Antichi astronauti

Chi erano questi “antichi astronauti”? Una domanda lecita nel giorno del cinquantesimo anniversario dello sbarco dell uomo sulla Luna (20 luglio 1969). Precisando che gli antichi astronauti non si chiamavano Neil Armstrong e Buzz Aldrin  che erano a bordo dell’ Apollo 11 pronti per l’allunaggio; gli antichi astronauti furono coloro che originarono la teoria delle civiltà aliene in un passato che non ha contorni definiti. 
Molti secoli fa e forse ancora prima della nascita del nostro pianeta e del sistema solare, esisteva una razza aliena che progettò e generò la razza umana curandone la procreazione e accellerandone la propria evoluzione. Tali esperimenti però non ebbero pieno successo e questa razza che fu chiamata “ominide”, venne abbandonata sul pianeta Terra in un sistema solare lontanissimo a quello della razza progenitrice mancante però della perfezione che avrebbe dovuto essere la prerogativa principale di questo esperimento. Tutto questo è solamente il mio punto di vista ma l’opinione degli antichi astronauti chiamata “teoria degli antichi astronauti” o paleoastronautica è di tutt’altra opinione. La teoria del paleocontatto si fonda principalmente su un insieme di teorie basate sull’ipotesi di un contatto tra una civiltà extraterrestre e antiche civiltà umane, quindi già esistenti sulla Terra: Sumeri, Egizi, civiltà precolombiane, civiltà dell’ India antica. Nella paleoastronautica esistono diverse teorie oltre a quella sopracitata, teorie che si basano sul contatto tra una civiltà aliena e la specie umana tra le quali si parla ampiamente che la specie umana avrebbe avuto contatti con extraterrestri sin dalle ere più antiche. Questi alieni sarebbero le divinità delle civiltà antiche (egizi, maya, aztechi, popoli della Mesopotamia, romani) e che tali divinità erano raffigurate nelle loro opere d’arte. Il ritrovamento di oggetti fuori dal tempo, che sono stati classificati come oggetti costituiti da una struttura molecolare e fisica non terrestre, chiamati OOPart sono anche’essi una prova concreta che sulla Terra la presenza di civiltà aliene è stata ed è ancora oggi attiva. Gli antichi astronauti si sarebbero manifestati anche in epoche successive: dipinti medievali e rinascimentali, specie a carattere religioso, mostrerebbero in cielo delle navicelle spaziali, a volte addirittura con angeli alla guida (ma questo argomento lo tratteremo nel prossimo post). Anche nell’architettura e nell’arte antica esistono prove che queste civiltà aliene erano state messe in contatto con civiltà già esistenti sulla Terra. La clipeologia (disciplina che studia il contatto tra le civiltà aliene e la terra) ha rilevato un’enorme quantità di siti archeologici che rispondono alle teorie degli antichi astronauti; quali: Stohnenge, Giza, la Valcamonica, le Linee di Nazca, Yonaguni. Prove su prove dell’esistenza di un passaggio o di più passaggi, addirittura di vere e proprie colonizzazioni terrestri di questi “astronauti” la cui provenienza non è mai stata accertata. Una breve considerazione finale sulla teoria degli antichi astronauti. L’esistenza di civiltà aliene diverse dalla nostra è pressochè scontata ma la comunità scientifica ovviamente non ha mai approvato tale supposizione perchè non ritenuta valida anche se nel DNA umano ci sono tutte le risposte che vanno ad avallare l’ipotesi degli antichi astronauti e della loro macchina di produzione umana.

