I meno giovani ma anche i piu’ giovani sicuramente ricorderanno il caso di Emanuela Orlandi la quindicenne scomparsa il 22 giugno del 1983 a Roma e di cui si persero le tracce per piu’ di trent’anni. Figlia di un impiegato del Vaticano e con tutti gli annessi e connessi che fanno parte di coloro che abitano all’interno di quelle antiche mura vaticane. La vicenda di Emanuela Orlandi continuò per anni tra depistaggi, indagini-non indagini, soffiate giornailstiche; coinvolti anche lo IOR, il Banco Ambrosiano e la banda della Magliana. Insomma tutto il “jet-set” del panorama nazionale di quei “ruggenti” anni ’80. Poi il silenzio e per anni la famiglia di Emanuela ha combattuto con tutte le proprie forze per ottenere giustizia ottenendo in cambio solo accomodanti assensi. Tra mille e non meno di mille richieste ecco che per un’assurda alchimia karmica spuntano (si fa per dire) le ossa del bacino di una donna che apparentemente sarebbero state trovate presso l’ufficio della Nunziatura apostolica a Roma. E’ cronaca di questi giorni che un gruppo di operai intenti a sistemare il massetto del pavimento, hanno trovato i resti e alcuni frammenti che presumibilmente apparterebbero a Emanuela Orlandi. La domanda sorge spontanea: perchè tutto questo accanimento mediatico che siano proprio i resti della ragazza scomparsa nel 1983? E poi perchè non attendere gli accertamenti  e gli esami del DNA per darne notizia senza sbavature ne forzature?  In primis non è la prima volta che durante certi lavori di ristrutturazione in edifci antichi emergono alla luce resti umani. In secundis era prassi in passato seppellire i morti sotto i pavimenti delle chiese o nei sotterranei. In summa non ci sono ancora prove tangibili che quei resti appartengono a Emauela Orlandi finchè la magistratura non ha vagliato ogni prova. Non dire gatto se non ce l’hai sacco ma i proverbi spesso sono solo parole di vento come il vento della speranza della famiglia di Emanuela che attende da troppo tempo il luogo dove poter portare un mazzo di fiori.