Specchio riflettente

Mancano pochi giorni al 4 marzo e tutti noi italiani siamo chiamati alle urne per votare coloro che riteniamo potrebbero essere i nuovi politici per il governo che verrà. Tutti dovremmo andare con la giusta convinzione e la preponderante determinazione di fare del bene per migliorare il sistema politico italiano o quanto meno rivoluzionare una volta per tutte questo Paese che non naviga in buone acque. Nel XX secolo  grazie alla psicologia del profondo abbiamo compreso (non tutti ancora ci arrivano, e non tutti ci devono arrivare per forza, e va bene anche così) che la politica intesa in senso molto stretto, per intenderci quella politica che vediamo così maleodorante quotidianamente nei giornali, in tv, dalle bocche dei passanti, a lavoro, ovunque…ecco, questa politica è già essa stessa lo specchio della coscienza e incoscienza media della collettività. Psicologicamente la politica è già l’effetto di una predisposizione psicologica ne è la conseguenza ed anche il sintomo. La politica condiziona la vita sociale di ogni individuo ed è fatta di dogmi, come la religione e quindi ci illude, ci compra, ci vende e ci getta via. Per cambiare il sistema politico bisogna cambiare il nostro modo di pensare e quindi di agire. «L’unica rivoluzione possibile è quella interiore.» (J.Krishnamurti). Le rivoluzioni per un cambiamento devono partire prima dal nostro modo di raffrontarci con la vita quotidiana, partendo da un cammino psicologico e spirituale fino ad arrivare all’atto concreto, al vero cambiamento. Per ogni cambiamento avvenuto nel mondo la storia e la psicologia ci hanno sempre insegnato che vi fu necessario dapprima un terreno fertile, in termini psicologici sono necessarie delle premesse psicologiche, sia consce che inconsce, archetipiche.Se ognuno di noi non è in grado di elevarsi o comunque tentare di risvegliarsi dal torpore del qualunquismo, non potremmo mai porre le basi per progettare un cambiamento; la coscienza di ogni singolo individuo al servizio del Paese è questo lo slogan “psico-politico” che andrebbe affisso sui  muri delle nostre città alla vigilia delle elezioni.

Black-out

Cosa succederebbe se internet dovesse smettere di funzionare anche per un solo giorno? L’ipotesi non è proprio cosi realistica ma possiamo immaginare alcune delle ipotesi che farebbero pensare ad un “black-out” della rete. In primis un attacco hacker,oppure un danneggiamento ai cavi di trasmissione sottomarini, oppure un danneggiamento puramente accidentale. Tutto questo comporterebbe innanzitutto eventi a catena quasi senza precedenti: in primis noi stessi che utilizziamo la rete per scopi ludici, per passatempo, per lavoro, per comunicare. Sarebbe anche deleterio per la nostra psiche perchè assuefatti dalla continua esasperazione dell’essere per forza e a tutti i costi connessi alla rete, un’eventuale “tsunamj” tecnologico provocherebbe forti impatti sulla nosra vita…virtuale. In secundis lo scenario economico mondiale potrebbe subire un crollo dal quale si uscirebbe un pò malconci. Dal punto di vista politico invece potrebbe esserci il risvolto della medaglia perchè la rete potrebbe anche smettere di funzionare per causa dei governi che potrebbero spegnere l’intera connessione nel loro Paese. E’ già accaduto in Egitto nel 2011 durante le contestazioni della primavera araba, e piu’ recentemente in Turchia ed Iran. Una sciagura dallo spazio…E perchè no? La causa una tempesta solare che potrebbe daneggiare le reti elettriche, provocando danni per milioni di euro causando anche la morte di piu’ di 200 milioni di persone. Il mondo ripiomberebbe nel ‘900 ma non credo che sia questo il problema maggiore perchè il vero problema siamo noi umani: gli eterni connessi. Dicevamo poc’anzi che un black-out della rete ci porterebbe alla non comunicazione, al mancato contatto, inquieta al solo pensiero. Potrebbe anche manifestarsi epidemie di depressione soprattutto tra i piu’ giovani in quanto tendenzialmente piu’ esposti a tale rischio. Devastante l’impatto sul cambiamento tecnologico con la crescita di un’involuzione e di una nevrosi per la mancanza della connessione. L’impatto sui social che per i governi sono il pericolo pubblico numero uno al mondo in tema di attacchi hacker e di cyber-terrorismo, potrebbe essere, secondo un recente studio, un ottimo viatico verso il ritorno ad una comunicazione più umana o quantomeno piu’ aperta, più elastica. In tutto il globo terrestre si trascorrono in media due ore al giorno a navigare, postare e commentare su Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme social, immaginiamo quale potrebbe essere lo shock che potremmo subire in considerazione del fatto che il 5% degli utenti online è assolutamente incapace di controllare il tempo trascorso sui social. Le scansioni cerebrali di queste persone rivelano danni nelle stesse aree colpite nel cervello di chi fa abuso di droghe: si nota una degradazione della sostanza bianca nelle regioni che controllano le emozioni, l’attenzione e i processi decisionali.
L’apocalisse virtuale.

Positivo è bello

Il potere positivo può trasformare davvero la nostra vita: se soltanto noi lo volessimo.
Il grande Einsten diceva: “Ogni minuto che passi ad arrabbiarti, perdi sessanta secondi di felicità“; come si poteva dare torto ad Einstein? I pensieri sono il nostro “pane quotidiano”, di cui ci nutriamo e attraverso i quali creiamo la “realtà”. Ma voglio fare una premessa: il pensiero è il frutto di ciò che siamo (o meglio di ciò che crediamo di essere), quindi per “cambiare i pensieri” dobbiamo trasformare il nostro modo di vivere. Il positivo convive con il negativo, come lo Yng sta nello Yang, quindi crea il cosiddetto dualismo  Nel pensiero positivo è necessario quindi porre attenzione sulla possibilità di andare di là del “positivo” stesso e “negativo”, uscire dalla dualità ed entrare in uno stato esistenziale dove non c’è uno ne l’altro ma solamente un’unico pensiero, nel non dualismo. Mi rendo conto che non è così facile arrivare ad uno stato di coscienza non duale, dove semplicemente essere se stessi è il traguardo finale, ma la nostra mente influisce sulla nostra vita, quindi inevitabilmente siamo chiamati ad essere piu’ consapevoli di noi stessi cercando di gestire le emozioni. Se vogliamo seguire un percorso evolutivo siamo a metà dell’opera perchè ci siamo resi consapevoli di aver assunto la responsabilità della nostra vita. Immaginiamo che la realtà nella quale viviamo sia uno specchio: quello che hai dentro lo proietti e ritorna indietro. Le nostre credenze e le nostre convinzioni profonde, che sono radicate nell’inconscio, condizionano la nostra vita ma possiamo trasformarle attraverso vari percorsi che ci porteranno a comprendere che è la materia che è la coscienza che genera il pensiero e quindi la materia. I pensieri e le parole creano la realtà, quindi attenzione a come pensiamo e a come parliamo poichè tutto si concretizza davanti a noi.

Difendersi

Ho tirato fuori i miei artigli quando dovevo farlo per amore. Ho tirato fuori i sorrisi quando mi erano rimaste solo le lacrime. Adesso ho capito che non è servito a nulla. Tiro fuori le ali per andarmene.