Una gita…fantasmagorica

Vado a raccontarvi una delle mie tante gite in moto per l’Italia del nord nelle quali ho avuto il piacere di essere innanzitutto accompagnato da due amici motociclisti e appassionati di paranormale che mi hanno aiutato a comprendere ancora di piu’ questo mondo cosi assurdo, irreale seppur cosi tangibile del mondo paranormale o di quelle attività elettromagnetiche in luoghi non piu’ abitati da persone fisiche ma da residui delle loro vite precedenti. Il castello di Landriano in provincia di Pavia è stato per me uno dei posti piu’ interessanti del nord-ovest d’Italia. Giugno 2017, giornata soleggiata e calda ma non afosa. Con la mia Harley Davidson in compagnia di Luca e Mary sulla Indian partimmo da Milano in direzione Landriano, nella bassa pavese. Il tragitto non presentò alcun problema e arrivammo a destinazione poco prima delle 10 di mattina. Un caffè al primo bar del paese (6000 abitanti) e due domande al benzinaio (i benzinai sanno tutto…) su come arrivare al castello. Una volta giunti al castelllo, nonostante fosse pieno giorno, l’atmosfera di quel luogo oramai abbandonato da moltissimi anni anche se oggi di proprietà privata, rilasciava qualcosa di strano. Suggestione forse…non lo so. Il castello risalirebbe all’anno 1037 e fu conteso da ostrogoti e bizantini. Nel 1531 Alessandro Landriani cedette la fortezza al gran cancelliere Francesco Taverna e la sua famiglia lo ha mantenuto per diversi secoli. Lasciammo le motociclette sulla stradina sterrata che fiancheggiava il lato ovest del castello e senza troppo dare nell’occhio ci incamminanno all’interno del maniero. Inutile fare una descrizione dello stato di degrado di quel luogo, lo lascio alla vostra immaginazione. Il mio carissimo amico Luca quando fummo giunti nell’anticamera principale del castello estrasse dallo zaino uno strumento molto particolare che misura la variazione di onde elettromagnetiche nell’area nella quale ci si trova. La prima fortissima sensazione fu quella di percepire uno spiffero di aria gelida sul viso anche se esternamente c’erano 28 gradi e dentro non era inferiore ai 22/23 gradi. Nessun segnale sul rilevatore di Luca. Salimmo le scale fino al piano superiore, stando attenti di non inciampare nei calcinacci e giunti sopra il rilevatore emise luci multicolori led e un segnale forte e assordante. Non c’erano alcune prese elettriche, tantomeno luci, lampade o cavi elettrici. Niente. Zero. Il rilevatore per alcuni minuti sembrò impazzito; in quell’area c’era qualcosa che avrebbe potuto rivelarsi molto imponente, molto decisa. Una forte sensazione di nausea a tutti e tre mentre Mary perse i sensi e dovette sdraiarsi sul pavimento. La giornata iniziava molto bene, quella che comunemente si può definire gita, si è rivelata una piccola tragedia. La nostra amica riprese i sensi ma disse di essere stata “toccata” da qualcosa o da qualcuno che era con noi tre in quella stanza ma che non si poteva vedere, tranne che nel segnale led dello strumento di rilevazione. In quelle condizioni di fortissimo disagio preferimmo abbandonare il castello e ripercorrere la via che portava a Milano, ed anche molto celermente. Attraverso alcuni documenti scopriamo che tra il XV e il XVI secolo visse una nobildonna di nome Giannetta. Si presume che tale Giannetta fosse una discendente diretta del castello e che fosse esperta nella preparazione di rimedi naturali per curare i problemi di salute. Fu proprio per questo che venne accusata di essere una strega dal generale Lautrec e venne condannata a morte sul rogo. Da allora il suo fantasma si aggira inquieto tra i vecchi ruderi di quella che fu la sua dimora apparendo ai coraggiosi temerari che si spingono fin lì per udire il suo malinconico canto. Non udimmo nessun canto, nessun lamento tantomeno nessun sussurro o parola, solo grande disagio fisico… Ah dimenticavo… Quando uscimmo da una porta delle porte laterali del castello per raggiungere le moto, percepimmo uno strano odore di legna bruciata, ma incendi in quei paraggi non c’erano.

8 pensieri su “Una gita…fantasmagorica”

  1. Immagino che la sosta al bar del paesino con 6000 abitanti sia stata molto piacevole: di norma in quegli ambienti c’è un’atmosfera molto familiare, che fa sentire a casa anche chi ci entra per la prima volta.

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