Usi e getti

Ogni giorno siamo bombardati da messaggi, pubblicitari e non, che ci dicono come vestirci, cosa mangiare, cosa ci può rendere felici, cosa significa avere una vita di successo e quale tipo di relazione dobbiamo avere. Amici? Tanti, per uscire fino a tarda mattina (dalla sera prima), per viaggiare in posti di tendenza. Conoscenze? Ancora di più, per fare numero su Facebook, su Instagram, e avere l’impressione di essere popolare, altrimenti non sei nessuno. Ma quando hai semplicemente bisogno di fare una chiacchierata a cuore aperto, di berr un caffè in compagnia o di stare con qualcuno di fiducia, in mezzo a questi “settordici” mila persone non c’è nessuno. Ovviamente, tutto questo non ci rende felice e ci spinge semplicemente a muovere verso l’aspetto affettivo una tendenza consumistica che ha già invaso il nostro quotidiano (e non c’è migliore consumatore di un consumatore profondamente infelice).
Stiamo proiettando le nostre abitudini consumistiche sulla sfera affettiva. Mentre compriamo tanto, sprechiamo tanto, buttiamo via tanto e se qualcosa non è perfetto, lo eliminiamo, facciamo la stessa cosa con le persone: ne incontriamo tante, usciamo con tante e appena qualcosa non va, le ignoriamo senza degnarle di una spiegazione. Sembra un’esagerazione ma l’aumento del ghosting ci dimostra che purtroppo non è così. Le ragioni potrebbero essere molte ma ciò che ci vedo io (ed è solo un’ipotesi), è una ferita di fondo che si tenta di nascondere. Bisogna essere realisti, al tempo dei nostri nonni, quando le cose non si buttavano via ma si aggiustavano, loro riconoscevano forse meglio il valore delle cose e avevano un’idea concreta di come vivere nel mondo.
Ora, il mondo cambia talmente tanto velocemente che ci sfugge dalle mani. Siamo più insicuri rispetto al passato, non siamo nemmeno sicuri che, tra le tensioni internazionali, le crisi economiche e i problemi d’inquinamento, avremo un futuro. Ci sentiamo aggrediti dal mondo, ecco perché vogliamo proteggerci e rinchiuderci dentro l’unica cosa che ci sembra sicura: noi stessi.




La metà oscura

La metà oscura

Thad Beaumont è uno scrittore di successo che per anni ha pubblicato romanzi con lo pseudonimo di George Stark: storie violente e di successo, che lo hanno reso ricco e famoso. Ora può finalmente scrivere con il vero nome, ma non sa che la figura di Stark, la sua metà oscura, non intende affatto sparire: più viva e spietatata che mai, diventa una macchina di morte che distrugge quanto incontra sulla strada che conduce al suo creatore. Per difendersi da questa orribile minaccia, Thad dovrà spingersi negli angoli più inquietanti della sua mente…

Ottimo esempio di romanzo horror allo stato puro. King sposa tensione e splatter in una storia incredibilmente convincente, per le sue peculiarità. Condensa, al meglio, il dott. Jekill e Mr. Hide con il romanzo di Dorian Gray in un grande racconto a tinte forti.
Romanzo molto bello e avvincente. Stephen King ha una mente che è maledettamente straordinaria! Uno scrittore che parla nel libro di un altro scrittore e del suo pseudonimo non è facile da farsi.

