuto dare meno peso) sono state fuorvianti per la mia professione e di riflesso anche nella vita privata. Ho tratto però grandissimi benefici da queste “porzioni” di situazioni poco consone alla mia formazione caratteriale, cosi pensai che perseverare (vedi post sulla perseveranza) non sempre ti fa incanalare le giuste energie nel giusto modo. È vero che la chiave del successo è la perseveranza, ma è anche la chiave per il fallimento. Il dualismo è d’uopo, come sempre poi. E nella maggior parte dei casi, la linea di confine tra la testardaggine e la costanza è molto sottile. Se parliamo della mia testardaggine ce ne sarebbero di aneddoti di cui scrivere ma per far cambiare il vento alla mia vita mi sono visto costretto a chiedermi come mai in tutti questi anni pur rimanendo ben saldo alle mie mete raggiunte in buona parte, dovevo assolutamente non farmi coinvolgere emotivamente da certe situazioni. Era il momento di abbandonare la nave? Cambiare la rotta? Oppure il vento stesso ci avrebbe pensato lui a gonfiare le mie vele? La ritirata strategica fu la risposta. Quello che in psicologia si chiama rinforzo intermittente. Il rinforzo intermittente produce una forte dipendenza. Fondamentalmente, si tratta di un alternarsi di situazioni positive e negative, successi e fallimenti, disperazione e speranza. Certo che non ero cosi sicuro come lo sono oggi, non ero cosi affidabile per me stesso come invece lo sono oggi. Il vento non si alzava e non potevo prendere la rotta che volevo; insicurezza annessa ad una folle paura di manovrare male le cime, un insuccesso sarebbe equivalso ad un naufragio. Progetti e relazioni non funzionavano piu’. Tutto si era fermato con la bonaccia. Allora il cambiamento fu una questione di vita o di morte, la seconda la traslascerei, quindi per continuare in ogni mia attività mi ritrassi in coperta o zona di comfort. Il vento si alzò. Le vele si gonfiarono e la rotta fu segnata sulla nuova “mappa” del mio navigare. Insoddisfazione, sfinimento, perdita di sensi, emozioni negative; niente di tutto questo fu piu’ tenuto in considerazione ma ci vollero mesi e mesi di ritiro, di…lockdown con il mondo esterno prima di ricominciare.

6 pensieri su “Quando cambia il vento”

  1. Io sono sempre stato molto insicuro, con gli anni questa mia caratteristica si è un po’ attenuata, ma di fondo lo sono ancora.
    Per questo motivo cerco di avere sempre tutto sotto controllo, in ogni situazione, per non trovarmi impreparato ed alimentare così le mie insicurezza. E da lì nasce l’ansia.
    Tutto molto bello.
    🙂

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  2. Ciao, questo post lo sento parecchio mio per due motivi,la tua citazione sul rinforzo intermittente, da ex terapista ABA so quando sia deleterio, come hai detto tu rende assolutamente dipendenti dal rinforzo, quando si rinforza un comportamento bisogna avere uno schema preciso, aldilà del lato professionale, beh, io in questo momento sono bloccata,in rada, nonostante il libeccio soffi sulle coste io non riesco a muovermi, a prendere una decisione.
    un abbraccio.

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