Una risata al giorno…

Viviamo tutti, chi piu’ chi meno, in ambienti di lavoro carichi di stress, con problemi famigliari, problemi finanziari, problemi su problemi che nemmeno riusciamo a gestire fino in fondo. Purtroppo questo non ci porta da nessuna parte e nessuno di noi ha a disposizione una bacchetta magica che possa cambiare le sorti ma questo non significa che dobbiamo soccombere ai fatti che accadono. Ci hanno creati con il libero arbitrio e quindi possiamo scegliere se affrontare o meno le decisioni che ci vengono sottoposte. Immaginate una partita di calcio la squadra rossa vince sulla squadra bianca. E’ normale che i tifosi della squadra rossa sono felici per la vittoria, mentre quelli della squadra bianca sono affranti e disperati e stanno anche male anche fisicamente. Il fatto è stato assolutamente lo stesso ma il giudizio espresso su quel fatto ha modificato radicalmente la vita delle due tifoserie. Quindi non è la partita in sè che rovina la vita della tifoseria bianca ma è il giudizio che viene espresso su quel fatto che è preponderante. Spesso di fronte a certe situazioni siamo soliti attribuire la colpa di quanto è accaduto a qualcun’altro. Giochiamo a scaricabarile ma non ci rendiamo conto che cosi facendo ci priviamo di una grande possibilità: quella di poter cambiare e migliorare quella stessa situazione traendone il maggior beneficio. La serietà è importante ma lo è anche una bella risata che ci aiuterebbe ad affrontare meglio la realtà per quello che è. Quindi impariamo ad essere meno seri e piu’ sorridenti e piu’ ricchi di risate. Applichiamoci almeno mezz’ora al giorno a ridere. Ridere tiene lontana la tensione nervosa, i rischi di infarto sono minori  e se quei tifosi della squadra bianca si sarebbero fatti una risata nessuno avrebbe sofferto fisicamente. Non è vero? Quindi ridiamo! Ridiamo anche poco ma ridiamo perchè oltre a stare meglio di salute staremo meglio nella psiche affrontando i problemi con piglio sicuro e risolutivo. Se vogliamo dare una sferzata di energia alla nostra vita possiamo anche essere seri ma dobbiamo imparare a ridere seriamente.

La banca del male

“E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.” (Henry Ford II)

Non vorrei sembrare agli occhi di voi amici blogger come uno che ripete le solite cose ma date le circostanze nelle quali viviamo noi comuni mortali ritengo sia giusto risvegliare un pò le masse e dare uno scossone ben assestato. Ogni tanto fa anche bene aprire gli occhi non credete anche voi? Trecento anni di occhi chiusi sono troppi quindi è ora di spalancarli. La truffa ai nostri danni però continua e siamo sempre e solo noi a subirne le conseguenze. La truffa del signoraggio bancario sopravvive grazie all’ignoranza delle masse tenuta repressa e segregata nelle celle create dalla stampa e dalla comunicazione manipolatrice. In poche parole strozzinaggio legalizzato bancario e prima vera fonte di guadagni del mondo economico. Vi siete mai chiesti di chi è il denaro? E dove va a pescare il denaro una banca quando deve concedere un prestito? Il debito pubblico in fondo cos’è? Domande che trovano una risposta probabilmente da mille diverse sfumature ma tale rimane la consistenza di questo fenomeno (passatemi il termine) che pervade letteralmente la nostra vita sociale. Il signoraggio è un vero problema, un grosso problema. Troppo semplice da capire per chi pensa di aver capito tutto e troppo complicato per chi invece vorrebbe capire qualcosa e trarne qualche beneficio, seppur in forma limitatissima. Immagianiamo questo: un signore grasso seduto su una sedia d’oro genera dal nulla soldi, denaro, monete. Crea fabbriche, compra e vende squadre di calcio, gestisce il mercato immobiliare  e finanziario. Mentre noi annaspiamo alla ricerca della chimera del nostro-pane-quotidiano c’è chi guadagna stampando moneta spendendola in beni e servizi. Questo grosso e grasso signore dal suo scranno d’oro ci punta il dito contro come nel medioevo quando il signore feudale aveva il diritto di coniare la moneta trattenendo un poco del metallo prezioso usato per coniarla. Insomma, una garanzia ulteriore sul già intrinseco valore del denaro. E ai vassalli non rimanevano nemmeno le briciole. Probabilmente sarà troppo tardi quando capiremo davvero che la banca del male ci avrà portato via tutto anche l’anima.  

Vico dei librai

Genova è ricca di vicoli chiamati “caruggi” e molti di questi vicoli oggi non ci sono più. Alcune queste zone interne al cuore della città sono state rase al suolo negli anni ’70 ma ricordo perfettamente quando con mia madre abitavamo a Pegli spesso andavamo nel pomeriggio dopo la scuola a fare un giro in centro. Quei vicoli esistevano ancora ce n’era uno in particolare che a me piaceva moltissimo: Vico dei Librai. Quel caruggio era talmente stretto e piccolo che i raggi del sole filtravano a malapena. A mezzogiorno sembrava sera. Sono tornato circa un anno fa in quella zona ma ovviamente è tutto cambiato ma non sono mai cambiate, come da allora, le testimonianze che ho raccolto tra gli abitanti delle vie adiacenti. Testimonianze che parlano chiaro del fantasma piu’ famoso di Genova: la vecchietta di Vico dei Librai. Durante il periodo delle festività natalizie la vecchietta compare in quelle vie vestita con gli abiti di un tempo: una gonna lunga nera, uno scialle nero e un foulard sulla testa. Ancora oggi c’è gente che mia riferito di averla incontrata di sera che disperata chiedeva ai passanti dove fosse casa sua in Vico dei Librai perchè non trovava la strada per poi scomparire. L’amico Luciano, il titolare di un bar è stato testimone con la moglie Elvira di un’apparizione (come la definisce) un paio di anni fa. Luciano stava chiudendo la saracinesca del locale quando all’improvviso si trovò davanti questa vecchia signora che in dialetto antico genovese chiese se gentilmente poteva offrirgli un pò di latte. La cosa strana è che questa signora non toccò nemmeno il bicchiere di latte, pagò Luciano ed uscì dal bar scomparendo nel buio del caruggio. Quando il barista tirò le somme degli incassi della giornata si accorse che vi erano delle banconote fuori corso risalenti al periodo del Regno d’Italia e insieme alle stesse una piccola immagine sacra consunta e quasi irriconoscibile. La vecchietta aveva pagato con monete che oggi non sono piu’ in circolazione.
Strano si… Ma vero. Tornerò a Genova per la prossima primavera e mi recherò in quei caruggi a trovare Luciano e la moglie Elvira e perchè no… anche la vecchia signora del Vico dei Librai.