Il business. Che miracolo!

Milioni di pellegrini, milioni di euro per visitare luoghi di culto, riconosciuti e non dalla Chiesa. Secondo una recente inchiesta di Repubblica, il giro di affari intorno al turismo religioso è in crescita. “Una holding da tre miliardi per le madonne piangenti” titola il quotidiano. È infatti boom di visite turistiche intorno a quei luoghi in cui si è verificato un evento per così dire miracoloso. Simulacri piangenti, reliquie di santi, miracoli occasionali come la liquefazione del sangue di San Gennaro sono soltanto alcuni degli eventi che attirano turisti fedeli. Quest’ultimo “miracolo“ che si svolge a Napoli alla presenza dell’arcivescovo della città partenopea, è stato già smascherato da numerose associazioni antiplagio. Quella raccolta nell’ampolla è una sostanza tixotropica, molto simile al ketchup o alla vernice densa, basta agitarla e diventa più liquida. Superstizione pura quindi alla base di molti pellegrinaggi in santuari più o meno improvvisati. Se ci credono, fatti loro, dirà qualcuno. Ma le ricadute di questa idolatria diffusa sono pesanti anche per chi non ci crede. Per esempio, se in Italia non esiste una banca del Dna per smascherare i criminali, come negli Stati Uniti, è colpa della statua di una madonnina piangente. Siamo infatti l’ultimo Paese in Europa a non avere ancora un database di impronte biologiche perché una sentenza della Cassazione emessa ai tempi del “miracolo” della madonnina di Civitavecchia, lo vieta. La Consulta con la sentenza 238 del 1996 decretò l’impossibilità di ulteriori prelievi coatti di materiale biologico, proprio in seguito al rifiuto da parte del proprietario della statuetta di Civitavecchia al prelievo di sangue da confrontare con quello secreto dalla statua. Il sospetto che si trattasse di tracce ematiche molto simili geneticamente non è stato mai fugato, venne accertato comunque che il sangue della statuetta era maschile. Pronte le repliche dei creduloni: il sangue è maschile perché è sangue di Gesù Cristo. Assolutamente no, le analisi accertarono che si trattava di sangue di un uomo dei nostri tempi. Con rispetto ovviamente per ogni forma di religione e di professione teologica personalmente non accetto nessun genere di fette di salame sugli occhi che sia spessa o sottile. E’ evidente che dietro a tutto questo grande business c’è dell’altro business che si sovrappone alle credenze popolari e va al di là di ogni pura immagine idolatrata.

13 pensieri su “Il business. Che miracolo!”

  1. In nome del Dio denaro ogni miracolo è possibile. Sono dell’idea che, in un mondo che ormai stà andando a rotoli, la gente pur sapendolo, pur essendo conscia dell’imbroglio si fà prendere in giro perchè vuole credere che forse qualcosa prima o poi cambierà, senza rendersi conto che sismo noi a dover cambiare mentslità e modo di agire. Buona giornata

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  2. La gente ha BISOGNO di credere, di avere fede in qualcosa. Io per anni ho criticato i cattolici, poi ho trovato la pace dei sensi. Perché devo giudicare ? Perché devo dire ai bambini che Babbo Natale non esiste ?
    In un mondo senza punti di riferimento dove trionfa la superficialità, per me sono importanti due aspetti: 1) non fare male agli altri. 2) cercare di essere FELICI.
    Allora, ti rende felice pensare che è QUELO la risposta a tutti i nostri interrogativi ? Allora crediamo in QUELO ! 🙂 (spero che ti ricordi chi era Quelo).

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  3. E’ vero, purtroppo a volte si preferisce credere in questi miracoli palesemente falsi. Dal canto mio io credo che esista un Dio, non sarebbe possibile questa meraviglia nel mondo se non fosse così. Mi sono però distaccata dal credo cattolico della famiglia ormai da circa tre anni. La preghiera è nel ringraziamento quotidiano e nel rispetto dell’altro in quanto essere umano. Sono d’accordo con Laura Parise, vogliamo un mondo diverso che crede nei valori e in nome di questa speranza alcuni sono disposti a credere in tutto. Grazie per lo spunto di riflessione.

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    1. Molti seguono dogmi ritmati, cadenziati e imposti soprattutto e questo crea solo ancora piu’ confusione magari in quelle persone che vorrebbero essere o diventare liberi di credere nelle forme e nelle dimensioni a loro piu’ vicine.

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