Un mucchio di polvere (1a parte)

Franco Gasparetti era un pensionato che abitava al quarto piano della palazzina “Mare azzurro”, laddove io ero il portinaio.
Franco era una persona timida e riservata, viveva da solo, non aveva mai voluto sposarsi. Faceva una vita tranquilla a base di televisione, partite alla radio la domenica pomeriggio e qualche visita giu’ da me la mattina presto a commentare le notizie del giornale.
Se potessi ritornare indietro nel tempo, prenderei altre strade“. Esordiva sempre cosi davanti alla mia guardiola. Una mattina durante i soliti mestieri di routine notai che la cassetta delle lettere del signor Franco era stracolma di posta. Lasciai trascorrere altri due giorni e poi decisi di salire e consegnarla direttamente a lui.
L’ascensore si fermò al quarto piano. Uscii sul pianerottolo e il silenzio era mescolato da una musica attenuata, proveniente dal piano superiore. Suonai il campanello molte volte ma il signor Franco non era in casa. Desistetti, pensando che prima o poi l’avrei rivisto giu’ in guardiola e feci per ritornare all’ascensore quando qualcosa scattò alle mie spalle. La porta di casa del signor Franco si aprì. Sulle prime ebbi un forte senso di paura poi presi coraggio ed entrai in casa.
“E’ permesso? Si può entrare? Alzai la voce quasi per nascondere il senso di angoscia che mi stava prendendo in quel momento.
Signor Franco è in casa? C’è posta per lei!”. Silenzio.
L’appartamento era avvolto dalla semi oscurità, e per un attimo le cose mi apparvero distorte, come se guardassi attraverso il fondo di un bicchiere, poi tutto tornò normale. Azzardai a premere un interruttore alla mia destra, e due plafoniere a parete misero in fuga le ombre dall’ingresso e dal piccolo corridoio.
L’aria era intrisa di odori, tanti odori strani come di olio bruciato e di gomma. Lasciai la corrispondenza sul mobile all’ingresso e notai che la porta della cucina era spalancata. Entrai piano senza fare alcun rumore ma trovai solamente disordine: pentole, piatti, posate e bicchieri tutti sparsi sul tavolo. Un’ombra mi passò alle spalle attraversando l’ingresso della cucina. Il cuore si fermò.
Mi spostai in soggiorno e tutti i miei dubbi si dipanarono.
Le pareti erano tappezzate da varie stampe raffiguranti demoni e simboli esoterici. Lungo tutta la parete del soggiorno scritte indecifrabili, all’apparenza sembravano parole scritte al contrario. Tentai di decifrarle ma non ci riuscii perchè il mio sguardo ricadde al centro del soggiorno.
Nel centro della sala, sul pavimento, era stato disegnato un cerchio con all’interno altri simboli strani. Mi sentii raggelare, quando compresi che quelle iscrizioni erano state fatte col sangue.
Alla mia sinistra c’era una scrivania piena di libri i cui titolo riportavano al satanismo, all’esoterismo e alla massoneria. Tutti manoscritti antichi.
Una strana voglia come un profondo senso di curiosità mi stava attirando e senza indugiare sfogliai qualche pagina ma quell’ombra di prima ripassò nuovamente alle mie spalle. Un rumore fortissimo. La porta d’ingresso si chiuse.
La camera da letto, il bagno e il ripostiglio erano completamente sottosopra. Sullo specchio del bagno una scritta “L’inferno è qui”. Forse mi ero cacciato in un grosso guaio. Trovai la forza per uscire e dirigermi verso l’uscita ma delle luci soffuse iniziarono a volteggiare attorno a me sempre piu’ velocemente. Stavo perdendo le forze ma notai sulla scrivania in soggiorno un pc acceso e alcuni fogli sparsi accanto alla stampante. Madido di sudore e con la testa che mi scoppiava lessi quei fogli.
Tutto può accadere se lui lo vuole. Tutto ha un significato se lui lo vuole.”
Scoppiai a piangere in preda ad un estasi mistica e spalancai la finestra avevo bisogno di aria. Fuori non c’era piu’ il mondo che conoscevo. C’erano immensi grattiacieli e strane forme di automobili senza ruote che sfrecciavano a mezz’aria. Le persone non vestivano di abitii normali ma indossavano strane tute spaziali. Il cielo aveva assunto una colorazione verdognola e si potevano scorgere i pianeti e le galassie. Ricaddi sul pavimento e vomitai. Stavo cambiando. Sentii improvvisamente che la mia anima stava per uscire dal mio corpo. I capelli seguitarono a crescere come pure le unghie, mentre sentii ritrarsi le gengive finché i denti caddero sul pavimento come le perle di una collana. Tentai di strisciare fuori di lì, ma subito le giunture cedettero lasciandomi a terra come un fantoccio. Gli occhi si asciugarono nelle orbite così come il sangue nelle vene, mentre la pelle assumeva la consistenza della carta bruciata. Qualcosa o qualcuno stava divorando il mio tempo a velocità esponenziale finché non rimase altro che polvere. Volteggiavo senza corpo in quel soggiorno e apparve il signor Franco.
Perdonami amico mio, non volevo che accadesse tutto questo“. Le parole potevo ascoltarle anche se non avevo piu’ orecchie e vedevo anche se ero stato privato degli occhi.
Per molti anni ho studiato su questi libri e quando finalmente ebbi la fortuna di trovare la formula per modificare il tempo nel futuro, un demone entrando da una porta spazio-temporale si impossessò di tale formula e di questa casa e da quel momento tutto è nelle sue mani.”
Compresi che tutto ebbe inizio quando entrai nell’appartamento del signor Franco. Quella visione un pò distorta che percepii entrando.
Posai lo sguardo sui libri e su quei quadri. Fuori soffiava un vento siderale. Il tempo e lo spazio non avevano piu’ senso per me. Ero diventato parte del grande demone.
La porta dell’appartamento del signor Franco si riaprì e qualcuno stava per entrare….

16 pensieri su “Un mucchio di polvere (1a parte)”

  1. Ho iniziato a leggere il racconto sta notte verso le 4, mi sono fermata quando entri nell’appartamento di Franco immaginando scene di sangue perchè sapevo che mi avrebbe condizionato al punto di non farmi dormire. quello che non immaginavo è la continuazione! piuttosto crudo da leggere ma molto bello, aspetto il seguito (di giorno)

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