Sinceramente ero pienamente convinto che il “Black Friday” fosse solamente un pretesto per trovarsi in centro a Milano, come in altre città d’ Italia per spendere e spandere denaro con gli acquisti pre-natalizi. Invece devo ricredermi perchè il venerdi, non a caso, coincide con il “Thanksgiving Day”, il giorno del ringraziamento americano che si festeggia il quarto giovedi di novembre. Insomma, per farla breve il copia e incolla americano come la festa di Halloween. Per gli amanti della tecnologia c’è anche il “Cyber Monday” che fa strage di ogni cosa che non ha un’anima ma un microprocessore. Non manca nulla. Pronti… Via! Inizia la settimana nera. E’ l’idea di trascorrere ore ed ore in fila davanti ai negozi che aderiscono a queste chiamiamole “iniziative” che fa scattare l’interruttore alla gente verso la folle corsa per non perdere il prodotto in offerta; con il rischio di prendersi a ceffoni per una lavatrice o per uno smartphone, diciamocelo. Poco importa se non siano acquisti necessari e che a prezzo normale non avremmo mai e poi mai pensato di comprare ma è il Black Friday e “bisogna” comprare per forza qualcosa nell’incoscienza e nell’ingenuità che la corsa all’affare riempe le tasche dei rivenditori. Placebo nudo e crudo. Alla faccia della miseria vera, della povertà di chi cammina per giorni per bere l’acqua inquinata di una pozzanghera o vede morire il figlio di fame e non sa letteralmente che dargli da mangiare. Alternativa? Si c’è un alternativa ma viene vista in trasparenza e da lontano perchè si è colpiti da una manipolazone mentale che sussurra all’orecchio del compratore di acquistare senza fermarsi. Allora quella speranza legata alle cose semplici, all’acquisto per necessità e non per consumismo, al gusto del risparmio e delle energie si dissolve e sparisce.

Pazienza e resilienza (la rima è inevitabile) e uno sguardo al bello, al minimalismo, all’acquistare cose per necessità e non per una crisi di nervi.