Italia, terra di arte perduta

Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese da sempre considerato la terra dell’arte, della cultura e della storia. Eppure troppo spesso, negli ultimi anni, vediamo muri delle ville romane che cadono a pezzi, musei chiusi per mancanza di personale, castell e chiese abbandonati ad un inevitabile declino. Purtroppo il degrado ambientale e la mancanza di attenzioni ha portato il nostro Paese a porre una intensa riflessione sull’intero panorama culturale ed artistico. L’Italia ha sapientemente sfruttato la sua geografia e la sua storia come fattori naturali di affermazione turistica, senza però in alcun modo preoccuparsi di specializzare e di potenziare le strutture dell’offerta delle sue risorse, di ridistribuire i flussi turistici sul territorio nazionale, di mantenere elevato il livello della domanda interna. Viaggio spesso e mi piace visitare luoghi di cultura e di storia ma ogni volta che giungo in questi luoghi penso che il nostro Paese abbia “campato di rendita” grazie alle eredità artistiche e agli immensi patrimoni culturali che ha ricevuto dal passato ma la crescita del turismo culturale ha superato ogni previsione facendo emergere i grandi problemi fin’ora inediti. Servirebbe un ritorno al passato per riportare ai fasti l’arte e la storia e Federico Zeri (critico d’arte) già vent’anni fa aveva fatto una radiografia del sistema artistico e culturale italiano.
«l’Italia passa generalmente per essere la terra dell’arte, ma rischia di diventare la terra del funerale dell’arte; perché ovunque si vada, in qualsiasi luogo, in qualsiasi chiesa, in qualsiasi piccolo villaggio, si trova qualcosa di molto importante culturalmente, artisticamente, che sta andando in rovina. Perché? Come mai si è verificata questa situazione? Alcuni danno una risposta molto facile. Perché ne abbiamo troppe, di cose belle. Ma come mai, pur essendo tante, si sono salvate durante i secoli? La verità è che c’è stato un fenomeno parallelo che ha portato a questo degrado. Da un lato, la fine della civiltà contadina, quindi l’abbandono di una infinità di chiese, di santuari. Dall’altro, la fine della cultura classica, dovuta anche gran parte alla diffusione dello strumento televisivo. Perciò moltissimi monumenti, moltissime opere, che una volta erano guardati con venerazione che costituivano il vanto dei luoghi in cui si trovavano, sono stati completamente trascurati, negletti. A ciò si aggiungano cause secondarie: l’indifferenza della classe politica per i beni culturali, la scarsa attenzione a chi, studiosi, amministratori, fa parte delle Belle Arti. Costoro sono sempre di meno e sempre meno pagati. Poi, dulcis in fundo, l’insegnamento universitario, che nel campo della storia dell’arte, salvo pochissimi casi, è di livello veramente deplorevole. Si trascura la tutela, il rispetto delle opere d’arte e si predilige invece il discorso astratto, teorico, che ha scarso peso sulla realtà e sulla sopravvivenza delle opere. Questa è la ragione per la quale dovunque si vada si vedono sculture mutilate, affreschi che si sfarinano, monumenti alterati o addirittura demoliti, scavi clandestini, luoghi deputati dalla cultura mondiale, come Pompei, invasi dalle erbacce, con intonaci coperti di graffiti o che si stanno sgretolando».

Uomini e croci

Da sempre l’umanità ha progettato, combattuto o partecipato a guerre in nome di qualche religione. Il fanatismo c’era già allora ed oggi si è sviluppato su larga scala ma con ideali forse meno religiosi e piu’ legati all’interesse personale di coloro che tirano i fili del potere. L’ordine dei templari aveva predisposto una linea di azione mirata alla conquista della Terra Santa in nome di Dio; ma se non è fanatismo questo cos’altro potrebbe essere? Premetendo che la storia dei templari rimane sempre dal punto di visto esoterico e storico lo zoccolo duro della storia dell’umanità nonostante la data di fondazione di questo Ordine non è mai stata ben collocata nella storiografia mondiale. Molti studiosi credono che la mancanza di riferimenti certi e la non uniformità di quelli esistenti sia dovuta al fatto che l’Ordine Templare sia esistito per diversi anni in segreto prima di uscire allo scoperto. Come e dove nacque l’Ordine dei cavalieri Templari non è mai stato definito. Probabilmente attorno al 1130 un certo Gugliemo di Tiro, un arcivescovo raccontò nella sua “Historia rerum in partibus transmarinis gestarum” (Storia degli avvenimenti d’oltremare), un gruppo di cavalieri fece solenne voto davanti a Garimond, patriarca di Gerusalemme, di vivere, da quel momento in poi, secondo le regole di San Benedetto: in povertà, castità e obbedienza. I Templari questi misteriosi ed enigmatici uomini d’arme che non lasciavano nulla sul loro cammino costellato di battaglie e di grandi bottini. Parteciparono alle crociate e molti di loro decisero di stabilirsi a Gerusalemme, adottando uno stile di vita monastico presso la Basilica del Santo Sepolcro. In realtà lo scopo ultimo dei Templari era saccheggiare il Tempio del re Salomone e non viverci dentro. Tre Papi concessero all’ordine dei Templari di sviluppare la propria egemonia a Gerusalemme ed ecco che questi uomin con le croci sulla tunica iniziarono ad arricchirsi grazie al primo sistema bancario al mondo. I Templari furono i primi banchieri a maneggiare denaro per conto dei pellegrini destinati alla Terra Santa. Usura e strozzinaggio i Templari ne erano maestri, perlomeno alcuni di loro sapevano farlo egregiamente. Qualcuno però, un certo re Filippo IV di Francia che fu un “cliente” della banca dei Templari e indebitato fino al collo nel 1307 fece arrestare l’intero ordine con l’appoggio di Papa Clemente V. Il direttore dei Templari, Jacques De Molay venne messo al rogo e bruciato vivo. Il ciclo dei Templari non si è mai fermato perchè la storia anora oggi è protagonista nella vita dell’economia dei Paesi europei. La fine di un epoca e di un mito quello dei Templari ma che oggi continua perchè se non ci sono piu’ uomini con spade e lance oggi ci sono invece uomini in giacca e cravatta che fanno riermegere i fasti dei monaci templari grazie alle fratellanze e ancora piu’ importante con le logge massoniche.

