Sacro… o similitudini

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Reputiamo qualcosa di sacro quella situazione nella quale guardiamo al di fuori della nostra sfera umana e che quindi siamo pronti a venerare e ad adorare come tale. L’essere superiore che sta al di fuori di noi ci impone di pregarlo e quindi ci sottomette al suo volere. Sacro in realtà è l uomo stesso, noi siamo sacri perchè noi siamo già stati consacrati (non dalla Chiesa che è solo uno strumento materiale e fine a sè stessa) dal nostro io interiore. Nel momento in cui noi ci mettiamo a pregare, cantare o recitare un mantra lo facciamo per noi stessi e non per qualcosa che sta al di fuori di noi. Per millenni l uomo è stato manipolato dal “divino superiore” e dalle sue sfaccettature quando invece quell’energia che noi umani potremmo incanalare per noi stessi e per trarre beneficio per noi stessi, l’abbiamo sempre regalata ad altre forze in cambio di un qualcosa di supremo che ci avrebbe fatto godere delle richieste a noi presentate. La parola “sacro” è di origine indoeuropea e significa distaccato, cioè da cui si deve stare lontani, perchè straordinario o potente ma anche maledetto o pericoloso. Quindi la sacralità o l’essere sacro è qualcosa che potrebbe essere potenzialmente pericoloso oppure anche potrebbe giovare ma rimane all’essere umano la risposta. E’ opinabile che allora se tutto ciò che sta fuori rivela cosi tante insidie è meglio considerare la sacralità interiore a noi stessi, e non piu’ al di fuori. Il dualismo tra uomo e essere spirituale superiore è comunque essenziale ai fini della comprensione che tutto ciò che non è visibile potrebbe essere potenzialmente pericoloso mentre tutto ciò che è visibile o comunque percepibile dentro il nostro essere (già superiore per natura), è potenzialmente positivo per noi stessi e per rigenerare le nostre forze. Pregare qulacosa che sta fuori di noi avrebbe solo senso se non ci fossero state primordialmente quelle dottrine religiose che hanno imposto con brutale violenza psicologica preghiere e affinità mediante la gestione della mente ma non dello spirito. Coltivare dentro di sè la sacralità è un dono prestigioso che arricchirebbe il karma durante il percorso di vita su questo pianeta rimanendo distante dalle numerose ipocrisie religiose o similari. L’io è sacro a prescindere da ogni forma teologica.

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