Sono un giramondo del web, instancabile ricercatore dei “miti e misteri”, in ogni forma e dimensione. E’ piu’ forte di me non posso fare altrimenti e cosi facendo mi sono imbattuto in un articolo di panorama.it dove un certo signor Alessandro Orlowsky, esperto di marketing digitale e datadriven,  racconta che i social come Twitter e Facebook siano “la lavatrice delle masse e il pensare comune può essere adulterato con una tastiera” (cit.) Bene! Anzi poco bene perchè se prendiamo l’esempio della propaganda politica sul web, ahimè ci accorgiamo che non è proprio tutto oro quel che luccica. I dati sensibili dei partiti politici italiani che fanno della propaganda (come tutti in fondo i partiti) la loro arma vincente (o perdente), sono controllati da un piccolo software in grado di retwittare e replicare o amplificare tweet, notizie ma anche le classiche bufale: i bot. Questi programmi o algoritmi rigenerano una quantità enorme di dati che la Lega con Salvini o M5S con Di Maio & co. dalla mattina alla sera potrebbero ritrovarsi con una campagna politica propagandistica formata da numeri con molti zeri. La e-democracy, che pompa, passatemi questo termine quantità industriali di dati attraverso questi bot gonfia i social dei partiti  creando un vero data base di elettori fake pronti per le future elezioni. I bot riescono a far passare per buona informazione, quella che in realtà è disinformazione, in breve sono delle fake news belle e buone di cui i partiti ne vanno matti. La propaganda al tempo di internet è questa. Un tempo i bot erano utili per rendere piu’ popolare un politico o un’attore e venivano utilizzati per comprare i follower al fine di rendere ampia la platea di quanto non lo fosse davvero. Un vero palcoscenico. Oggi i bot vengono usati per retwittare e… udite udite… far credere che esistono ampi consensi intorno a certe questioni… delicate. Con l’utilizzo sconsiderato dei bot ciò che è a rischio sono i pilastri su cui si regge la nostra democrazia. Sempre se abbiamo ancora una democrazia indenne dai…bot.