Multiversione

Filippo, un ragazzo di 17 anni sta passeggiando per piazza Duomo a Milano con un amico di scuola quando ad un certo punto il ragazzo ha come un flashback e per alcuni millesimi di secondo (non è quantificabile esattamente il tempo) si ritrova catapultato indietro nel tempo. Filippo non comprende dove si trova, forse non ha nemmeno il tempo per pensare che di nuovo si ritrova in piazza Duomo con l’amico a passeggiare. Un dejavu? Uno spostamento in un multiverso? Una zona neutrale tra vari mondi? Non è facile dare una spiegazione a quanto è accaduto a Filippo (la storia è reale, il nome è solo per rispettare la privacy) che ai suoi genitori ha raccontato quanto gli è accaduto e che in passato aveva già sperimentato questo genere di “flash” durati brevi fotogrammi. Quando mi hanno raccontato questo strano episodio ho voluto fare una piccola ricerca ed ho scoperto che spesso questi avvenimenti, rari ma molto interessanti dal punto di vista del paranormale, si verificano attraverso dei canali energetici che collegano l’universo con il multiverso; ovvero con un’altra forma di mondo implementato nella materia oscura. All’interno della teoria del multiverso, i ricercatori, infatti, hanno mostrato che gli universi paralleli potrebbero ospitare forme di vita, proprio come avviene nel nostro mondo e quindi questi mondi viaggiano in parallelo al nostro mondo e al nostro universo, perlomeno conosciuto. E’ risaputo che piu’ materia oscura c’è nell’universo e piu’ c’è possibilità di trovare dei “canali” aperti che potrebbero condurci in questi mondi separati ma paralleli. La realtà potrebbe essere formata da molteplici universi, ciascuno con una proporzione diversa di energia oscura in dotazione. Quello in cui viviamo è uno tra tanti universi, che godrebbe però di una rara fortuna: la “giusta quantità” di energia oscura, abbastanza ridotta da permettere la vita. La scienza adotta spiegazioni concrete ma non può abbracciare la teoria del paranormale perchè non razionale e non soggetta ad approvazione da parte della comunità scientifica. Allora Filippo è stato “rapito” da questa energia che l’ha trasportato in un’altro mondo? Se questo universo è parallelo ad un altro perchè questo passaggio? Quale messaggio ci “vogliono” dare dal parallelo universo? Credo che ci possa essere una risposta nella quantità di energia accumulata da Filippo, un essere giovane, pieno di forza e di vitalità e quindi piu’ incline, seppure inconsciamente ad entrare in contatto con altre forze, altre energie oltre il velo del tempo.

Tutto l’oro del Califfo

L’ Isis dov’è finito? O meglio dov’è finito il bottino di questa organizzazione criminale di cui fanno parte anche mercenari dell’occidente (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia, Germania). Lingotti d’oro e milioni di dollari del tesoro dell’Isis, il «fantasma» del Califfo, ostaggi eccellenti e jihadiste italiane scomparse sono i misteri dello Stato islamico, che forse rimarranno nella leggenda per sempre come alla fine del Terzo Reich. Le cifre sono molto alte e si aggirano sui 400 milioni di dollari, spicciolo piu’ spicciolo meno. I signori delle bandiere nere sono scappati dalla loro capitale Raqqa (la capitale storica dell’ Isis in Siria) portandosi dietro questo grande bottino di “guerra”. Giocoforza gli Stati Uniti, gli stessi che forniscono mercenari ed armi a questi tagliagole, si sono immediatamente messi sulle tracce di questo tesoro che nel tempo si è ridotto (inizialmente is parlava di 6 miliardi di dollari). E qui entrano in gioco i servizi segreti che si fanno in quattro per recuperare il tesoro. Molte casse di oro sono state sotterrate nel deserto quindi introvabili e stanno lì caldi caldi per un futuro finanziamento per atti terroristici. Ma il califfo? Che fine ha fatto? Secondo le ultime informazioni lo stoico personaggio si troverebbe nascosto da qualche parte in Siria con un giubbotto pieno di esplosivi? L’ Isis del califfo Al Baghdadi conta su una serie di canali di informazione economica e sugli apporti finanziari di banche europee e mondiali. Essendo tutto solo la punta dell’iceberg è plausibile pensare che sotto la superficie di questa organizzazione ci siano altre organizzazioni a sostenere il califfo quali le multinazionali produttrici di armi e tecnologie di guerra all’avanguardia, le corporazioni delle grandi banche mondiali legate ai governi. Verrebbe da dire è tutto un “magna magna” ma possiamo tranquillamente urlarlo che l’economia sommersa e le finanziarie sono le prime a fornire sovvenzioni ai terroristo. L’ Isis è una vera multinazionale dell’ orrore e nessuno si è mai preoccupato del pericolo che si corre lasciando a piede libero il califfo e il suo malloppo. Il finanziamento infinito verso queste organizzazioni fomenta sempre piu’ attentati e sempre piu’ stragi sopratutto nel vecchio continente. Questi accumuli di ricchezza sono finiti nei forzieri del califfo andando a creare cosi lo zoccolo duro del tesoro ancora non trovato, forse introvabile.