Generazione ai raggi X

Oggi hanno tra i 37 e i 51 anni e in Italia sono poco piu’ di 14,3 milioni, di oltre 10 milioni nel mondo del lavoro. La generazione di cui anche io faccio parte. Ogni generazione ha un proprio standard di vita e proprie abitudini, sarebbe anormale se non fosse cosi. La mia generazione è quella del “non prendere caramelle da uno sconosciuto” oppure “non fidarti di quella persona“. Lo scetticismo (di cui non rientro assolutamente in questa casistica). Spesso però noi della generazione X prendiamo questi moniti come “cosa ci guadagno?” Qualcosa che deve portare per forza ad una valida motivazione o ad un progetto finalizzato ad un ritorno. La generazione X, che bella generazione perchè è quella che quando eravamo bambini o appena adolescenti avevamo già visto in tv il referendum sul divorzio, il padre uscire la mattina per andare al lavoro e rientrare a casa la sera con una lettera di licenziamento. Tra i 10 e i 12 anni noi di questa generazione abbiamo avuto a che fare con i nostri fratelli o sorelle (io sono figlio unico) per badare loro e per accudire casa e aiutare i genitori che rientravano stanchi la sera dopo il lavoro. Nessuno ci ha mai detto cosa era giusto o non giusto fare, ce la siamo sempre cavata da soli noi della generazione X. Siamo stati capaci di diventare autonomi senza fidarsi di nessuno, solo con le nostre forze. Adulti di riferimento disponibili per noi, in giro, ce n’erano sempre pochi.  Siamo cresciuti vivendo la messa in discussione, a volte perfino il ribaltamento, di ogni istituzione o punto fermo sociale – politico – economico. Abbiamo visto sgretolarsi le certezze di chi veniva prima di noi. La generazione X è stata forse la generazione che ha cambiato anche il punto di vista della professione, dello studio, della vita sociale. Un consiglio disinteressato è quello di leggere il libro di Douglas Coupland “Generazione X” ed. Mondadori. Coupland descrive la generazione dei ragazzi dei primi anni novanta. “Per ragazzi si intende le persone sulla trentina che, se fino a qualche tempo prima sarebbero stati definiti uomini, ora acquistano uno status diverso. Si trovano in un limbo indefinito non più fatto di scelte di vita in qualche modo definitive, ma in un universo più mutevole, e meno deterministico.” Insomma la nostra generazione vista, è il caso di dirlo, ai raggi X. La nostra generazione quella di coloro che sono nati sul finire degli anni ’60 nella quale ci siamo sempre auto-commiserati, nella quale ci siamo considerati sconfitti grazie ad un gioco del destino. Una generazione, la nostra che ha saputo comunque esorcizzare i propri demoni ed uscirne indenne dal grande caos che la circonda.

5 pensieri su “Generazione ai raggi X

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