Enigma. La macchina

La più celebre delle macchine cifranti del XX secolo è certamente l’Enigma usata dall’esercito e dalla marina tedesca fino a tutta la seconda guerra mondiale. La macchina Enigma era stata inventata nel 1918 da Arthur Scherbius che la produsse in varie versioni ad uso commerciale. Ma continuò poi a perfezionarla attraendo l’interesse dei militari che l’acquisirono facendone una vera arma da guerra. Inizialmente il modello utilizzato in Italia era appunto di tipo commerciale, ma dal 1940, dopo l’adesione al conflitto, arrivarono versioni più elaborate. Una fama paradossalmente dovuta al suo fallimento che ne fa una sorta di Titanic della crittografia. La prima macchina Enigma venne esposta al congresso internazionale dell’Unione Postale del 1923 e poi messa in commercio. Tra gli acquirenti, inaspettatamente, gli stati maggiori degli eserciti di vari paesi: Germania, Giappone, Polonia, Stati Uniti. Enigma era così sofisticata che nessuno credeva possibile la decrittazione dei suoi messaggi: il modello iniziale aveva solo tre rotori (poi diventeranno cinque e più) e già così si arrivava a circa 150 trilioni (cioè 150 milioni di milioni di milioni) di combinazioni diverse. Una cifra tale rendeva Enigma universale: poteva essere usata da nazioni diverse senza che gli altri possessori della macchina avessero particolari possibilità di capire quale delle infinite chiavi cifrate era stata utilizzata. il numero di combinazioni offerto da Enigma era tale che anche con i manuali di utilizzo non era semplice capire quale chiave fosse stata utilizzata per criptare un determinato messaggio. Anche perché è buona norma in questi casi cambiare chiavi di cifratura costantemente, anche più volte al giorno. La macchina Enigma aveva l’aspetto di una macchina per scrivere con due tastiere: la prima, inferiore, e la seconda nella quale i tasti erano sostituiti da lettere luminose che si accendevano ogni qualvolta venisse premuto un tasto sulla tastiera effettiva; la sequenza delle lettere che si illuminavano dava il messaggio cifrato (o quello in chiaro, se si batteva il testo cifrato). Le macchine Enigma nella versione per l’esercito avevano tre “dischi” rotanti o “rotori” che potevano essere estratti e cambiati. Il primo compito per un operatore di Enigma era di decidere in quale posizione andava impostato ogni singolo rotore. C’erano cinque rotori tra cui scegliere e che potevano essere inseriti nei tre alloggiamenti di Enigma. Quando Enigma viene utilizzata, è la stessa macchina Enigma l’algoritmo; il modo in cui viene inizializzata è la chiave. Proprio come un qualunque altro tipo di cifrario, a condizione che il destinatario ne conosca la chiave, il processo di decodifica di un messaggio cifrato con Enigma è incredibilmente semplice. Un soldato tedesco che riceveva un messaggio cifrato doveva semplicemente batterne le lettere sulla tastiera della propria Enigma. Se la sua macchina era stata impostata esattamente come quella del mittente del messaggio, allora le lettere del testo in chiaro si sarebbero illuminate sul pannello. Tuttavia, come con qualunque altro sistema cifrante, se non si conosce la chiave, è veramente difficile decrittare un messaggio – anche se si conosce quale sia stato il sistema usato per cifrarlo.  Per rendere il più difficile possibile la decifrazione dei messaggi, i Tedeschi cambiavano la chiave ogni giorno, resettando puntualmente le loro macchine Enigma alla mezzanotte di ogni giorno.  Tra i più famosi violatori di codici  c’era un matematico dell’università di Cambridge, Alan Turing che molti già allora consideravano un genio. Svolse un ruolo guida nel forzare il più complesso cifrario dell’Enigma navale (denominato shark – squalo) e contemporaneamente definì i principi che sono alla base del moderno calcolatore. Tragicamente tuttavia Alan Turing si suicidò prima che gli fosse pubblicamente riconosciuta la sua straordinaria parte nella guerra e prima che i suoi contributi alla scienza della cifratura e decifrazione fossero completamente capiti.

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