La sosta

Luca Grimaldi viaggiava moltissimo. Da oltre dodici anni faceva il piazzista per una ditta di pentole e accessori per la casa. Quel venerdi notte, Luca aveva fatto molto tardi; un cliente l’aveva trattenuto troppo a lungo… Le solite manfrine sul prezzo e sulla consegna. Cose di normale routine. Luca vedeva chilometri d’autostrade tutti i giorni, conosceva quel tratto perfettamente e, nonostante la fitta nebbia guidava con sconsiderata sicurezza al punto che, nel procedere a velocità sostenuta, quasi non vide un mezzo che andava molto lento, incerto a causa della foschia. I riflessi pronti lo guidarono alla salvezza e riuscì a schivare il mezzo, lo superò e rientro nella corsia di marcia lenta. Correva troppo e la nebbia era sempre piu’ fitta. Correva perché non vedeva l’ora di arrivare alla più vicina area di servizio per fare pipì poiché lui non avrebbe mai fatto pipì sul ciglio di un’autostrada neppure con la bruma che lo proteggeva da sguardi inopportuni. Arrivato a destinazione notò che praticamente non c’era nessuno.
<< Meglio cosi non perdo tempo a fare la fila>>. Pensò.
Entrando nel nuovo e lucido autogrill si avvicinò al banco dietro al quale c’era una ragazza davvero brutta. Filiforme tanto da sembrare anoressica. I capelli unti mal legati in una coda di cavallo bassa. Lo sguardo insoddisfatto e stanco di chi sognava di fare ben altro che la barista di una catena d’autogrill. Ordinò un cappuccino che la ragazza servì quasi subito con noncuranza e trascuratezza. Luca bevve il cappuccino ma ad un tratto venne a mancare la luce. Sul retro del bar una voce di ragazza che imprecava aiuto. Luca preso dal panico cercò subito la fuga verso la porta ma nel tragitto andò a sbattere contro lo scaffale dei giornali. Arrivò alle porte ma queste non si aprirono. Poteva avvertire il rumore elettrico della fotocellula ma non ci fu nulla da fare. Fuori la nebbia si faceva sempre piu’ fitta e avvolgeva il parcheggio dell’autogrill con un manto bianchissimo. Pensò di tornare indietro verso il bancone del bar, tornò a sbattere contro uno scaffale, e giunto al banco del bar vide che la ragazza che poco prima aveva servito il cappuccino era appoggiata alla macchina del caffè. Una fioca luce al neon quella di emergenza conferiva al volto della barista un senso di strana bellezza. Non sembrava piu’ la stessa di prima. Luca la chiamò ripetutamente ma capì subito che era morta. Entrò dietro al banco del bar e cercò di capire cosa fosse successo alla ragazza: una lama l’aveva trapassata dalla zona lombare. Luca cercò di soffocare un grido di terrore. Il cuore pompava sangue all’infinito, sembrava stesse per scoppiare. Si inginocchiò cercando di ripararsi sotto il bancone del bar. C’era qualcuno nell’oscurità. Sentì un rumore proveniente dalla zona del mini-ristorante; erano passi. Luca lentamente a carponi e quasi senza piu’ aria nei polmoni, strisciò carponi lungo tutta la pedana di legno del bar. Arrivato all’estremità si alzò sulle ginocchia restando accucciato con la schiena al di sotto del riparo che questo gli forniva. Cercò riparo dietro a degli scaffali ma dietro di lui oltre al rumore degli oggetti che cadevano sul pavimento vi era anche il rumore di due lame, Rischiò di cadere per altre due volte, l’autogrill era invaso dall’oscurità, solo le luci del piazzale riflettevano ombre nella nebbia simili a fantasmi che assistevano passivamente alla scena. Quasi non si accorse del riflesso accanto al suo, sul vetro che vibrava sotto i suoi colpi, ma udì perfettamente il sibilare della lama che prima tagliò l’aria alla sua destra e poi si conficcò nel suo collo.
Il dolore fu improvviso, un bruciore che partiva dall’esterno e si propagava nell’esofago che intanto si riempiva di liquido caldo, impedendogli di continuare ad urlare, di respirare perfino… Cadde a terra, tentò di raggiungere con le mani la lama per sfilarla ma ogni movimento era fonte di un dolore insopportabile. L’agonia di Luca era giunta insesorabile e mentre si contorceva in spasmi violenti vide solamente gli scarponi e in pantaloni del suo assassino. Chiuse gli occhi, oramai aveva raggiunto il capolinea della sua vita ma percepì una voce che disse: “Così impari a tagliarmi la strada, mentre c’è la nebbia!”