Quell’apparente stato di calma

La pandemia scatenata dal Coronavirus Covid-19 ha trasformato il caos organizzato della società dei consumi che abitiamo in un mondo apparentemente in stato di calma. Non che prima ci fosse calma e pace, anzi il regno del caos gestiva la nostra esistenza in lungo e in largo ma in tempi di mascherine e di restrizioni domiciliari, sono nate le aggravanti. Guardare le immagini di città abbandonate, deserte ,è davvero grottesco e surreale. Ma vero…purtroppo vero. I cinque continenti mostrano tutti lo stesso volto: strade vuote e città simili a lande desolate.Tutto si è fermato e tutto si è fermato, per la prima volta, insieme. Paradosso. Gli agglomerati urbani non sono mai stati cosi affollati come adesso: ognuno nella propria casa con la propria famiglia. Non era mai successo che le macchine per abitare funzionassero così a pieno regime con un fabbisogno così alto di energia per farle vivere. Queste macchine per abitare sono fornite di ogni bene di consumo. Insieme alle fonti di sostentamento materiali, potrebbero contenere molte cose immateriali di cui sappiamo poco perché non ci sono indicatori in grado di segnalarle. Per esempio risentimenti, rivendicazioni, rabbia, odio. Sentimenti, stati d’animo fino ad ora mostrati con pudore in pubblico e quasi mai collettivamente. Più in generale uno stato di malessere che il coprifuoco di questi giorni tiene nascosto. Vedremo cosa succederà quando le città riprenderanno il ritmo del lavoro e si ritornerà in strada. Il senso di sicurezza che abbiamo rimanendo nelle nostre case, nei nostri appartamenti quanto ancora potrà resistere? La pandemia è un contagio batteriologico virale e mortale se non viene curato con un vaccino. La pandemia ci ha reclusi in casa soprattutto perché non ci sono spazi sufficientemente grandi all’aperto da contenerci tutti, anche se a debita distanza. Nella maggior parte dei grandi agglomerati urbani si costruisce ovunque, le città sono fatte di sole case. Non c’è più il vuoto. È tutto pieno. Chi costruisce deve anche creare spazi liberi per la conservazione del vuoto, affimchè il sovraccarico non ci accechi e il vuoto giovi al nostro ristoro. Una volta terminata la quarantena…

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