Life is life

A tutti noi capita ed è capitato di arrivare ad un certo punto del proprio percorso professionale e di vita quotidiana, di dire “Basta!” Stacco tutto per un pò prendo l’aereo e me ne vado su un atollo in Polinesia. L’ atollo seppur affascinante ed unico nel suo genere non è poi cosi abbordabile come meta e non può essere mai ospitale quanto noi vorremmo che lo fosse. Però potrebbe essere un premio ai nostri sforzi di liberarci dei pensieri che tengono chiuse le finestre della nostra mente. Ovviamente era un esempio che va a rafforzare la mia teoria che per quanto ci si sforzi di sopravvivere nella “giungla” bisogna anche saperne uscire e per farlo servono un paio di scarpe nuove ed una forza d’animo efficente che ci permetta di cambiare aria alla vita. Non sempre però è sufficiente dire “basta” per generare un miglioramento ma se vogliamo diventare eroi, anche un cambiamento. Dipende tutto dalle nostre parole, da come sappiamo comunicare dentro noi stessi.  Se vogliamo meritarci il meglio dobbiamo conquistarlo urlandoci dentro “ho tutto il diritto di essere felice”. Ripetendolo come un mantra giorno per giorno, tracceremo il solco dove semineremo il miglioramento. Fuori dalle scatole i vecchi schemi pre-impostati dove lo stress e la disillusione affaticano la mente. Senza nessun appuntamento fisso, tutto deve entrare ed uscire naturalmente come un flusso di energie verso lo straordinario, verso quel benessere che tanto aneliamo. In primis però ci sono i pensieri che stando a dei calcoli scientifici sono oltre cinquantamila al giorno… Tantissimi davvero ma solo il 20% sono utili e positivi, il restante è scarto da eliminare o quantomeno da riciclare. Per riprendere le redini del pensiero positivo basta un pò di atteggiamento aperto che ci permetterà di integrare nella nostra mente quel riciclaggio che ci condurrà alle porte della creazione del vero ed unico pensiero positivo. La vita è la vita, amici blogger. La vita è un attimo, un lampo in un cielo, un secondo dentro all’infinità dell universo e quanto piu’ noi ci ostiniamo a riciclare i pensieri di scarto, tanto sarà improbabile il successo verso il benessere e verso lo straordinario. Facile a dirsi ma difficile a farsi. 
Proviamoci!  In palio c’è un biglietto di sola andata per la Polinesia. 🙂

Il cielo sopra l’ Irlanda

Il mio primo viaggio in Irlanda avvenne nel giugno del 2001. Il cielo di questo straordinario Paese mi ha lasciato un segno indelebile nella mia anima di viaggiatore.  L’ Irlanda. Ero stato come “chiamato” anni prima da una specie di vocina interiore che mi diceva: “Fatti un bel viaggio in Irlanda, ti farà bene.” Quella vocina non era altro che la mia coscienza che aveva bisogno di staccare la spina almeno per un pò. Seguii il “suo” consiglio e prenotai il volo per Dublino. Una volta arrivato nella capitale irlandese venni travolto da un senso di distensione e di allegria, nonostante la città in certi punti sia austera ma le emozioni sono davvero fortissime.  Qualche giorno nella capitale dove di sera si odono i violini e le arpe celtiche che riecheggiano le loro melodie dentro ai locali notturni accompagnati da fiumi di birra scura. L’ aria è pulita anche se il clima nonostante il periodo estivo non era dei migliori: pioggia a tratti e umidità. I momenti migliori però sono quelli che si possono ammirare lungo le scogliere dell’isola di smeraldo, cosi è chiamata l’Irlanda. L’alba ed il tramonto sulle Cliffs of Moher scogliere che si ergono imponenti: alte 200 metri, si estendono per 8 lunghi chilometri. Una fortezza naturale che tiene lontano le burrasche dell’Oceano.  Il sole tramontando colora le rocce di calde tonalità. E vogliamo parlare del paesaggio di Burren a pochi chilometri da Moher?  Una zona brulla ricca di calcare ma con un sito archeologico risalente al 2500 a.C.  Una meta da non tralasciare per gli appassionati di storia e di mistero. Il tempo a mia disposizione era pochissimo, avevo solo un’autonomia di cinque giorni e volevo fare incetta di cultura e di storia, cosi mi recai a Cork, la terza città dell’isola per numero di abitanti dopo Dublino e Belfast.  Cork è stata definita la capitale della cultura e della gastronomia, Vi consiglio di recarvi all’English Market, un mercato perenne coperto dove si trovano bancarelle di prodotti alimentari di ogni genere.  Un tripudio di colori, odori e sapori. Il tempo stringeva e a mia disposizione e rimanevano solo tre giorni e Galway fu la penultima meta del mio viaggio in Irlanda. 
Galway è la capitale dell’ovest gaelico e rappresenta il punto di partenza per andare a scoprire le meraviglie naturali del Connemara e dell’abbazia di Kylemore laddove si parla ancora l’antica lingua celtica, il gaelico e dove le pecore (vi giuro che le ho viste con i miei occhi) tengono la destra sulla carreggiata. Il mio viaggio si concluse con il ritorno a Dublino ed il rientro a Milano dopo nove giorni di mare, terra, scogliere e soprattutto di cielo, quel cielo che ancora oggi mi segue e  che mi sussurra che l’isola di smeraldo mi attende nuovamente per un’altra grande avventura.