Il bue e l’asino

Tra una settimana è Natale ed il popolo dei regali è in corsa ed in affanno per arrivare al 25 dicembre con un bel sorriso sulla faccia e un pacchetto regalo sotto l’albero. Dall’altra parte della barricata c’è il popolo invece che vorrebbe partire per un’isola deserta e tornare dopo l’Epifania tanto che per il Natale non ha alcun interesse. La cosa certa però è che sono pochissimi quelli che riescono a sottrarsi ai riti magici ed ancestrali come i pranzi, i brindisi, i regali e le discussioni in famiglia che portano inevitabilmente alla noia. A proposito di dialoghi “natalizi” vorrei suggerire una bel dibattito tra una portata ed un’altra di leccornie varie: il presepe e la sua origine. Il presepe è il simbolo del Natale per antonomasia sin dal 1223 quando San Francesco d’Assisi realizzò la natività nella chiesa di Greccio in Umbria. Il santo umbro attinse le informazioni per il suo progetto dai Vangeli anche se di questi ultimi ci sono numerose riserve in quanto pare vi siano state traduzioni errate sulla simbologia del presepe. Esempio: la mangiatoia dove un bue ed un asinello riscaldavano il nascituro, non appare in nessuna trascrizione vangelica. Nella Bibbia dei Settanta (la Bibbia in versione greca) si narra che il Messia nasce in mezzo a due ere ma erroneamente venne tradotto che nacque tra due animali, appunto il bue e l’asino. Per questa errata esposizione del vangelo apocrifo questi due animali sono entrati a far parte della grande “giostra” del presepe al punto che emeriti teologi contemporanei hanno comunque definito questo errore di traduzione come una vera manna dal cielo per quanto concerne la simbologia religiosa. La storia del bue e dell’asinello nella mangiatoia rimane lo status simbol del presepe dell’atmosfera natalizia. Sono legato ad un ricordo molto particolare di quando da bambino preparavo il presepe con i miei nonni. Alle statuine del bue e dell’asinello mancavano ad entrambe le due zampe posteriori (erano statuine logorate dal tempo) cosi decisi di incollare due pezzetti di fiammifero per tenerli in piedi nella mangiatoia. Con quelle protesi di fortuna si riaccendevano in me le gioie del vero Natale di un tempo che non tornerà mai piu’ indietro ma che rimarrà sempre nei miei ricordi migliori.