Rimedi popolari

La medicina popolare? Roba da comari di prezzemolo tritato, ciarlatani che si bevono di tutto? Siamo proprio sicuri che sia sempre cosi? Non metto minimamente in discussione la superiorità della scienza ufficiale, che sta facendo progressi sempre maggiori, però non tutto nel misterioso mondo della medicina preindustriale è da gettare via. Sarà capitato a qualche medico condotto, di quelli che venivano inviati nei paesini di montagna, di provare almeno un pò di imbarazzo davanti a qualche nuovo medicinale. Certi rimedi pur sembrando empirici sono frutto di una esperienza centenaria nella ricerca di specifici farmaci… naturali. L’uso di un’erba medicamentosa, per esempio, piuttosto che di un’altra, è stato selezionato da una specie di ricerca scientifica rudimentale, legata ai tempi e ai modi che il genere umano ha avuto, nel tempo, a disposizione. La medcina popolare conosce pochissimi tentennamenti nella diagnosi di una cura. Già dai primi sintomi di disturbo è in grado di tracciare le coordinate della sua genesi. La cultura orale contadina, con le sue nozioni elementari ma seguite con coerenza, individua le casue di moltissime malattie nell’azione di elementi naturali. Tra gli elementi naturali particolare importanza assumono l’aria, il sole, la luna unitamente alle variabili interne come il flusso sanguigno e la temperatura corporea. Una volta accertata l’origine del disturbo si passava alla fase della guarigione e nel grande formulario italiano ci si può davvero sbirzzarrire con i vari medicamenti naturali. Alcuni esempi: contro l’avvelenamento di punture di insetti si utilizzava impacchi di verbena e rosmarino. In Sicilia (usanza antichissima) si uccideva una gallina nera, si tagliava il becco e lo si infilava con violenza nella ferita. In Liguria i sintomi di avvelenamento venivano curati facendo bere al paziente due bicchieri di olio d’oliva. In Friuli Venezia Giulia e piu’ precisamente nella zona delle alpi Carniche le giovani fanciulle che volevano togliersi i fastidiosi pori sul viso, dovevano strofinare il viso con una ramo di frassino lasciato sepolto per 24 ore sotto il letame. Mal di stomaco e mal di pancia venivano curati con bevendo succo di limone e melanzana, in Lombardia con la borragine e in Toscana con il crescione, acqua di mandorle fresche in Sicilia. Contro il mal di mare i liguri consigliavano di mangiare le gallette secche a Cava dei Tirreni prescrivevano di fissare per tutto il viaggio le onde del mare. In Sicilia un pò di zafferano tenuto premuto sulla parte del cuore.

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