Pensieri

Una caratteristica fondamentale dell’essere umano è di complicare tutto…
Quando c’è qualcosa di molto semplice non si accetta mai perché si cerca di farlo diventare complicato e se è piccolo diventa enorme, il fatto è che quello che diventa enorme non ha nessuna importanza, lo si ha solo ingigantito.
Si creano problemi inserendo terze persone senza guardarsi dentro e rientrare nella vera dimensione del problema ingigantito. Lasciatevi andare, prendete la giusta dimensione del problema con molta forza e coraggio lasciando andare pensieri che non aiutano.
Vivete in positivo senza nulla di dannoso creato da dinamiche di energie basse che voi stessi create con la mente.

Dopo la vita

Abbiamo voluto intitolare questo articolo:”L’oltre vita” perchè riteniamo che la morte dopo la vita non è solo materiale scientifico ma è anche una vera e propria realtà spirituale che emerge attraverso le testimonianze di coloro che hanno provato questa “sensazione” di essere catapultati fuori  dal proprio corpo. Nell’epoca contemporanea, intrisa di scientismo e materialismo, la maggior parte degli scienziati ritiene che il concetto di vita ultraterrena o è una sciocchezza, oppure, se realmente esistesse, è completamente indimostrabile. La morte fa paura. Perchè? Cosa temiamo della morte e del passaggio immediato tra il mondo terreno e l’altra dimensione? La risposta, anche se non precisa nei suoi particolari è racchiusa nell oblio che sospinge la nostra coscienza, o anima, a temere quello che poi succederà. L uomo in quanto essere umano vuole vivere e sente se stesso come un essere creato per vivere e il rischio che corre nell’essere consegnato al non-essere, è fonte di una profonda angoscia esistenziale.Se da una parte le religioni, sapienze antiche, prospettano la certa continuazione della vita nell’aldilà, fornendo una straordinaria mitigazione della paura della morte e un sostanziale significato alla vita del credente, la società contemporanea tende ad esorcizzare la paura della morte o cancellandola dall’esperienza quotidiana, evitando di parlarne o di pensarvi. La scienza prova a dare spiegazioni ma le teorie sono sempre inferiori alle pratiche da mettere a conoscenza, solamente chi ha provato a percorrere un viaggio extracorporeo una volta ritornato ha portato la testimonianza che nell’oltre vita esiste qualcosa di concreto. Chi affronta questi viaggi oltre lo spazio–tempo scopre che la morte non esiste e, non essendo affatto un’esperienza traumatica ma solo un passaggio di dimensioni, non ne ha più paura. Ed ecco che la vita, per chi accoglie la morte senza paura e con essa la certezza della sopravvivenza, assume un altro colore, diventa un cammino più facile e gioioso, dove non esiste più nessun problema che non possa essere risolto, nessun timore che non possa essere fugato, nessun dolore che non possa essere placato. Il mistero è racchiuso nell’oltre vita ma nonostante tutto le risposte giungono improvvise e inaspettate, quando ci si cala dentro di sé, nel profondo, durante una meditazione o un esercizio di respirazione. In quel frangente il mistero della vita e dell’oltre vita si mettono alla pari perchè vita e morte non sono esperienze separate, ma fanno parte di un ciclo che si ripete all’ infinito finché non usciamo dalla catena delle esistenze per conquistare finalmente la vita dello spirito, che tuttavia non è raggiungile solo nell’altra dimensione, ma anche qui ed ora da coloro che hanno appreso ad ascoltare la sua voce.

Tempi arroganti

“Il mite non apre mai il fuoco, ma quando lo fanno i protervi lo sa attraversare.” Una citazione di Norberto Bobbio. E’ indubbio che la mitezza è il contrario dell’arroganza. L’arroganza di questi tempi da invasioni barbare e di sfrontatezza gratuita è intesa come un’ opinione esagerata dei propri meriti e che giustifica la sopraffazione. Ma c’è la protervia che è quell’arroganza gratuita e sfrontata che non trovi confini. Viviamo tutto dentro a questa grande bolla quotidiana dove troviamo la mitezza che è abuso di potenza e concretamente esercitata e sull’altra sponda c’è l’arroganza che fa abuso di potere e purtroppo viene esercitata troppo concretamente. L’arrogante fa bella mostra di sè e se potesse ti schiaccerebbe con un solo dito. Il mite invece è colui che lascia lascia essere l’altro quello che è… Il mite abbatte l’arroganza con il solo silenzio. Avete mai visto una persona mite aprire il fuoco su una persona arrogante? Io mai perchè mi riconosco come persona mite ma essendo tale non mi lascio bruciare dai loro lanciafiamme anzi attraverso il fuoco senza bruciarmi. Non altero i sentimenti, essi rimangono intatti e mantengo la mia disponibilità e la mia compostezza. Agli arroganti questo non piace perchè è contro la loro “eccellenza” che sfoggiano davanti alle telecamere o seduti su una poltrona a pontificare chiunque passi sotto il loro scranno. Ho classificato gli arroganti in tre distinti gruppi: Il protervo mediatico è colui che dietro ad una disgrazia o ad un fatto di cronaca pesante (vedi la morte di Desirée) riesce a spettacolarizzare la sua immagine ostentadone le forme e le dimensioni del suo arrivismo. Vogliamo parlare di Donald Trump? Il prepotente globale. Da due anni abita alla Casa Bianca ed è il paladino ed il motore di tutti i protervi che guidano tutti gli stati. Dulcis in fundo c’è l’arrogante locale che blatera di supremazia, superiorità e che si  arroga il diritto di parlare in nome del popolo ma che esclude automaticamente chi non fa parte del suo popolo. Tempi durissimi per i miti che anche la Bibbia cita: “beati i miti che erediteranno la terra” anche se sarà necessario difendersi dagli arroganti dimenticandosi di porgere l’altra guancia. Il mite non è un buonista e non è un debole. Il mite sa conquistare i territori dell’arroganza con meticolosa precisione chilometro dopo chilometro. Per essere miti nel terzo millennio necessitano i super poteri dei personaggi della Marvel; l’arroganza è viscida e si trova ad ogni angolo delle strade e cola dai muri e dai tetti esce dai televisori e spesso anche dalla rete nei social ma a combatterla ci sono i miti e la loro granitica convinzione di lottatori.