Radio Spazio

A detta di molti scienziati l’unico mezzo efficace per la ricerca di vita extraterrestre è rappresentato dalle onde radio. L’ascolto dei segnali provenienti dall’universo potrebbe un giorno rivelare l’esistenza di pianeti abitati da forme di vita alternative.  La crescente consapevolezza della possibilità che esistono altre forme di vita nello spazio ottenne un riconoscimento molto importante nel 1972. In quell’anno dagli Stati Uniti partì un’iniziativa molto particolare rivolti agli “ipotetici” abitanti di altri mondi: inviare dei messaggi stampati su una piccola targa di alluminio applicati ai supporti di un’antenna di una sonda spaziale, il Pioneer 10. L’anno successivo anche il Pioneer 11 svolse lo stesso lavoro del suo predecessore. Sul finire degli anni ’80 le sonde avevano ormai valicato i confini del sistema solare, superando l’oscura e gelida regione occupata da Plutone. L’universo pulsa di onde radio, lo spazio e le galassie sono enormi ricetrasmettitori di onde radio. Un ronzio continuo di segnali che provengono dalle stelle, dalle galasse e addirittura dal pulviscolo cosmico. Questi segnali sono dovuti a fenomeni fisici e, sebbene i radioastronomi abbiano appreso da essi molti dati sulla loro origine, mancano le prove di radiotrasmissioni volontarie. Tuttavia, poiché le onde radio viaggiano alla velocità della luce e sono facilmente utilizzabili per lanciare messaggi, sembra logico immaginare che ogni eventuale contatto tra civiltà diverse inizierebbe certamente via radio. L’universo ha una voce, l’universo ha una sua forma di vita che soltanto attraverso le onde radio è possibile captare. Ad Arecibo, in Portorico, c’è un enorme radiotelescopio dal diametro di 305 mt. (il più grande al mondo). Questo potente mezzo è in grado di ricevere segnali dallo spazio ma gli appassionati vorrebbero molto di piu’ e con a disposizione fondi maggiori potrebbero proseguire l’annosa ricerca di vita non terrestri attraverso la captazione di segnali radio. Intanto si sono fatti alcuni progressi più modesti e gli scienziati impegnati in questo campo continuano ad ascoltare nel “buco dell’acqua” nella speranza che un giorno qualcosa spunti fuori dal rumore privo di senso ad annunciare che gli uomini non sono soli nell’universo. E anche se questo attivismo e queste speranze fanno magari storcere il naso agli scienziati ortodossi, non hanno mai suscitato le reazioni di scherno spesso riservate ingiustamente agli ufologi. Lo spazio parla, ci racconta, ci fa vivere in diretta ogni giorno tutto ciò che accade minuto per minuto. Una radiocronaca galattica.

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