Un pezzo del mio cuore è rimasto a Genova la città dove ho vissuto per oltre 20 anni e dove ho lasciato i miei amici le mie compagnie ed il mio mare. Spesso ritorno a trovare tutti e ci rimango per qualche giorno ma il mio destino e la professione mi costringono a risalire l’autostrada e tornare di nuovo nel “mare grigio” e patetico di Milano. I brasiliani la chiamano “saudade”, nostalgia io la chiamo malinconia e un forte senso di devastazione sopratutto dopo i recenti avvenimenti. Sono sceso a Genova qualche giorno dopo il crollo del ponte Morandi e confesso che guardare quel ponte dalle immagini tv non è come guardarlo mentre si scende a Genova. L’ho ritrovato proprio davanti a me leggermente spostato sulla mia destra. Eppure ero lontano ed in auto ma ho avvertito lo stesso la sensazione di morte, di lutto, di completo silenzio. Non ho potuto avvicinarmi di piu’ perchè le forze dell ordine e la protezione civile non lo consentivano assolutamente ma quel vuoto tra una sponda e l’altra del ponte Morandi non potrò mai dimenticarla; come non potrò dimenticare le 43 vittime del crollo. Assurdo, davvero assurdo. Una ferità per Genova, una ferita che sembrerebbe non risanabile al momento con le dovute “operazioni” di scarica-barile di un’ente ad un altro con le appropriate e successive reiterazioni di ricostruzione. Piange il cielo sopra la mia Genova e piange lacrime di sangue e di acqua. Nubifragi e trombe d’aria hanno apertamente dichiarato guerra alla città ed alla regione intera. Smottamenti, frane, alberi che cadono per il forte vento e ancora morti e feriti. Inadattabilità del terreno? La costa viene divorata lentamente dal mare e le mareggiate fanno il resto. Genova è una città che non conosce la sconfitta nell’alluvione del 1970 cosi come in quella del 2011 e 2016. E’ forte, è Superba come disse Petrarca: “Veniamo a Genova, che dici di non aver mai visto. Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare; la sua stessa potenza, come è già accaduto a molte città, le nuoce e le reca danno, perché offre materia alle contese e alle gelosie cittadine.”