Una strana serata (finale)

Quando l’auto ripartì, per un po’ ci fu silenzio, ma Mauro non sopportava più nulla e quasi urlando. chiese::” Allora mi volete dire che cosa volete da me?”
Per risposta ebbe un ulteriore spintone. Questa volta la mano cercava di farlo sdraiare sui sedili posteriori dell’auto.
” Si stenda”. Ordinò l’individuo in tono che non ammetteva repliche.” Accidenti a voi ” gridò il giornalista con tutto il fiato che aveva in corpo. “-
”Se starà in silenzio, tutto finirà al più presto”– replicò l’uomo. Mauro percepiva che ora gli uomini erano due: uno guidava, l’altro lo controllava. Decise di non parlare più, anche perché capiva che era inutile.  S’affidò al destino. Per il momento non c’era nulla da fare. L’auto percorreva la strada velocemente  e Mauro calcolò a occhio e croce che era trascorsa più di mezz’ora di viaggio. Cominciò a pensare a quello che era successo la sera prima. ”Se le cose stavano così  era stato colpita dal ragazzo che aveva visto ferito vicino al cespuglio, allora era tutto falso:l ‘incidente, il sangue, la macchina ferma incidentata.
”Ma perché?” si chiedeva ostinatamente. Mauro fu fatto scendere , sentì una mano afferrarlo per un braccio e sospingerlo con forza dentro una stanza. Percepiva l’interno di questa, dal calore che sentiva. Era l’ unico elemento gradevole da ormai un giorno e mezzo a cui esso s’aggrappò con tutte le sue forze. Continuava a stare male,sia per il freddo, sia perchè dalla sera prima non aveva mangiato nulla. Sentì scoppiettare una fiamma ; pensò ad un camino, anche perché il calore che sentiva era proprio quello dei ceppi che bruciavano. I suoi nervi erano contratti, fece un passo al buio ed urtò contro una porta. Il panico lo stava per soffocare. Non riusciva ad emettere alcun suono. Sentì qualcuno che le toglieva la benda. La luce d’improvviso l’accecò. Mise una mano sugli occhi per difendersi dal disagio che le procurava la luce dopo ore e ore al buio. Per gradi le sue pupille si abituarono alla luce, distinse un tavolo, le sedie , in un angolo un camino acceso. Mise a fuoco la situazione. C’era una persona, che sembrava stesse lì proprio ad aspettarlo. Mauro aveva paura persino a respirare, aveva la pelle d’oca. Sentì qualcosa di freddo alla nuca. Quando realizzò, capì che era la canna di una pistola.
Sulla soglia apparve una silhouette, ben definita. della figura di un uomo. ‘’Siedi” disse , indicando al malcapitato una sedia vicino al tavolo. Mauro ubbidì sempre più confuso ed impaurito .Ebbe la forza di chiedere ripetendo la solita litania :” cosa volete da me?”
L’uomo che parlò aveva un cappuccio sulla testa, una donna di mezz’età, vestita da cameriera, entrò nella stanza con un vassoio in mano. S’avvicinò al tavolo e mise il vassoio proprio davanti a Mauro.  Guardò la cameriera con occhi interrogativi.La figura col cappuccio disse :- Bevi , è caffè caldo.- Mauro non se lo fece ripetere, prese la tazza con le due mani e la portò alle labbra. Il liquido caldo scese nel suo stomaco. risollevandolo, anche perchè non sentiva più la canna della pistola premere nella sua nuca. “Signore” disse l’ndividuo lei è un bravissimo giornalista e scrive davvero motlo bene i suoi articoli ma in questo momento, ha toccato fatti e argomenti delicati, troppo delicati. Non è aria per uno come te -riprese- passando al tu. Mauro alzò gli occhi sull’uomo e rispose:” Questa è una messainscena per non farmi fare il mio mestiere di cronista? Scordatevi!” Finì di dire questa frase ancora più terrorizzato di prima.” Ma come le venivano in testa certe idee, proprio non capiva, era proprio stupido. Era il caso di essere più docile, accidenti! L’uomo rispose: -Avevo immaginato ,anzi lo sapevo che eri un osso duro – se”vuoi uscire vivo da qui ,devi bloccare l’uscita dell’articolo.” –
-” E’ un’indagine di routine– disse Mauro. E‘ tutto nel mio computer. Stavo giusto per finire la stesura;’ poi è il redattore capo che autorizza o meno la stampa.”’Dubito che ne venga fuori qualcosa se tu non tornerai mai più al lavoro .- Qualcuno è andato nel tuo ufficio e ha distrutto il microchip. L’articolo come vedi non uscirà più . Non vedrà la luce mia caro giornalista-E’ importante che tutto finisca qui , con la promessa che dimenticherai ogni cosa se vuoi vivere.”- Era troppo per i nervi contratti di Mauro che cacciò un urlo: -sono mesi che sto lavorando a quel pezzo; è un fatto importante, è giusto che la cronaca se ne occupi.-
-E’ qui che ti sbagli-
rispose l’uomo che le si avvicinò sospingendolo verso una porta che si aprì.C’erano delle scale che Mauro immaginò portassero in cantina.
-Aspetta- disse la voce dietro di loro. Mauro si bloccò, mentre l’uomo che la spingeva ad alta voce chiese :- Che c’è ora?-