La sosta

Luca Grimaldi viaggiava moltissimo. Da oltre dodici anni faceva il piazzista per una ditta di pentole e accessori per la casa. Quel venerdi notte, Luca aveva fatto molto tardi; un cliente l’aveva trattenuto troppo a lungo… Le solite manfrine sul prezzo e sulla consegna. Cose di normale routine. Luca vedeva chilometri d’autostrade tutti i giorni, conosceva quel tratto perfettamente e, nonostante la fitta nebbia guidava con sconsiderata sicurezza al punto che, nel procedere a velocità sostenuta, quasi non vide un mezzo che andava molto lento, incerto a causa della foschia. I riflessi pronti lo guidarono alla salvezza e riuscì a schivare il mezzo, lo superò e rientro nella corsia di marcia lenta. Correva troppo e la nebbia era sempre piu’ fitta. Correva perché non vedeva l’ora di arrivare alla più vicina area di servizio per fare pipì poiché lui non avrebbe mai fatto pipì sul ciglio di un’autostrada neppure con la bruma che lo proteggeva da sguardi inopportuni. Arrivato a destinazione notò che praticamente non c’era nessuno.
<< Meglio cosi non perdo tempo a fare la fila>>. Pensò.
Entrando nel nuovo e lucido autogrill si avvicinò al banco dietro al quale c’era una ragazza davvero brutta. Filiforme tanto da sembrare anoressica. I capelli unti mal legati in una coda di cavallo bassa. Lo sguardo insoddisfatto e stanco di chi sognava di fare ben altro che la barista di una catena d’autogrill. Ordinò un cappuccino che la ragazza servì quasi subito con noncuranza e trascuratezza. Luca bevve il cappuccino ma ad un tratto venne a mancare la luce. Sul retro del bar una voce di ragazza che imprecava aiuto. Luca preso dal panico cercò subito la fuga verso la porta ma nel tragitto andò a sbattere contro lo scaffale dei giornali. Arrivò alle porte ma queste non si aprirono. Poteva avvertire il rumore elettrico della fotocellula ma non ci fu nulla da fare. Fuori la nebbia si faceva sempre piu’ fitta e avvolgeva il parcheggio dell’autogrill con un manto bianchissimo. Pensò di tornare indietro verso il bancone del bar, tornò a sbattere contro uno scaffale, e giunto al banco del bar vide che la ragazza che poco prima aveva servito il cappuccino era appoggiata alla macchina del caffè. Una fioca luce al neon quella di emergenza conferiva al volto della barista un senso di strana bellezza. Non sembrava piu’ la stessa di prima. Luca la chiamò ripetutamente ma capì subito che era morta. Entrò dietro al banco del bar e cercò di capire cosa fosse successo alla ragazza: una lama l’aveva trapassata dalla zona lombare. Luca cercò di soffocare un grido di terrore. Il cuore pompava sangue all’infinito, sembrava stesse per scoppiare. Si inginocchiò cercando di ripararsi sotto il bancone del bar. C’era qualcuno nell’oscurità. Sentì un rumore proveniente dalla zona del mini-ristorante; erano passi. Luca lentamente a carponi e quasi senza piu’ aria nei polmoni, strisciò carponi lungo tutta la pedana di legno del bar. Arrivato all’estremità si alzò sulle ginocchia restando accucciato con la schiena al di sotto del riparo che questo gli forniva. Cercò riparo dietro a degli scaffali ma dietro di lui oltre al rumore degli oggetti che cadevano sul pavimento vi era anche il rumore di due lame, Rischiò di cadere per altre due volte, l’autogrill era invaso dall’oscurità, solo le luci del piazzale riflettevano ombre nella nebbia simili a fantasmi che assistevano passivamente alla scena. Quasi non si accorse del riflesso accanto al suo, sul vetro che vibrava sotto i suoi colpi, ma udì perfettamente il sibilare della lama che prima tagliò l’aria alla sua destra e poi si conficcò nel suo collo.
Il dolore fu improvviso, un bruciore che partiva dall’esterno e si propagava nell’esofago che intanto si riempiva di liquido caldo, impedendogli di continuare ad urlare, di respirare perfino… Cadde a terra, tentò di raggiungere con le mani la lama per sfilarla ma ogni movimento era fonte di un dolore insopportabile. L’agonia di Luca era giunta insesorabile e mentre si contorceva in spasmi violenti vide solamente gli scarponi e in pantaloni del suo assassino. Chiuse gli occhi, oramai aveva raggiunto il capolinea della sua vita ma percepì una voce che disse: “Così impari a tagliarmi la strada, mentre c’è la nebbia!”

