Giugno è il mese più bello per fare un bel giro in moto e visitare i luoghi piu’ misteriosi della Lombardia. Già da tempo bramavo per recarmi a Mombello, una piccola frazione di Limbiate in provincia di Milano e dopo qualche piccola titubanza sulla scelta del posto, decisi di recarmi nell’ hinterland milanese dove c’è l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i luoghi di un certo “tipo”. Per 130 anni, Villa Crivelli fu un ospedale psichiatrico che intorno al 1960 arrivò ad avere più di 3.000 pazienti, attirandosi l’ appellativo di «colosso dei manicomi italiani». Caratteristica di questo complesso è il parco di quasi 600.000 mq sotto al quale si snodano chilometri di gallerie. Con la legge Basaglia del 1996, l’intera struttura venne lentamente abbandonata. Nell’ Ottocento la struttura era conosciuta come la villa di Napoleone, perché lì fissò la residenza l’ imperatore francese durante la campagna d’ Italia. Un secolo più tardi, la settecentesca Villa Pusterla-Crivelli e il suo grande parco vennero trasformati nell’ ospedale psichiatrico Giuseppe Antonini, noto a tutti come il «manicomio di Mombello». Il caldo e l’aria stantia di alcuni locali oramai preda di writers e vandali, mi chiudeva la gola ma mi trovavo in un luogo particolarmente ricco di energie residue, quasi certo che quel senso di soffocamento non era causa del caldo ma di qualcosa di ben più misterioso. Moltissime persone con problemi mentali venivano internati in questo ospedale psichiatrico e sottoposte ad esami di ogni genere: lobotomie, esperimenti di imbalsamazione sui cadaveri i cui resti si narra, venivano gettati in un pozzo profondo trenta metri. Molti pazienti venivano abbandonati dai loro famigliari perchè ritenuti scomodi.  Sui pavimenti e nei corridoi calpestavo esiti di esami clinici e lastre datate anni ‘70, o elettrocardiogrammi e cartelle cliniche buttati per terra. Tutto il complesso cadeva a pezzi. Come se  fossero dovuti tutti scappare di corsa, e nella fuga fossero cadute tutte queste cartelle cliniche dei pazienti di allora. Entrai in una che fu all’epoca una camera o un’infermeria e percepii che l’aria si era fatta piu’ fresca, più frizzante ma c’erano lo stesso 31 gradi all’esterno. Un brivido mi assalì e iniziai a tremare di freddo e la batteria del mio cellulare si scaricò quasi completamente. La sensazione di essere osservato da vicino aumentò esponenzialmente alla mia ansia, nonostante abbia acquisito esperienza nel visitare questo genere di luoghi, ma un pizzico di pathos c’è sempre, è innegabile e in quei momenti non puoi reprimerlo. A pochi metri da me una sedia e una scrivania. Un tonfo proveniente dal corridoio antistante e un refolo di vento fresco sfiorò il mio viso ma le foglie degli alberi adiacenti al padiglione non si mossero. Una presenza, un residuato di energie, un evento paranormale, chissà cosa accadde ma di una cosa, miei cari amici, sono sicuro: in quell’ex manicomio c’era tanta desolazione e una devastazione tale che dentro di me stentavo a credere di poterla avvertire.. Decisi di lasciare quell ex ospedale psichiatrico ma promisi a me stesso che sarei ritornato presto, qualcosa mi aspettava perchè aveva un messaggio per me… Forse…