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L’attaccante-difensore

L’attaccante-difensore vede l’altra persona come un “nemico”. Si concentra sul motivo per cui l’altro ha torto e su quello che vuole cambiare della situazione.
Questa è sostanzilamente una mentalità combattiva. Questo tipo di atteggiamento “bellicoso” è l’esatto contrario del negoziato efficace e della prevenzione dei conflitti, e non può portare a una risoluzione pacifica che tenga conto, per quanto possibile, delle necessità e degli obiettivi di ognuna delle due parti.
“Che bastardo!” grida l’attaccante-difensore. “Non aveva il diritto di farmi questo, questo è ciò che voglio e questo è ciò che avrò!”
Fino a che continueremo ad affrontare le situazioni conflittuali da questa prospettiva belligerante non potremo mai “vincere”. Forse riusciremo momentaneamente a ottenere quello che pensiamo di volere, ad esempio vendetta, denaro, o la distruzione dell’altra persona. Ma dal momento che probabilmente non riusciremo ad arrivare a una vera, sincera fine delle ostilità, è probabile che il contrasto interiore continuerà ancora a lungo dopo che gli aspetti immediatamente esteriori e materiali del problema saranno stati superati.

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L’ evitatore

L’evitatore è una variante estrema dell’accomodatore: egli non vuole neppure ammettere che esista un conflitto. Come l’attaccante-difensore e l’accomodante, la persona che evita gli scontri rifugge la responsabilità dei problemi, ma lo fa in modo diverso. Si limita a negare che il problema esista.
Come potrà garantirvi chiunque abbia avuto a che fare con gli evitatori classici (come molti alcolisti o tossicodipendenti), è estremamente difficile avere a che fare con questo tipo di “personalità conflittuale”. Tipicamente, questi soggetti hanno un bisogno tanto profondo di negare la realtà che sono disposti a tutto pur di evitare di affrontare la propria dipendenza o condipendenza. La comunicazione e l’onestà sono atteggiamenti estranei per loro. Sono paralizzati dalla paura. Come gli accomodanti, gli evitatori hanno un concetto estremamente basso del proprio valore, il che a sua volta li porta ad avere una mentalità da “vittima”, prima di speranza. Ma il modo che l’evitatore ha di porsi dinanzi alla propria sensazione di incapacità è di fingere che vada tutto bene e che “sia meglio manetenere lo status quo”.

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