Noir et rouge

Non molto tempo fa’, sentii raccontare da una anziana donna di un piccolo villaggio dell’entroterra Inglese, una storia relativa ad un caso di omicidio volontario, che non ebbe alcun seguito giudiziario o mediatico. Insolitamente, malgrado tutte le prove fossero “schiaccianti”, per il colpevole non ci fu nessun arresto. Voglio provare a riportarvi i fatti tali e quail li ho sentiti raccontare dalla Signora Janet Dix alla mia amica Paulette in quella occasione:
Il fatto successe la notte del 3 di marzo, quella in cui c’era quel forte vento che fece cadere gli alberi sulla strada per Myflowers, non so se lei ricorda, era il giorno dopo la fiera del granturco a Chugginton… Beh, I fatti andarono in modo strano, pare… La propietaria della casa era al circolo del Bridge, come sempre di venerdi… Quale casa? Come, non glielo han detto? Era la vecchia villa Hamilton, ed Emily, rimasta sola ormai da tempo la trascurava assai nella facciata esterna. Ha ragione, meglio non divagare… dicevo… ah, si, quella notte ci fu molto vento ed i rumori erano coperti dal frusciare delle foglie e dei rami. Quella notte, dunque, tutto accadde inaspettatamente. Come sia andata, bene non lo sa nessuno… d’altronde l’accusato ha mantenuto il massimo riserbo, pare che si sia avvalso della facolta’ di non rispondere, o almeno credo… Fatto sta che rientrando verso la mezzanotte, Emily ha trovato la giovane Cloe morta… ormai da tempo… la poveretta aveva agonizzato non si sa quanto… Ovunque si notavano I segni della lotta, vasi rotti, sedie spostate, suppellettili infrante per terra, sicuramente aveva cercato di difendersi la poveretta… e pare che anche la lampada fiorata fatta a mano dal vecchio George Hamilton, sia stata rotta… oh, mi scusi, torno subito ai fatti… Rientrando, insomma, oltre a trovare il cadavere di Cloe sul pavimento, Emily noto’ dell’acqua sparsa tutta intorno e dei cocci di vetro trasparente… forse parte dell’arma utilizzata dall’assassino per uccidere. Dalla vicina taverna inoltre, parecchi testimoni hanno visto Hanry in prossimita’ della porta di servizio di casa Hamilton, e qualcuno giura di averlo visto entrare in casa, ma nessuno lo ha notato uscire… deve sicuramente aver preso la via del tetto… Si, si, le assicuro che lo sceriffo e’ stato chiamato subito, e subito si e’ recato per accertare i fatti, ma dopo poco, e’ andato via. No, nessuno ha mai interrogato Hanry per conoscere la sua versione del fatto, e nemmeno lo hanno mai arrestato… sa come vanno le cose qui da noi, tutto procede a rilento, tutto si prende alla leggera! Indubbiamente e’ lui il colpevole, diverse persone, nei giorni prima lo hanno anche notato fissare la vittima attraverso finestre chiuse… per ore ed ore, pensi: si nascondeva tra i rami dell’albero che e’ di fronte alla casa per spiarla… lo sanno tutti!
E poi, che vuole, quello e’ sempre stato un tipo “Strano”… uno che per un nonnulla ti si gira contro e ti guarda storto di continuo… in realta’ non ha veri e propri amici, qui da noi… un vagabondo fannullone! L’unica che lo difende e’ Laurelay quella vecchia matta che abita nel fienile restaurato di Michael e Angie… lei, difatti ogni tanto gli passava un po’ di cibo, ad Hanry, intendo… diceva che ne provava pena… ma un paio di volte l’ha ferita… si, si. Hanry ha ferito Laurelay in almeno tre occasioni… mi ricordo di averle chiesto il perche’ di alcuni segni… profondi graffi sanguinanti, e lei stessa mi confesso’ che erano stati fatti proprio da Hanry in un momento d’ira… Beh… i telegiornali non seguono queste vicende, se interessano piccoli villaggi di provincia… lei lo sa bene… e poi anche il processo… non e’ stato fatto mai… Guardi, Hanry, l’assassino sta passando proprio adesso nella via… dove guarda? E’ li in basso… lo vede? Come, no… quel gattaccio nero e bianco… lo vede? E’ proprio lui… l’assassino di Cloe il pesce rosso della povera Emily… ancora non si e’ ripresa dalla perdita, sa?

Toxic food

Tossicodipendenza alimentare, avete mai sentito questo termine? Da sempre ci hanno insegnato che per vivere bene bisogna anche nutrirsi bene. Se osserviamo il nostro stile di vita, vediamo che l’alimentazione oggi non è più uno strumento al servizio della sopravvivenza.
Mangiare è diventato:
– un’opportunità per incontrarsi,
– un modo per allentare le tensioni,
– l’occasione per fare festa,
– un antidepressivo,
– il momento in cui raccontare e raccontarsi,
– un tempo dedicato a se stessi,
– una pausa che permette di riordinare le idee e di riflettere,
– un mezzo per scambiare l’affetto…
Tutto fuorchè il buon sano mangiare e cosi rimane lontano anni luce le vere ragioni del mangiare. Ci scambiamo ricette, parliamo di cucina, di particolari tipi di cottura, di salse, condividiamo gusti, scriviamo pagine di food-blog , ma portare alla bocca il cibo è diventato una vera compulsione. E naturalmente più mangiamo più aumenta la necessità di mangiare.
E più il mercato alimentare ci mette a disposizione golosità e occasioni sempre nuove per riempirci lo stomaco. Quello che mangiamo, infatti, lungi dall’essere sano e nutriente, è quasi sempre un concentrato di sostanze tossiche che ne permettono la conservazione garantendone la praticità a discapito della qualità. Siamo sempre affamati, sempre atavicamente e bramosamente dipendenti dal cibo e dal “qualcosa di buono” da sgranocchiare. Assoggetati alla vistose e coloratissime scatole contenenti cibi industriali che ci fanno perdere la bussola del km. zero. Siamo tossicodipendenti da un cibo che non riempie il nostro organismo di proprietà sane, anzi diventiamo veicoli e portatori sani di una tossicità alimentare che ci porta a non sfamarci mai facendo insorgere patologie nascoste da cui hanno origine tantZ\e altre malattie che sono causa di cancro e di tumori. Grazie all’offerta esagerata e a alla sollecitazione continua, la nutrizione si è trasformata in una droga legale e a buon mercato, al servizio di interessi economici sempre più consistenti. Mangiare è diventato tutto fuorchè accogliere dentro di noi un valore di nutrizione ed un importante apporto di energie sane ed equilibrate.