Di cuore e di… testa

Il ragazzo portava il cuore nella tasca sinistra dei jeans. La mente nella tasca destra della giacca.La ragazza, che aveva una tasca sola dietro, sul sedere, portava il cuore e la mente insieme. Il ragazzo prendeva l’autobus. La ragazza andava in bicicletta. L’autobus partì curvò, frenò e poi ripartì di scatto. Il ragazzo perse i libri. Li raccolse e si aggrappò al passamano schiacciando i piedi ad una signora e quando giunse alla sua fermata scese dall’autobus. Giunto in classe si accorse di aver perso il cuore, forse gliel’avevamo rubato magari la signora a cui calpestò i piedi.
La ragazza, invece, arrivava tutti i giorni in bicicletta con il suo bellissimo cuore e sua bella mente chiusi dentro la tasca. Una sola tasca, piccola ma sicura. La ragazza non perdeva mai niente ma faceva tanto casino perchè non sapeva mai se Leopardi le piaceva per l’italiano o per la solitudine e non sapeva se il ragazzo dell’autobus le piaceva per quello che le raccontava o per quel suo modo di accarezzarsi la guancia sinistra mentre raccontava. La ragazza non sapeva se erano le mani, gli occhi o la voce. Non sapeva se il ragionare fluido quando parlava del mondo che la circondava. La ragazza faceva una gran confusione perchè aveva una tasca sola ma in fondo quella confusione le piaceva davvero. Voleva essere cosi, non avrebbe mai cambiato una tasca con due.
Il giorno in cui il ragazzo dell’aubotus perse il cuore, la ragazza non se ne accorse subito ma qualche tempo dopo quando il ragazzo incominciò a non guardare piu’ negli occhi i suoi amici e pure nei suoi confronti non riusciva a guardarla in faccia. La ragazza si mise a imparare a memoria la storia, sapeva tutte le date, le battaglie, i personaggi ma non capiva, non capiva che non capiva. Non capiva, per esempio perchè gli uomini si odiano e si amano ma le date e le battaglie storiche le conosceva benissimo ma di questo a lei non importava poi molto perchè in fondo è la mente che conta, pensava. Del cuore si può anche farne a meno. Tempo dopo quando la ragazza capì che quel ragazzo, che sapeva raccontare cosi bene, aveva perso il cuore, non si scompose. Si emozionò come al solito e subito dopo pensò che avrebbe potuto aiutarlo. Poi pianse e poi sorrise e pensava, pensava sempre. Di quel ragazzo sapeva benissimo cosa fare ma nello stesso tempo non lo sapeva affatto. Il cuore le batteva forte e la testa le scoppiava. Il ragazzo non la guardava piu’ negli occhi. Parlava oramai soltanto di sè, dei suoi programmi, del suo essere diventato adulto, del suo lavoro futuro. La ragazza a poco a poco si accorse che le emozioni nei confronti che provava per il ragazzo stavano cambiando. Non era piu’ tanto interessante ne fisicamente, ne tantomeno per le cose che raccontava.
Un giorno, proprio durante l’ora di storia dell’arte, mentre il ragazzo sfogliava distrattamente il libro ripassando gli stili e le correnti, la ragazza si fermò e entrò con tutta se stessa dentro a un quado di Mirò. Prima piano, cercando di ricordare a che periodo apparteneva, che tecniche aveva usato, quale museo avrebbe dovuto andare a visitare per trovare cosi tanti quadri. Poi sempre più con tutta se stessa dentro a quei colori, a nuotare nel giallo, al rosso, al blu fino a sparire dentro a quel piccolissimo puntino nero. Vieni! Le veniva voglia di gridare al ragazzo. Vieni! Ti do un’ultima occasione. Il cuore le batteva forte, cosi forte che le parole di lui erano voci soffocate. La ragazza stava accorgendosi che lo avrebbe perso per sempre.
La ragazza aprì meno gli occhi. E’ l’ultima occasione, pensò e si tuffò ancora piu’ dentro quel buio pieno di colori. Fu lì che trovò il cuore del ragazzo. E glielo restituì, con semplicità. Un pò pensando un pò sospirando e un pò analizzando. Un pò piangendo e un pò ridendo.
Il ragazzo tornò a parlare di tutto guardandola negli occhi e passsandovi il viso con la mano. La ragazza tornò a vivere con lui le sue giornate e a pensare che bello che intelligente che bravo, che sensibile. Chissà com’era finito là, quel cuore perso sull’aubotus. O forse quel cuore non fu mai ritrovato e fu la ragazza un pò soffrendo, un pò pensando, un pò vivendo a regalargliene un pezzo del suo.

17 pensieri su “Di cuore e di… testa”

  1. Harley, tu sai che sono esigente sì? Anche nella scrittura come nella musica. Mi piace molto il tuo racconto perché lo trovo originale. Però c’è qualcosa che non mi quadra. Però devo confidarti una cosa importante, in modo con cui l’hai concluso mi piace un casino. Yeah! 🙂

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  2. Vabbè, comunque rileggendo…è criptico Harley, lo devi ammettere e poi per essere sincera non ho capito na cippa di quello che hai scritto nella tua risposta al mio commento…ahahah Mesà che devi riformulare la risposta oppure io devo commentare diversamente!

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