La figura che era vicino al camino, ora senza cappuccio, con un grosso sigaro in bocca,si aggirava per il salotto. S’avvicinò ai due vicino alla scala, piantando loro addosso i suoi grossi occhi da rospo dicendo:-L’accordo era di lasciarlo andare,una volta eliminato il microchip.
-Possiamo liberarlo se non apre bocca.- Mauro pregò silenziosamente , affinché quell’incubo davvero finisse. Dunque  si trovava in quella terribile situazione, perché aveva pestato i piedi all’uomo potente dell’industria.
Ora era tutto chiaro. Per quanto si sforzasse di ricordare, le voci ,che udiva , non gli dicevano nulla. Non conosceva le persone che lo tenevano prigioniero, –Eh sì, era proprio così,- era prigioniero. Si rese conto con angoscia della grave situazione in cui si trovava . Scorse che in fondo alla stanza, vicino alla finestra, c’era una sagoma nella penombra. La paura aumentò; come un film , in un attimo, la sua vita le passò davanti.
Aveva un buon lavoro, si era laureato in lettere moderne in tempo da record. Ci aveva messo cinque anni esatti, inclusa la tesi; cosa ritenuta quasi impossibile. Infatti, quando frequentava l’ultimo anno, veniva spesso additato dagli studenti più giovani e da quelli più vecchi fuori corso. Erano davvero in pochi quelli che finivano in cinque anni. Tenendo anche conto del fatto che nel frattempo era anche diventata maestro di musica. All’ Universita’, durante l’anno in cui aveva lavorato alla sua tesi, una tesi di ricerca aveva fatto amicizia con Marco, che frequentava il suo stesso corso di lettere.. Erano ancora amici, lui l’aveva aiutato molto. Marco non suonava nessuno strumento, lui invece suonava bene il pianoforte. Già Marco, chissà se si era accorto della sua assenza. Di solito si sentivano quasi tutti i giorni e spesse volte uscivano la sera per una birra in compagnia. Lui lo chiamava, accertandosi che andasse tutto bene. Quel giorno era il compleanno di Mara, una sua cara amica; dovevano andare a festeggiare tutt’insieme la sera. ‘‘Che ci faceva in quell’intrigo?… Le scocciava molto se la sua vita fosse finita lì ”Dio, se ci sei aiutami”. Doveva pensare a come uscire da quella situazione.
Forse una possibilità di uscire indenne da quell’orribile momento c’era. Azzardò, con un filo di voce ,comunque fingendo una sicurezza che proprio in quel momento non aveva;- Non potete impedirmi di fare il mio mestiere.- Ancora una volta si diede dello stupido per aver aperto bocca ,senza pensare alle conseguenze. -Non ti preoccupare, se obbedirai non ti succederà nulla-.L’uomo spintonò Mauro per le le scale.
Come lui aveva pensato, si trovò in una cantina, illuminata da una luce fioca. C’erano cianfrusaglie ovunque. L’uomo, che non lo mollava per un secondo ,afferrandolo sempre per il braccio, le indicò una sedia, e le ordinò di sedere. Quando Mauro prese coscienza del luogo, vide che in fondo alla stanza, vicino ad una finestra, c’era una sagoma che nella penombra non distingueva bene. Era un uomo, comunque,questo si vedeva, con un cappuccio in testa. Ci risiamo penso’ …che succede ora? Non ebbe il tempo di dir nulla, perchè quello che vide, davanti ai suoi occhi, ebbe dell’incredibile. Per poco non svenne….L’uomo si era tolto il cappuccio, avanzando verso di lui ,dicendo:- mi dispiace Mauro ho dovuto farlo, mi serve del denaro, molto danaro. Il gioco, sai… Non ti preoccupare, non ti succederà nulla Me l’ hanno garantito .- Mauro aprì la bocca, ma non usciva alcun suono. L’aprì e la chiuse ancora per qualche attimo finchè la voce uscì: emise un urlo – Marco!!!!!- S’udì un gran trambusto lungo le scale, e quando il giornalista si rese conto di ciò che avveniva, ringraziò mentalmente la fortuna , perchè ancora una volta non riusciva ad emettere suoni . Poliziotti , con le armi in pugno, misero le manette ai due uomini.
– E’ finita! .

Per fortuna che la donna delle pulizie del suo ufficio, si è decisa a venire da noi per parlare, disse un agente di Polizia. Gina, la donna delle pulizie, aveva udito una telefonata di Marco che prendeva degli accordi. Udì che diceva:- Avete promesso che a Mauro non gli farete nulla di male- Poi, vedendo che Mauro era sparito ,si è fatta coraggio ed è venuta da noi –
-La donna delle pulizie, già, – disse Mauro con una voce che sembrava uscita dall’oltretomba. Ebbe la sensazione che il mondo le crollasse addosso.
-Sicuramente, appena la vedo la ringrazio ….-
Posso andare a casa e fare un bagno caldo ora?

(fine)

 

4 pensieri su “Una strana serata (finale)”

  1. Fenomenale, l’ho letto tutto d’un fiato!
    Non ci si può fidare di nessuno..
    Adesso mi chiedo cosa stia pensando Mauro nella sua vasca da bagno..
    Lo continuerei questo pezzo.
    Sei un grande.

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