Rosso barocco

Rosso barocco

È piena estate e la città Eterna è assediata dall’afa, quando il libraio Ettore Misericordia, detective dilettante, e il suo fido assistente Fango sono convocati dall’ispettore Ceratti, con il quale spesso collaborano. Una strana, enigmatica scritta è comparsa nella cripta di San Carlino alle Quattro Fontane e, poco dopo il ritrovamento, una giovane donna viene brutalmente assassinata a piazza Navona. La scia di sangue e mistero che lega tra loro questi eventi porterà Misericordia indietro nel tempo, fino all’antica rivalità fra i due geni del Barocco a Roma, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.

E’ la prima volta che leggo uno dei tanti lavori di giallo Italia e in particolare di Max e Francesco Morini che hanno scritto un discreto giallo all’italiana anche se poco ricco qua e la di particolari.
Un bel giallo, in parte anche divertente, interessante i molti riferimenti storici di alcuni personaggi nonché la storia dei vari monumenti e chiese, un giallo con alla base l’amore per una donna e i problemi psicologici dell’assassino. Se dovessi dare un voto a questo libro… darei un bel 7 per la stesura e per la particolare ambientazione in una Roma deserta e accaldata. Mentre leggevo queste righe mi sono lasciato trasportare anche dai miei viaggi che ho fatto a Roma negli anni scorsi rivedendo i monumenti che fanno di questa città la capitale della cultura e della storia d’ Italia. Un bel giallo. Consigliato.

Castel del Monte

Se non fosse stato per il forte maltempo che gravava sulla Puglia quella primavera del 2012, avrei potuto anche fare visita a tutti i castelli normanni della zona del tavoliere. Purtroppo però con la moto e le strade molto accidentate dovetti desistere e fermarmi a Gravina di Puglia dove si trova il parco nazionale delle Alte Murge a circa 20 km. da Andria. Appena si calmò il maltempo (relativamente) presi la moto e mi addentrai nel parco fino a quando non trovai questo enorme spiazzo sul quale c’era questo castello a forma ottagonale che l’UNESCO abbracciò accogliendolo nella sua grande famiglia dei patrmoni mondiali. Il castello di Federico II di Svevia è stupefacente, sembra sia stato messo lì per dominare tutta la regione e il mondo intero. E’ un’opera spettacolare che racchiude elementi stilistici diversi, dal taglio romanico dei leoni dell’ingresso alla cornice gotica delle torri, dall’arte classica dei fregi interni alla struttura difensiva dell’architettura fino alle delicate raffinatezze dello stile arabo. Castel del Monte fu costruito nel 1240 e da subito divenne sede permanente della corte di re Federico II soprannominato “stupor mundi” perchè molto eclettico e alquano aperto di idee e di pensiero ma soprattutto perchè era una persona intrisa di mistero tanto che lasciò in eredità il mistero del castello stesso. Arrivando si nota subito la sua architettura a forma ottagonale e cosa alquanto strana che notai visitandolo, la mancanza delle stalle, di un fossato e di un muro di cinta lasciarono in me un forte dubbio. Federico II lo costruì per lasciare una traccia della sua cultura e della sua apertura mentale oppure solo per puro gusto personale? La risposta mi arrivò quando entrai all’interno del castello. Internamente non c’erano sale, porte o passaggi, niente di tutto questo, perchè tutto è a forma di ottagono. Otto sono i lati della pianta del castello, otto le sale del piano terra e del primo piano a pianta trapezoidale disposte in modo da formare un ottagono, e otto sono le imponenti torri, ovviamente a pianta ottagonale, disposte su ognuno degli otto spigoli. Si ritiene che nel cortile interno fosse presente una vasca anch’essa ottagonale.  C’è una forte atmosfera quasi ancestrale in quel posto. C’è molto silenzio in questa zona e quando si guarda da fuori il castello sembra che tutto il complesso parli al visitatore come se volesse rivelare il proprio segreto. La chiave di lettura secondo me sta nell’esoterismo e nella simbologia rappresentata dalla ripetizione del numero 8. Il numero che raffigura l’infinito proprio a dimostrazione del fatto che Castel del Monte rimarrà per sempre cosi in nome del re Federico e delle sue grandi imprese. Mi piacerebbe ritornare a Castel del Monte perchè si torna sempre in questi posti dove c’è qualcosa di cui sei stato fortemente attratto in passato. Il mistero forse è risolvibile e la mia moto è pronta.