Ho ancora nel cuore e nelle vene questa data perchè è stata una delle giornate piu’ belle ma anche piu’ adrenaliniche della mia vita: il concerto dei Pink Floyd a Venezia. Partimmo da Milano con sei auto ma come tutti sappiamo a Venezia l unico grande piazzale dove poter parcheggiare è piazzale Roma, ma fu praticamente impossibile cosi parcheggiammo a Mestre, sulla terra ferma e con un treno speciale arrivammo alla stazione di Santa Lucia. Poi il delirio. Venezia era stata presa d’assalto come Roma quando venne saccheggiata dai barbari. Devatazione totale. Venezia si era trasformata in una mini-Woodstock. Ognuno lo ricorda a modo suo, chi una catastrofe chi un evento straordinario. Sicuramernte fu unico e irripetibile. E per me e gli amici con i quali affrontai questa grande avventura fu un’apoteosi; nonostante nella mia vita abbia assistito a tantissimi concerti rock ma come questo dei Pink Floyd credo sia stato piu’ unico per il modo nel quale era stato organizzato. Un mega palco galleggiante davanti a San Marco e 150 mila persone assiepate ovunque: sulle gondole, barche a remi, barche a motore, sulla banchina di san Marco, sui tetti delle case e dei palazzi adiacenti. Io e gli amici avevamo noleggiato una piccola barca da 8 metri a motore cercanno di arrivare piu’ vicino al palco ma non ci fu storia; le autorità avevano posto un limite di sicurezza oltre il quale non si poteva andare. Gilmour, Mason, Wrigth, Waters dovettero ridurre ad una sola ora e mezza il concerto e rinunciare alla quadrifonia; oramai il pathos dell’attesa si stava trasformando in una bolgia infernale e al limite della sicurezza. Aperto dalla prima parte di Shine On You Crazy Diamond, lo show fu un greatest hits calibrato su Gilmour e Wright mescolato a brani dell’ultimo album per un totale di 14 pezzi (Learning to fly, Yet Another Movie, Round and Round, Sorrow, The Dogs Of War, On The Turning Away, Time, The Great Gig In The Sky, Wish You Were Here, Money, Another Brick In The Wall, Confortably Numb, Run Like Hell) sette in meno di quelli previsti. Guardammo il concerto in balia delle onde basse della laguna tra rifiuti che galleggiavano e odori misti di orina e feci. Ci portammo sulla terra ferma e tornammo all’auto completamente fradici di sudore e quasi disidratati. Il giorno dopo mi resi conto che ciò che vidi la notte prima fu uno dei piu’ devastanti concerti rock mai visti e per una città come Venezia fu un colpo non indifferente per l’impatto che ebbe il concerto soprattutto dal punto di vista organizzativo. Spesso riguardo su YouTube il concerto di quel 15 luglio 1989 e mi sembra di riassaporare gli stessi odori, di udire gli stessi suoni di quella giornata sulla laguna di Venezia. Quel senso di estasi mistica mentre i Pink suonavano i loro pezzi. La stanchezza, la sensazione di perdere i sensi per la troppa esposizione al caldo ma se potessi tornare indietro nel tempo, rifarei quella giornata dall’inizio alla fine.