Una cosa da pazzi

Da qualche giorno si è festeggiato San Valentino, il patrono degli innamorati, nonostante il santo avesse tutt’altro nella testa (poi mozzata durante il martirio) che stare a guardare due piccioncini che si scambiavano effusioni amorose. Però l’amore, questa parola il cui significato piu’ recondito credo sia nascosto nelle sinapsi è davvero una cosa per pazzi. Solo chi è innamorato, cioè coloro che hanno creato un contatto alchemico che ha permesso di far esplodere una scintilla, può comprendere quanto sia folle questo sentimento. Bisogna essere pazzi per innamorarsi, cioè bisogna che il cervello non ragioni più con la consuetudine di mettere tutto a posto, di incasellare i pensieri, ma deve sparigliare, far saltare tutto, guardare alle cose in un modo del tutto diverso e anche farneticare. Si, farneticare, dire e fare cose apparentemente senza senso. Bisogna essere pazzi per trovare giustificazioni alle cose più assurde che poi a guardar bene, sono le uniche cose che contano davvero. Quando San Valentino benedisse e unì in matrimonio un ragazza cristiana con un soldato romano pagano venne arrestato e decapitato. Ora mi chiedo se quei due ragazzi non fossero stati cosi folli da sposarsi che cos’altro avrebbero potuto essere? Soprattutto in quei tempi dove la persecuzione dei cristiani da parte dei pagani romani era semplice routine quotidiana. La follia dell’essere innamorati, di avere quelle famose o quantomeno immaginarie farfalle nello stomaco credo che sia un’esperienza da provare per chi non l’ha ancora provata. Certo non si può cercare la persona con la quale innamorarsi come si cerca una scatola di pelati al supermercato ma se si è abbastanza pazzi per farlo allora si saprà anche rischiare e mettere in gioco il proprio valore e la propria capacità. Innamorarsi è pura follia e poi si perde la testa come accadde a San Valentino, ma solo metaforicamente si intende.