Lezioni digitali ai tempi del Corona virus

L’ Italia è infetta dal corona-virus e a tal proposito noi italiani stiamo apprendendo moltissime cose dalla situazione di emergenza, molto su noi stessi e molto anche dalle persone che ci circondano. Probabilmetne questo stato del Decreto ci sta facendo bene sotto il profilo psicologico e spirituale, un pò dal punto di vista professionale perchè la possibilità di recarsi al lavoro è minima e quindi molti di noi sono obbligati a lavorare da casa grazie allo smart working. L’emergenza ci sta anche insegnando molto a proposito dell’Italia digitale e vale la pena fissare, nero su bianco, qualche prima lezione importante da non dimenticare neppure quando l’emergenza sarà finita (spero al piu’ presto).
Il primo punto è l’Italia che è in emergenza ed è divisa tra chi ha la fortuna e chi no. Molti cittadini abitano in zone dove l’alta velocità o la fibra ottica arriva sparata in casa, altri invece non arriva quasi nulla e non bastano pochi Mbyte per lavorare da casa. Lo smart working non è di tutti purtroppo in questo Paese. Un’altra dolorosa divisione dell’Italia dell’emergenza è quella delle competenze digitali. Anche in questo caso c’è chi le ha e chi non le ha. Chi le ha, sebbene cambiando le proprie abitudini, continua a lavorare, a studiare, a vivere un quotidiano diverso ma comunque accessibile grazie alle tecnologie digitali. Chi non le ha – e non riesce a recuperarle in fretta – si ritrova più isolato di quanto l’esigenza di contenimento del virus non imponga. Siamo nel 2020 e dovremmo essere tutti provvisti di competenze digitali. Forse qualcuno non ci sente o non vuole sentire. Le autocertificazioni o deleghe del ministero dell’interno per comprovare gli spostamenti per esigenze irrinunciabili. Chiusi gli uffici pubblici si accede all’amministrazione pubblica attraverso la rete e non serve mostrare la carta d’identità perchè il collegamento al servizio dovrebbe essere immediato. Ahimè però questo non avviene per l’80% dei casi quando un cittadino italiano ha bisogno di collegarsi con la pubblica amministrazione. Non si può procastinare con l’amministrazione pubblica serve un’identità digitale per tutti. Il virus assai di più della politica e dell’economia ha fatto capire a tutti la differenza che c’è tra la buona e la cattiva informazione e i rischi della disinformazione, naturalmente online come offline, su Facebook o Twitter come su un giornale blasonato. La chiarezza dell’informazione, innanzitutto come priorità assoluta. è un elemento al quale non possiamo rimanere passivi; siamo circondati da fakenews e dobbiamo accedere alle informazioni già sapendo da noi stessi quali sono le bufale e quali invece quelle reali. La quantità di informazioni in queste ultime due settimane è troppo ampia, troppo allargata e questo vale anche per le testate giornalistiche e per le tv a pagamento (concedetemi una divagazione dal tema). Il troppo storpia, diceva un’antico proverbio e il poco non abbonda.

Il decreto del Conte

L’allarme Covid-19 o corona Virus non è ancora cessato nel nostro Paese e stando alle previsioni e alle attuali statistiche, piu’ o meno esatte, il picco massimo dell’influenza batteriologica avverrà in questo fine settimana per poi andando lentamente a scemare nella settimana successiva. A fronte di tutto questo il governo ha attuato una misura molto restrittiva chiudendo scuole, palestre, negozi, lasciando aperti solo i supermercati laddove si registrano code interminabili di persone che prendono d’assalto le scorte alimentari come se non ci fosse piu’ un domani. Per uscire di casa ci vogliono le deleghe che il ministero dell’Interno ha creato appositamente per i cittadini che hanno estrema necessità di recarsi dal medico o in farmacia oppure al lavoro. Città e paesi sono deserti, il “coprifuoco” del Decreto del presidente del Consiglio Conte ha sortito effetti fuori misura anche se è comprensibile che tutto questo è stato fatto per la tutela e la salute di tutti i cittadini italiani. Sforzi che devono essere compiuti per noi stessi e per le nostre famiglie, non c’è nulla di cui opporsi a questo ma ciò che rende un pò bizzarra la faccenda corona virus è l’inadeguatezza in primis del decreto che chiude tutto ma lascia aperto tanto altro e in secundiis quella sgradevole nota politica che sta alla base di questa manovra. E quando parliamo di politica, che è il peggior virus al mondo, soprattutto se sono i governi ombra a tirare le fila ecco che dal cilindro magico salta fuori la parola “elezioni”. La credibilità o quanto meno una piccola parte di credibilità di questo DPCM farà avanzare di carriera l’attuale presidente del consiglio per un nuovo incarico nelle prossime elezioni. La borsa di Milano perde miliardi, i negozi chiudono e falliscono, lo scellerato becerismo italiano che non rispetta le regole e si riversa nelle strade con le movide e gli aperitivi a braccetto. Medici e infermieri stremati da ore di lavoro. Carceri in subbuglio. Posti di blocco e multe con tanto di denunce penali. E’ un coprifuoco politico, non certo, ripeto, iniquo ma con molte falle. Il presidente del consiglio Conte vede in lontananza la sua terza poltroncina d’oro. Credetemi non è un assalto politico questo post ma è un indignazione a come la salute dei cittadini italiani viene manipolata e gestita da burocrati e burocrazie che creano elusioni. Rimaniamo a casa, per il nostro bene e per quello degli altri anche se non siamo un popolo di grandi altruisti ma proviamoci almeno. Andrà tutto bene!